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Quando il Mediterraneo frenò la ‘transizione del Neolitico’ in Europa

Scritto da Leonardo Debbia il 30.03.2018

Circa 7600 anni fa la diffusione degli insediamenti agricoli nell’Europa sud-orientale e il progresso della civiltà subirono un brusco arresto.

La causa fu probabilmente un improvviso innalzamento di livello della parte settentrionale del Mar Egeo.

I ricercatori del Centro sulla biodiversità e il clima di Senchenberg, dell’Università Goethe di Francoforte e dell’Università di Toronto hanno rilevato le prove di questo evento studiando minuscole alghe calcaree fossilizzate nei sedimenti dei fondali marini nel Mar Egeo.

Alghe calcaree fossili della specie Emiliania huxleyi usate per determinare la salinità del Mar Egeo settentrionale tra gli 11000 e i 5000 anni fa (crediti: Jorg Bollmann)

Alghe calcaree fossili della specie Emiliania huxleyi usate per determinare la salinità del Mar Egeo settentrionale tra gli 11000 e i 5000 anni fa (crediti: Jorg Bollmann)

Secondo lo studio, recentemente pubblicato sulla rivista Scientific Reports, l’impatto di questi eventi sullo sviluppo storico della cultura dell’epoca dovrebbe mettere in allarme sulle potenziali conseguenze economiche e sociali che potrebbero derivare da un aumento del livello del mare che dovesse verificarsi in conseguenza del riscaldamento globale in atto.

Il periodo Neolitico fu testimone di uno dei cambiamenti più significativi del percorso evolutivo della civiltà nella storia umana: la transizione da una cultura di cacciatori-raccoglitori ad uno stile di vita agricolo e sedentario.

Durante questa cosiddetta ‘rivoluzione neolitica‘ le società agricole iniziarono a diffondersi nell’Europa sud-orientale. Pur tuttavia, gli scavi archeologici rivelano che lo sviluppo degli insediamenti umani subì due battute d’arresto, in maniera piuttosto brusca, sebbene per fortuna solo temporaneamente, intorno ai 7600 anni fa.

Gli studiosi di Francoforte hanno forse individuato la causa più probabile di questo evento.

“Circa 7600 anni fa il livello del mare dovette aumentare bruscamente nelle regioni mediterranee che si affacciano sull’Europa sud-orientale. L’ Egeo settentrionale, il Mar di Marmara e il Mar Nero si alzarono di oltre un metro, sommergendo aree costiere che sarebbero state altrimenti ideali per stabilirvi nuovi insediamenti”, racconta il prof. Jens Herrle, docente del Centro sulla biodiversità e il clima di Senchenberg e dell’Università Goethe.

Il nuovo studio si è basato su un nucleo di sedimenti del fondale del Mar Egeo settentrionale, che ha consentito a Herrle e al suo team di risalire al tasso di salinità di questa parte del Mediterraneo tra gli 11000 e i 5000 anni fa.

Il fondale marino è ricco di minuscoli fossili di alghe calcaree della specie Emiliania huxleyi.

Esaminate al microscopio a scansione elettronica, le variazioni di taglia di queste alghe hanno conservato il segno lasciatogli impresso dal tasso di salinità delle acque superficiali dell’Egeo nel corso della loro vita.

“Queste alghe calcaree evidenziano due improvvise diminuzioni nel contenuto di sale; la prima, intorno agli 8400 anni e la seconda, intorno ai 7600 anni fa.

Questi fenomeni possono essere spiegati solo con un aumento di volume delle acque di superficie a bassa salinità nell’Egeo.

Una spiegazione di questo rapido apporto di acque dolci potrebbe essere individuata nel rapido innalzamento del livello marino del Mar Nero, trasformatosi in un deflusso di acque superficiali verso l’Egeo e la cui origine potrebbe essere ricercata nel ‘famoso’ Lago Agassiz, in America del Nord che, formatosi 11500 anni fa, con i suoi 440mila chilometri quadrati di estensione – il 25 % in più del Mar Caspio – con il successivo ritiro dei ghiacci, attorno agli 8500 anni fa, riversò una imponente massa d’acqua nell’Oceano”, spiega Herrle.

Le nuove prove supportano il verificarsi di estese inondazioni lungo i confini del Mediterraneo nord-orientale in coincidenza con le due pause nella rivoluzione neolitica.

Il primo cambiamento del livello marino (circa 8400 anni fa), evidenziato dal cambiamento nel tasso di salinità, coincide con le date archeologiche che suggeriscono un primo notevole ostacolo all’insediamento su aree pianeggianti, da imputarsi all’innalzamento del livello del mare e ai successivi cambiamenti climatici.

Il nuovo innalzamento del livello marino dopo 800 anni fu il secondo ulteriore ostacolo alla transizione delle culture in direzione delle comunità agricole.

“I nostri risutati mostrano che i tempi e la gravità delle fluttuazioni del livello del mare del passato hanno già avuto un effetto significativo sulla storia umana durante il suo iniziale sviluppo agricolo”, conclude Herrle. “A causa dei cambiamenti climatici, prevediamo che il livello globale dei mari aumenterà fino ad un metro nei prossimi 100 anni e che quindi milioni di persone potrebbero essere costrette a spostarsi dalle zone costiere, con gravi conseguenze sociali ed economiche”.

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