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Le origini dell’uomo sono nei Balcani, anziché in Africa?

Scritto da Leonardo Debbia il 29.06.2017

Secondo un team internazionale di ricerca, guidato dalla professoressa Madelaine Bohme del Seckenberg Centre for Human Evolution and Palaeoenvironment presso l’Università di Tubinga, Germania, la linea evolutiva comune alle grandi scimmie e agli esseri umani si è diversificata parecchie centinaia di migliaia di anni prima di quanto ritenuto fino ad oggi.

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Mascella inferiore di Graecopithecus freybergi, datata 7,175 milioni di anni fa rinvenuta in Grecia nel sito di Pyrgos Vassilissis (credit: Wolfgang Gerber, Università di Tubinga)

L’ipotesi è stata formulata sulla base di due fossili di Graecopithecus freybergi rinvenuti nel Sud dell’Europa, il cui attento studio li ha riconosciuti come appartenenti a un ominide con caratteri condivisibili con la linea umana ma non con gli scimpanzé.

I risultati, pubblicati sulla rivista PLOS One, confermerebbero così che la separazione della linea  evolutiva che portò all’origine degli esseri umani sarebbe avvenuta nel Mediterraneo orientale e non in Africa, come finora universalmente accettato dalla comunità scientifica internazionale.

Un colpo di scena clamoroso, qualora trovasse un’ulteriore conferma!

Finora, gli studiosi concordavano nell’affermare che le linee comuni divergevano tra i cinque e i sette milioni di anni fa con i primi ominidi comparsi in Africa.

Tuttavia, nel 1994, il paleoantropologo francese Yves Coppens obietta che i cambiamenti climatici avvenuti nell’Africa orientale avrebbero potuto rivestire un ruolo cruciale su quest’evento, per cui l’origine africana dei primi ominidi non era poi così scontata.

Basandosi sui due fossili, il gruppo di ricerca, composto da studiosi provenienti da Germania, Bulgaria, Grecia, Canada, Francia e Australia, riprendendo la teoria di Coppens, propone ora un nuovo scenario per l’inizio della storia dell’umanità.

Il team ha analizzato i due esemplari di Graecopithecus freybergi; una mascella inferiore proveniente dalla Grecia e un premolare superiore rinvenuto in Bulgaria.

Utilizzando la tomografia assiale computerizzata, sono state visualizzate le strutture interne, in cui le radici dei premolari appaiono saldate insieme.

“Mentre le grandi scimmie hanno due o tre radici separate e divergenti, le radici del Graecopithecus convergono e appaiono parzialmente fuse; una caratteristica propria dell’uomo moderno, dei primi umani  e di molti ominidi, tra cui Ardipithecus e Australopithecus”, afferma Bohme.

“Siamo rimasti alquanto sorpresi, dal momento che questi ominidi erano conosciuti solo nell’Africa sub-sahariana e nell’Africa australe”, ribadisce il ricercatore Jochen Fuss.

Il Graecopithecus sarebbe parecchie centinaia di migliaia d’anni più antico del Sahelanthropus thcadensis, l’ominide più antico in assoluto dell’Africa (6-7 milioni di anni).

La sequenza sedimentaria dei siti fossili del Graecopithecus in Grecia e in Bulgaria sono stati infatti datati rispettivamente 7,24 e 7,175 milioni di anni.

“Si tratta dell’inizio del Messiniano, un periodo estremamente caldo, caratterizzato dalla completa evaporazione del Mediterraneo”, spiega Bohme.

“Questa datazione ci consente di collocare la separazione delle linee umana e scimmiesca nell’area mediterranea”, commenta il paleoantropologo David Begun, dell’Università di Toronto.

L’origine e l’evoluzione dei primi ominidi potrebbero quindi essere state determinate da drastici cambiamenti ambientali.

Il team, analizzando i sedimenti in cui sono stati rinvenuti i due fossili, ha dimostrato che il deserto del Sahara sarebbe nato più di 7 milioni di anni fa. Di fatto, anche se geograficamente distanti dal Sahara, i sedimenti rossi inglobanti questi fossili hanno una grana molto fine e potrebbero anche essere considerati ‘polvere del deserto’.

L’analisi dell’uranio, del torio e degli isotopi di piombo nelle singole particelle di polvere, peraltro arricchite da un notevole contenuto salino, hanno consentito di assegnare loro un’età compresa tra 0,6 e 3 miliardi di anni e di collocarne l’origine nell’Africa settentrionale.

“Questi dati documentano per la prima volta che 7,2 milioni di anni fa un Sahara in formazione, le cui tempeste di sabbia trasportavano polveri rosse ricche di sali verso il nord, verso la costa del Mediterraneo nella forma dell’epoca”, commentano i ricercatori di Tubinga.

Si è potuto anche constatare che contemporaneamente alla comparsa del Sahara nel Nord Africa, si andava formando in Europa un bioma a savana.

Utilizzando una combinazione di nuove metodologie, sono così stati studiati frammenti microscopici di particelle di carbone e di silicati vegetali, chiamati fitoliti.

Molti dei fitoliti identificati derivano da erbe C4 che sono comuni nelle praterie e nelle savane tropicali attuali.

La diffusione globale delle erbe C4 è iniziata 8 milioni di anni fa sul subcontinente indiano, mentre era ancora sconosciuta in Europa.

“I fitoliti sono la prova di una severa siccità e l’analisi del carbone attivo indica ricorrenti incendi della vegetazione”, asserisce Bohme.

“In sintesi, abbiamo ricostruito una savana con giraffe, gazzelle, antilopi e rinoceronti, congruente con i resti ritrovati insieme al Graecopithecus”, aggiunge Nikolai Spassov, del Bulgarian Academy of Sciences.

La formazione incipiente di un deserto in Africa settentrionale già più di sette milioni di anni fa e la diffusione delle savane nell’Europa meridionale potrebbero aver giocato un ruolo centrale nella scissione delle linee degli umani e degli scimpanzé”, dichiara Bohme, che chiama questa ipotesi ‘North Side Story’, richiamandosi alla tesi di Coppens, conosciuta anche come ‘East Side Story’.

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