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Nel Medio Evo la vita in città non era peggiore di quella in campagna

Scritto da Leonardo Debbia il 17.11.2016

Gli abitanti delle città medievali, dal punto di vista sanitario, non stavano probabilmente peggio di chi viveva nelle campagne.

Entrambi i gruppi, riguardo la salute, correvano rischi molto diversi, secondo uno studio di una ricercatrice olandese sui resti ossei di popolazioni dell’epoca.

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In genere, si crede che nel Medio Evo le città, con la loro igiene alquanto approssimativa e una più alta densità abitativa rispetto ai borghi rurali, abbiano avuto ripercussioni negative sulla salute dei loro abitanti.

Al tempo stesso, attribuiamo una sorta di purezza idilliaca al rustico stile di vita delle comunità che vivevano nelle campagne.

Una recente ricerca dell’archeologa Rachel Schats, dell’Università di Leida, Paesi Bassi, mette in discussione questi modelli, dimostrando che si tratta solo di stereotipi.

“Il mio studio mostra che, almeno per quanto concerne le malattie, le aree rurali e le città non differivano poi molto tra di loro”, commenta la studiosa.

Per la sua ricerca, la Schats ha esaminato le ossa degli antichi abitanti della città di Alkmar, nel nord dell’Olanda, limitatamente al periodo 1448-1572 e le ossa degli abitanti delle zone rurali olandesi di Blokhuizen, nella Frisia occidentale (1000-1200) e del villaggio, ora sommerso, di Klaaskinderkerke (1286-1570).

Le analisi dei resti ossei hanno rivelato quali patologie o difetti fisici avevano afflitto le rispettive popolazioni, come era stata la loro condizione fisica e quale tipo di alimentazione era stato seguito.

Dallo studio è emerso che i rischi delle città erano stati diversi da quelli della campagna, ma le conseguenze finali non si discostavano di molto.

Schats ha scoperto che almeno due dei 189 scheletri di Alkmar avevano costole e vertebre danneggiate, probabilmente a causa della tubercolosi; mentre, al contrario, nessuno dei 173 abitanti delle zone rurali risultava aver sofferto di questa particolare patologia.

“Se solo il 10 per cento delle persone afflitte da TBC possono riportare un danno alle ossa, si può ragionevolmente supporre che ad Alkmar fosse presente un numero molto più grande di persone colpite dalla tubercolosi”, spiega la Schats. “In questo caso, la differenza con la campagna era quindi molto più grande di quanto si pensasse”.

Ma se prendiamo invece in esame il numero dei marcatori degli stress ossei, allora si nota che non c’è molta differenza tra abitanti di città e abitanti di campagna.

L’esame dei denti porta invece a risultati diversi.

Le dentature degli abitanti della città di Alkmar erano state più colpite dalla carie rispetto agli abitanti dei villaggi di Blokhuizen e di Klaaskinderkerke.

L’archeologa ritiene che questo sia dipeso dalla maggior disponibilità di cibo nei mercati della città.

“Grazie ai commerci interni e internazionali, chi viveva nelle città aveva accesso ad una maggiore quantità di prodotti contenenti carboidrati, quali frutta, zucchero e miele. La birra, poi, doveva costituire di sicuro la bevanda preferita, dato che l’acqua spesso era sporca e imbevibile. Tutti questi zuccheri avevano certamente inciso e quindi compromesso la loro salute dentaria”.

Allo stesso tempo, tuttavia, l’urbanizzazione aveva avuto senz’altro un effetto positivo sul numero dei tipici ‘disturbi della campagna’.

Schats ha trovato segni di artrosi nella parte superiore degli scheletri di donne provenienti dalle zone rurali, sicuramente causati dai pesanti lavori agricoli, come la mungitura e l’impegnativa  lavorazione del latte per ottenere burro e formaggio, operazioni onerose che non competevano alle donne delle città, i cui scheletri erano molto meno segnati da simili patologie.

Mediante la ricerca isotopica, la ricercatrice è stata anche in grado di dedurre che la popolazione di Alkmar si era nutrita di pesce di mare molto più degli abitanti dei villaggi della Frisia occidentale.

“All’epoca, la quantità di pesce disponibile era abbondante e le aringhe salate erano particolarmente diffuse. Sui mercati della città affluiva così una notevole quantità di pescato che veniva a costituire l’alimento quotidiano più accessibile per i residenti”.

La ricerca è stata limitata ad un’area, pur ampia, di una singola nazione. Un quadro più definito e maggiormente dettagliato può essere offerto solo da studi analoghi in altre parti d’Europa, anche se non ci dovremmo aspettare di scoprire altrove differenze tra la città e la campagna molto diverse da quelle riscontrate in terra olandese.

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