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Assistere feriti e ammalati, pratiche essenziali ai Neanderthal per sopravvivere

Scritto da Leonardo Debbia il 06.11.2018

Una ricerca dell’Università di York, Regno Unito, suggerisce che i Neanderthal facessero già uso di pratiche sanitarie, quali la cura delle ferite o dei traumi gravi e l’assistenza alle partorienti.

Le pratiche sanitarie relative a quel periodo dell’evoluzione umana sono state studiate spesso, ma considerate sempre come comportamenti culturali, per lo più espressione di rituali e simboli associati alla morte.

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Questo nuovo studio, invece, stabilisce per la prima volta, che le cure sanitarie potrebbero aver avuto un ruolo diverso, forse più strategico, finalizzato alla sopravvivenza stessa dei Neanderthal.

Precedenti ricerche della stessa Università avevano già ipotizzato che la compassione e la cura di feriti e moribondi avessero potuto essere un fattore determinante nello sviluppo di pratiche sanitarie, ma ulteriori indagini hanno ora mostrato che dietro di esse c’erano forse delle spinte comportamentali evolutive.

I ricercatori hanno studiato i resti scheletrici di più di 30 individui in cui erano evidenti tracce di lesioni, sia minori che gravi, che però non avevano causato la morte dei soggetti interessati.

I campioni mostravano infatti segni di ferite, ma anche di guarigione e di recupero, suggerendo che i Neanderthal dovevano disporre di un discreto sistema di cure, abbastanza sviluppato per garantire spesso la loro sopravvivenza.

“I Neanderthal affrontarono molteplici minacce per la loro esistenza; minacce provenienti in particolare da animali grandi e pericolosi”, afferma la dottoressa Penny Spikins, del Dipartimento di Archeologia dell’Università di York. “Ma purtroppo fino ad oggi, nella cultura popolare, i Neanderthal sono stati rappresentati troppo spesso come bruti; selvaggi poco più che animali, privi di sentimenti, tanto che, prima d’ora non ci si è mai addentrati a riflettere invece a sufficienza sulla loro vulnerabilità.

“Siamo in possesso di prove attestanti cure sanitarie prestate ben 1,6 milioni di anni fa, ma riteniamo che probabilmente pratiche analoghe, certo più primitive, siano state adottate anche più indietro nel tempo. Volevamo indagare se l’assistenza sanitaria presso i Neanderthal fosse più di una pratica culturale, se si fosse trattato di qualcosa di fondamentale per le loro strategie di sopravvivenza.”

“La cura di lesioni importanti e il buon recupero da gravi condizioni patologiche, come ad esempio una gamba rotta, fa presumere che non siano stati interventi attribuibili ad un singolo individuo ma a più individui che abbiano collaborato alle cure, aiutando non solo ad alleviare il dolore, ma anche sostenendosi reciprocamente per la loro sopravvivenza, in modo da poter far recuperare la salute agli altri membri, perchè potessero così partecipare di nuovo attivamente a sostegno del gruppo”.

E’ stato accertato che oltre l’ 80 per cento dei resti scheletrici di Neanderthal rinvenuti presenti lesioni diverse, alcune delle quali avrebbero richiesto solo rimedi semplici, come cibo e riposo, ma anche altre, che invece avrebbero avuto bisogno di interventi complessi, a causa dell’ alto rischio per la vita dell’individuo.

I Neanderthal vivevano in piccoli gruppi e ogni perdita era particolarmente significativa per la sopravvivenza dell’intera comunità.

Le ferite e le malattie a queste correlate erano le minacce più comuni, dal momento che le comunità non erano abbastanza grandi da essere troppo a rischio di agenti patogeni.

Le donne Neanderthal avevano certamente parti difficoltosi. La forma del loro bacino e le dimensioni delle teste dei bambini erano simili a quelle degli esseri umani moderni e quindi si presume che le problematiche legate al parto fossero anch’esse molto simili.

Afferma Spikins: “E’ probabile che presso i Neanderth le donne abbiano avuto assistenza durante il parto; una sorta di antiche ostetriche. Senza questi aiuti, dare alla luce i propri figli avrebbe rappresentato un grosso rischio e i tassi di mortalità avrebbero potuto essere elevati. Si ritiene quindi che ci sia stata una cura particolare per ridurre questi rischi, cercando le migliori condizioni possibili per favorire le nascite.

“Si può osservare l’assistenza sanitaria come un modello comportamentale dal grande significato evolutivo, da accostarsi alla caccia, alla condivisione del cibo e alla genitorialità. E si può ugualmente capire come offrire l’assistenza sanitaria a chi ne ha bisogno costituisca ancor oggi una parte così importante dell’esistenza”.

I ricercatori intendono ora ampliare questi studi per esaminare i primitivi metodi di assistenza sanitaria e i modi in cui le tracce di queste pratiche possano oggi essere recuperate.

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