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Reperto di 1,2 milioni di anni rivela la prima migrazione umana

Scritto da Leonardo Debbia il 30.12.2014

Gli scienziati sono ora in possesso del più antico strumento di pietra lavorata mai trovato prima d’oggi in Turchia, scoprendo così che esseri umani primitivi – più precisamente Homo erectus – erano passati attraverso quella regione, che poteva essere considerata la porta d’accesso naturale tra l’Asia e l’Europa, molto tempo prima di quanto finora si fosse pensato; vale a dire, circa 1,2 milioni di anni fa.

Secondo una ricerca pubblicata su Quaternary Science Review, la scoperta di una scaglia di quarzite lavorata, attribuibile ad un’antica mano umana, affiorata tra i depositi quaternari del fiume Gediz, nella Turchia occidentale, offre una nuova e più chiara visione su ‘quando’ e su ‘come’ i primi uomini abbiano potuto diffondersi al di fuori dell’Africa, passando dall’Asia in Europa.

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Strumento in pietra di 1,2 milioni di anni (crediti: University of Royal Holloway di Londra)

Un team internazionale, composto da ricercatori della Royal Holloway University di Londra e da colleghi provenienti dalla Turchia e dai Paesi Bassi, hanno utilizzato apparecchiature di alta precisione per datare i depositi alluvionali di un antico meandro del fiume Gediz, documentando in maniera accurata il primo insediamento umano in quell’area.

Danielle Schreve, paleontologa dei vertebrati e specialista dei mammiferi del Quaternario, docente del Dipartimento di Geografia presso la Royal Holloway di Londra e autrice dello studio, ha dichiarato: “Questa scoperta è fondamentale per stabilire i tempi e i luoghi di passaggio della prima diffusione umana in Europa. La nostra ricerca suggerisce che la scaglia rinvenuta è il più antico manufatto proveniente dalla Turchia, datato con esattezza, che mai sia stato riportato alla luce prima d’ora, ipotizzando che sia stato abbandonato tra i sedimenti alluvionali del fiume da un ominide primitivo, immigrato dall’Asia oltre un milione di anni fa”.

Per giungere ad una datazione quanto più attendibile, i ricercatori si sono avvalsi di misurazioni molto accurate, effettuate sia mediante il metodo dei radioisotopi, sia servendosi di misure paleomagnetiche rilevate dalle colate laviche.

Con entrambi i metodi si è proceduto sia su sedimenti antecedenti la formazione del meandro, sia su sedimenti posteriori, per avere la piena certezza che i primi esseri umani fossero stati i primi effettivamente presenti in quella zona tra 1,24 e 1,17 milioni di anni fa.

Nel 2007, infatti, sempre in Turchia, era stato recuperato un cranio di Homo erectus, in un’area travertinosa nel bacino di Denizli, presso Kocabas.

Il fossile era stato ritenuto appartenere al più antico tra i primi colonizzatori della Turchia occidentale (1-1,1 milione di anni fa), ma le datazioni proposte avevano lasciato qualche dubbio.

“La scaglia rinvenuta è stata una scoperta incredibilmente eccitante”, afferma la professoressa Schreve. “Avevo studiato i sedimenti deposti nell’ansa del fiume e il mio occhio era stato attratto da una pietra rossastra che affiorava in superficie. Quando l’ho avuta in mano e l’ho voltata per osservarla meglio, mi sono apparse immediatamente evidenti le caratteristiche di un manufatto di provenienza umana.

“Lavorando assieme ai geologi e agli specialisti in datazioni, siamo stati in grado di assegnare a questa scoperta una sicura collocazione temporale e a gettare così una nuova luce sui movimenti dei nostri più lontani antenati, in particolare per quel che riguardava l’ondata migratoria che dilagò nel continente europeo”.

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