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Animali e primi umani condivisero l’Eden di Pinnacle Point in Sudafrica

Scritto da Leonardo Debbia il 24.08.2020

Pinnacle Point è un promontorio della costa meridionale del Sudafrica che si allunga nell’Oceano Indiano. E’ sede di diversi siti archeologici che si affacciano su una sezione oggi sommersa della costa e, a questo proposito, è una delle località più importanti al mondo in cui sia possibile svolgere ricerche sulle origini e lo sviluppo delle prime attività dell’ Homo sapiens, a iniziare da 170mila anni fa.

antilope

Il luogo è stato, per un certo lasso di tempo, una sorta di Eden; un vero e proprio paradiso terrestre, sia per gli animali quanto per i primi esseri umani.

Jamie Hodgkins, docente di Antropologia all’Università del Colorado, Denver e il suo team hanno esaminato i denti di antichi animali erbivori, che avendo vissuto in questa parte di mondo durante il lungo periodo glaciale MIS 6 (195mila-123mila anni fa), rimasero sommersi nell’ecosistema – ecologicamente molto ricco – allorchè questa regione venne invasa dal mare a seguito del disgelo seguito alla fine dell’ultima éra glaciale.

Questo studio può spiegare perchè lo sviluppo degli esseri umani sia stato tanto rigoglioso proprio in quel luogo, oggi sotto il livello del mare, piuttosto che altrove.

La piattaforma continentale sommersa, chiamata Palaeo-Agulhas, che si estende oltre la punta estrema dell’Africa, è il sito che ha rivelato ricche documentazioni sul comportamento e la cultura dei primi Sapiens, i cui caratteri sono da intendersi indiscutibilmente moderni.

Per ricostruire gli ecosistemi che 11.700 anni fa, alla fine del Pleistocene, occupavano quel lembo di terra, il prof. Curtis Marean, dell’Arizona State University, ha lavorato con il suo team per decenni.

A Pinnacle Point sono stati studiati i modelli migratori delle antilopi e nelle grotte che si affacciano sull’Oceano è stato rinvenuto materiale archeologico di esseri umani risalenti a ben 170mila anni fa.

“Durante i cicli glaciali la piattaforma costiera rimaneva esposta, all’asciutto, e negli anni, progressivamente, si ricopriva di vegetazione”, sostiene Hodgkins. “Questo permise sicuramente ad uomini e animali di condividere quegli spazi, anche con spostamenti verso est o verso ovest”.

Il team ha analizzato il contenuto degli isotopi di carbonio e ossigeno nello smalto dei denti di molti grandi erbivori, tra cui il Redunca (o Reedbuck), un’antilope non migratoria.

Dall’esame dello smalto si può infatti risalire ad un modello migratorio che riproduca gli spostamenti animali al variare della vegetazione, mediante la quantificazione dei livelli di carbonio delle piante di cui un animale si nutre man mano che i suoi denti crescono.

Nello smalto dentario sono infatti presenti isotopi del carbonio differenti a seconda della zona e della pianta di cui un animale si è cibato e, laddove fossero state trovate queste differenze – hanno pensato i ricercatori – si sarebbe potuto dedurre i suoi spostamenti nell’area in cui era vissuto.

Ciò premesso, le antilopi di Pinnacle Point, all’esame dello smalto dentario, avrebbero dovuto mostrare differenze di concentrazioni, evidenziando pertanto una migrazione stagionale da un lato all’altro della costa, al seguito delle piogge e della crescita concomitante della vegetazione.

L’esame avrebbe così potuto provare l’accuratezza dell’ipotesi in premessa.

Ebbene, le antilopi esaminate non hanno mostrato alcuna variazione nello smalto dei denti e lo stesso è accaduto con specie simili – tipicamente migratorie – quali lo gnu, l’alcefalo e lo springbok (una varietà di gazzella). Per cui gli studiosi hanno dedotto che non si erano verificati spostamenti di animali da una parte all’altra del promontorio, durante i cambiamenti climatici stagionali e della relativa vegetazione, semplicemente perchè gli animali evidentemente dovevano sentirsi a loro agio dove si trovavano e non avevano necessità di mutare habitat.

“A Pinnacle Point non c’era competizione”, dice Hodgkins. “I sistemi fluviali dell’area hanno fornito la costa espansa e gli animali non erano costretti a migrare”.

Qualcosa di analogo si è verificato per gli esseri umani. Quando, durante gli interglaciali, la linea di costa si è avvicinata alle grotte, gli umani avevano a disposizione molluschi e altre risorse marine, mentre, durante i periodi glaciali, quando la costa si allontanava, i cacciatori avevano accesso ad un ambiente terrestre ricco di fauna e non necessitavano di muoversi in cerca di animali da cacciare”.

Le scoperte del team di Hodgkins su questo Eden preistorico hanno fatto eco ad un’altra recente scoperta. 74mila anni fa il Monte Toba, nell’isola di Sumatra, provocò una delle più grandi eruzioni della Terra, dando origine ad un inverno globale.

Gli studiosi del fenomeno hanno scoperto che gli esseri umani di Pinnacle Point non solo sopravvissero a quell’evento, ma anzi non ne risentirono e prosperarono.

Secondo Hodgkins, questo è un primo tentativo di utilizzare dati isotopici per testare altre ipotesi migratorie e quindi saranno necessarie ulteriori indagini per convalidare le conclusioni raggiunte.

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