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Il lago Rookpund, sull’Himalaya e l’enigma degli scheletri

Scritto da Leonardo Debbia il 22.09.2020

A 5000 metri di quota, sul versante indiano dell’Himalaya, nello stato di Uttarakhand, c’è un lago di origine glaciale di modeste dimensioni che da lungo tempo nasconde un mistero, a tutt’oggi ancora irrisolto.

Fu nel 1942, durante la seconda guerra mondiale che un ranger dell’esercito britannico fece una macabra scoperta: sul fondo di questo lago giacevano centinaia di scheletri umani, in un inquietante ammasso d’ossa, alcune rimaste con evidenti tracce di brandelli di carne e capelli.

himalaya

In un primo tempo, le autorità britanniche, all’epoca amministratrici dell’India, temendo si trattasse di soldati giapponesi rimasti vittime di qualche improvviso fenomeno atmosferico durante un’invasione della regione, inviarono sul posto degli investigatori.

La ricognizione, però, escluse questa ipotesi, dal momento che i resti apparivano molto più antichi.

Dato che tutti mostravano i crani (e soltanto quelli) bucherellati da ferite prodotte forse con colpi di oggetti tondeggianti, si ritenne che la causa potesse attribuirsi ad un probabile unico evento mortale, più particolarmente una grandinata improvvisa, non insolita a quelle altitudini.

Un primo sommario esame li attribuì intorno all’850 d.C.

Tuttavia, chi fossero queste persone, da dove provenissero e sull’evento che ne aveva provocato l’infausto destino aleggiava il mistero. E tale rimase per molti anni, tanto che il lago Rookepund venne chiamato anche ‘lago degli scheletri‘.

Nel 2004 una missione del National Geographic, dopo l’esame di 30 scheletri, giunse alla conclusione che questi individui fossero morti tutti insieme, contemporaneamente, durante un unico infausto evento, identificato di nuovo in una probabile violenta grandinata cui nessuno, non disponendo di un adeguato riparo, aveva potuto sottrarsi.

La spiegazione, tuttavia, appariva un po’ approssimativa, anche perchè successive analisi genetiche mostrarono che gli scheletri appartenevano a due gruppi etnici distinti: il più numeroso proveniente dall’Iran e il secondo da una popolazione indiana locale.

L’interpretazione che ne scaturì spiegava che una carovana di viaggiatori iraniani, scortata da guide locali, fosse incorsa in una tempesta.

L’enigma si accrebbe quando si svolsero indagini sulla tempistica: gli individui erano morti in almeno due eventi distinti, separati da un migliaio d’anni.

La più recente indagine è stata compiuta da un team internazionale di studiosi, guidati dal genetista David Reich, della Harvard Medical School, assieme a Niraj Rai, dell’Istituto di Paleoscienze di Lucknow, in India, che hanno esaminato il DNA di 38 individui.

Sulla base di queste ultime analisi, utilizzando anche il metodo del radiocarbonio per una datazione dei resti, i ricercatori sono così riusciti a suddividere i defunti in tre gruppi genetici diversi, provenienti da regioni molto distanti tra loro: 23 da regioni meridionali dell’Asia (India, Pakistan, Nepal, Buthan e Bangladesh) che sarebbero morti tra il VII e il X secolo, in distinte occasioni.

Un singolo individuo sarebbe stato originario del sud-est asiatico (Cina o Indonesia occidentale) e 14 dal Mediterraneo orientale (Creta o Grecia). Questi due gruppi, quelli provenienti dal Mediterraneo e dal sud-est asiatico, sarebbero giunti al lago Rookpund tra il diciassettesimo e il ventesimo secolo.

Quali motivi potevano aver fatto affluire in quel luogo gente tanto diversa?

Tra i due gruppi etnici più importanti, si sottolinea ancora la differenza temporale: mille anni!

Cosa portava popolazioni tanto differenti a quelle quote?

La presenza di scheletri di donne esclude che si potesse trattare di spedizioni militari.

Altra caratteristica particolare è la mancanza di legami parentali tra i soggetti analizzati.

Per quanto riguarda il gruppo più antico, il viaggio potrebbe aver avuto motivi religiosi.

“La pratica di pellegrinaggi verso laghi, valli o vette è frequente da secoli in questa regione, e questo potrebbe essere un motivo abbastanza plausibile”, afferma Ayushi Nayak, ricercatrice dell’Istituto Max Planck di Jena (Germania), pur se riconosce che “non esistono altri laghi sull’Himalaya che possiedano resti umani sparsi tutti attorno come il Rookpund”.

Se poi si tiene presente che non c’è alcuna traccia di agenti patogeni per cui poter presumere un’epidemia, l’enigma del ‘lago degli scheletri‘, al momento, lascia aperta tutta una serie di interrogativi.

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