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Nuovo passo verso il segreto dei déjà-vu

Scritto da Hoda Arabshahi il 16.08.2012

E’ capitato a tutti di vivere esperienze in cui un luogo o una situazione appaiono estremamente familiari tanto da faci afermare di averle già vissute. Queste esperienze sono conosciute come “déjà vu” e si tratta di un fenomeno che ogni tanto diventa un tema per i romanzi, le canzoni ed i film.

Secondo Chris Martin, dottorando della Western University, quello che sembra notevole sul déjà vu è che l’impressione di familiarità è accompagnata da un senso che un ambiente o una situazione attuale dovrebbe in realtà apparire come nuova.

Come può succedere che una scena o un’esperienza provochino un senso di familiarità dentro di noi, ma nello stesso tempo, pensiamo che questa impressione sia sbagliata? Nonostante la curiosità e l’entusiasmo sul déjà vu nella cultura popolare, queste esperienze soggettive rimangono poco conosciute in termini scientifici.

La ricerca sul déjà vu è difficile a causa della natura fuggevole di tali avvenimenti oscuri ed anche a causa della mancanza di procedure sperimentali per ricavarli in un laboratorio di psicologia.

In un articolo pubblicato online sulla rivista Neuropsychologia intitolato “Il Déjà vu nell’Epilessia Unilaterale del Lobo Temporale è associato con le disabilità nella familiarità selettiva sui compiti sperimentali della memoria di riconoscimento” (Déjà Vu in Unilateral Temporal-Lobe Epilepsy is Associated with Selective Familiarity Impairments on Experimental Tasks of Recognition Memory), Martin e Stefan Köhler, professori di psicologia in una collaborazione con gli scienziati clinici del Centro di Scienza della Salute di Londra e i ricercatori dell’Università McGill sono stati in grado di chiarire questo fenomeno affascinante esaminando un raro gruppo di pazienti neurologici in cui l’esperienza di déjà vu appare come un segno primitivo delle crisi epilettiche nelle fasi avanzate.

A causa della patologia cerebrale essenzialmente permanente, la maggior parte dei pazienti con l’epilessia del lobo temporale presenta disabilità sottili nella memoria anche nei momenti in cui non sono presenti le crisi epilettiche. Köhler e il suo team hanno cercato un legame tra questa situazione e i marcatori comportamentali di déjà vu sui compiti specifici della memoria che sono stati progettati per esplorare i sentimenti di familiarità.

Questi ricercatori hanno scoperto uno schema di comportamento chiaramente distinguibile nei pazienti con déjà vu rispetto a quelli che non avevano questa esperienza.

In un esperimento che ha esaminato differenti tipi di memorie in conflitto, i pazienti con déjà vu sono stati in grado di contrastare i sentimenti inappropriati di familiarità con le loro capacità di ricordare informazioni pertinenti sui veri eventi precedenti.

Secondo Köhler e Martin, queste scoperte aprono una nuova finestra sulla comprensione dei meccanismi psicologici e sulle basi neurali sottostanti che provocano i sentimenti fuggevoli e individuali di déjà vu.

Inoltre, questi risultati  hanno anche una rilevanza clinica nel trattamento chirurgico dell’epilessia del lobo temporale, stando a quanto riferisce il sito Medical Xpress.

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  • Rosy Maria Pitruzzello

    Quando io ho un dejà-vu ho l’istinto di condividerlo verbalmente con chi mi sta accanto; non so se è una reazione comune o un istinto ad esorcizzare lo strano e ‘spooky’ effetto che mi fa…
    una curiosità ma rientrano nella categoria degli dejà-vu quelle ricorrenze di nomi e persone che ti sembrano sempre più ravvicinate, come delle coincidenze, quindi per esempioil capitare spesso di vedere più volte anche per un lungo periodo persone o cose che non si è soliti vedere???