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L’opportunità e non la necessità aguzza l’ingegno (del cebo)

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 12.12.2014

‘Necessità fa virtù’: questo non è solo un antico detto, ma anche un parametro utilizzato spesso dai ricercatori per studiare il comportamento animale. Tuttavia, un nuovo studio sembra suggerire che ad innescare innovazione e cultura sono, più del bisogno, le possibilità di incontrare le giuste opportunità.

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Lo studio sulle scimmie pubblicato su Biology letters a firma, tra gli altri, di Elisabetta Visalberghi dell’Istc-Cnr mostra che scimpanzè, oranghi e cebi sono tra le scimmie che hanno maggiormente sviluppato la capacità di utilizzare strumenti per ottenere risorse alimentari inaccessibili a molti altri animali.

I cebi, per esempio, usano un sasso come martello per rompere noci dal guscio molto duro. Ma cosa porta questi animali a ‘scoprire’ soluzioni così intelligenti? Non è la necessità di sopravvivere quando il cibo scarseggia ma piuttosto le opportunità offerte dall’ambiente. A queste conclusioni sono giunti tre primatologi – Elisabetta Visalberghi dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) di Roma, Kathelijne Koops dell’Università di Cambridge e Carel van Schaik dell’Università di Zurigo, esperti rispettivamente di cebi, scimpanzè e oranghi. Il nuovo studio è pubblicato su Biology Letters.

“Già qualche anno fa, dopo aver scoperto che una popolazione di cebi dai cornetti di Fazenda Boa Vista, nel Nord Est del Brasile, usa sassi e incudini per rompere noci di palma, ci siamo chiesti se l’uso dipendesse dalla scarsità di cibo in quell’ambiente, dove si succedono mesi piovosi a mesi in cui non piove mai, oppure a particolari opportunità lì presenti”, dice Elisabetta Visalberghi dell’Istc-Cnr. “In quell’habitat, infatti, le scimmie trascorrono quasi un terzo del loro tempo a terra per mangiare, giocare e riposarsi; invece, dove i cebi sono prettamente arboricoli e vanno al suolo molto raramente, non usano strumenti.

A terra i cebi hanno l’opportunità di combinare fra loro sassi, superfici che possono servire da incudini e noci, e di usare i primi per ottenere un cibo prelibato. “Abbiamo dimostrato che la frequenza d’uso degli strumenti è correlata alla disponibilità di noci nei vari mesi dell’anno e non alla scarsità di cibo”, precisa la ricercatrice.

Dopo le indagini avviate da Visalberghi e Noemi Spagnoletti, associata Istc-Cnr, nell’ambito del progetto internazionale EthoCebus, anche Koops e van Schaik hanno ottenuti risultati simili per le altre due specie. Ma in quale modo l’ambiente circostante può influenzare l’uso di strumenti nella scimmia? “È verosimile che in una foresta in cui noci e pietre sono presenti, i cebi e gli scimpanzè siano più inclini a utilizzare le pietre per aprire i frutti, rispetto a quanto accade in foreste dove queste risorse non sono presenti o non vengono incontrate”, spiega Visalberghi.

Questo studio sembra anche minare il criterio finora usato per stabilire le differenze culturali fra popolazioni della stessa specie. “Sinora gli scienziati hanno usato il metodo per esclusione. Per parlare di differenze culturali fra popolazioni occorreva prima escludere che queste fossero attribuibili a differenze genetiche o ambientali, criterio molto rigido che rischia di sottostimare i repertori culturali, specialmente quando per l’innovazione culturale sono necessarie particolari risorse ambientali”, prosegue la ricercatrice.

Elisabetta Visalberghi, in collaborazione con Alessandro Albani, ha realizzato un documentario che raccoglie molte delle ricerche sui cebi dai cornetti condotte nel corso di oltre 10 anni nelle foreste brasiliane: ‘The bearded capuchin monkeys of Fazenda Boa Vista’ (I cebi di Fazenda Boa Vista). Il documentario, disponibile su Dvd, viene presentato da Piero Angela lunedì 15 dicembre alle ore 16,00 presso l’aula Convegni del Cnr, P.le Aldo Moro 7, Roma. “A differenza di altre produzioni sul tema, esteticamente ineccepibili ma poco approfondite e rigorose a livello scientifico, il nostro video si basa su quanto noi ricercatori abbiamo scoperto e dimostrato”, conclude Visalberghi.

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