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Lo schiaccianoci umano che mangiava noci tigre

Scritto da Leonardo Debbia il 11.01.2014

Uno studio dell’Università di Oxford ha concluso che i nostri antenati che vivevano in Africa orientale tra 2,4 e 1,4 milioni di anni fa sono sopravvissuti nutrendosi principalmente di noci tigre.
Le noci tigre (Cyperus esculentus), note anche come babbagigi (dall’arabo, che sta per ‘seme buono’) sono piante ciperacee, che crescono spontaneamente in Sicilia, i cui tuberi, dolci e commestibili, vengono mangiati o usati nella preparazione di bevande ancora oggi in diverse parti del mondo.
Lo studio, pubblicato su PLos ONE, suggerisce anche che questi primi ominidi potrebbero aver integrato questo alimento con frutta, vermi e cavallette.

Cranio di Paranthropus boisei o ‘Uomo-schiaccianoci’. Immagine   di Olduvai Hominid 5 (OH5), il più famoso dei fossili umani rinvenuto a Olduvai Gorge, Tanzania (credit: Donald Johanson)

Cranio di Paranthropus boisei o ‘Uomo-schiaccianoci’. Immagine di Olduvai Hominid 5 (OH5), il più famoso dei fossili umani rinvenuto a Olduvai Gorge, Tanzania (credit: Donald Johanson)

Gabriele Macho, della Scuola di Archeologia presso l’Università di Oxford, autore dello studio, ha esaminato la dieta di Paranthropus boisei, soprannominato ‘Uomo schiaccianoci’ per i suoi denti molari piatti e le potenti mascelle, comparandola con quella dei moderni babbuini del Kenia.

I suoi risultati contribuiscono a completare un puzzle che ha assillato gli archeologi per 50 anni.
Gli studiosi si chiedevano perché questo antico predecessore umano avesse mascelle così forti, che stavano ad indicare una dieta composta da cibi duri, come ad esempio le noci, mentre i denti sembravano essere stati più adatti a consumare cibi morbidi.

I danni allo smalto, poi, indicavano un probabile contatto con sostanze abrasive.
Analisi isotopiche avevano fatto presumere che la dieta fosse consistita di piante C4, piante tipiche di climi caldi e umidi, come erbe e carici, pur facendo dubitare che questi alimenti ricchi di fibre fossero sufficienti per i cervelli piuttosto grandi di ominidi di modeste dimensioni.

Lo studio di Macho rileva che i babbuini attuali mangiano notevoli quantità di noci tigre e in questo cibo sarebbero contenute quantità sufficienti di sali minerali, vitamine e acidi grassi, quindi particolarmente importanti per il cervello degli ominidi.

La conclusione della ricerca si basa quindi sulla dieta dei babbuini del Parco Nazionale di Amboseli in Kenia, ambiente molto simile a quello dove viveva il Paranthropus boisei, notando che le sue esigenze nutrizionali sarebbero state ampiamente soddisfatte.

Le noci tigre sono ricche di amidi e altamente abrasive, caratteristica questa che spiegherebbe anche l’intensa usura osservata nei denti del Paranthropus.
La scarsa digeribilità di queste noci, poi, avrebbe richiesto una prolungata masticazione e questo potrebbe accordarsi con la robustezza delle mascelle dell’Uomo ‘Schiaccianoci’.

Lo studio ha anche calcolato che da un alimento del genere l’ominide avrebbe potuto beneficiare di un apporto calorico di circa 2000 calorie al giorno, corrispondenti all’80 per cento dell’apporto calorico giornaliero necessario.

“Credo che la teoria che il Paranthropus boisei abbia vissuto cibandosi di grandi quantità di noci aiuti a risolvere l’interrogativo sul cibo di cui avrebbe potuto nutrirsi questo nostro lontano antenato. Sulla base delle analisi isotopiche pare proprio che questi ominidi abbiano consumato soprattutto cibi C4, vale a dire erbe e carici, anche se questi non sono cibi di alta qualità.
Questa ricerca suggerisce che il Paranthropus boisei scegliesse la parte di erba che mangiava, selezionando solo i bulbi alla base dei fili come cardine della sua dieta, completandola quindi con le preziose noci,” ha spiegato Macho

“Le noci tigre, ancora oggi facilmente reperibili in vari paesi – particolarmente la Spagna – sono largamente consumate sia come alimento salutare che come bevanda energetica, macinate o cotte e filtrate. Sicuramente hanno costituito una buona fonte di nutrimento per un ominide di medie dimensioni e un cervello piuttosto grande. Ed è stato anche grazie a questo alimento se questi ominidi sono stati in grado di sopravvivere per circa un milione di anni, superando con successo anche periodi di intensi cambiamenti climatici, ” ha concluso il ricercatore.

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