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Smentita l’ipotesi di esplosione delle carcasse di dinosauri 


Scritto da Giulia Chiarenza il 30.03.2012

Questa è una femmina di ittiosauro con embrioni sparsi al di fuori del corpo della madre

Una femmina gravida di ittiosauro morta 182 milioni di anni fa, rinvenuta a Holzmaden in Germania, è stata oggetto di attenzione di ricercatori per molto tempo. Lo scheletro dell’estinto rettile marino si è conservato in ottime condizioni e le ossa fossilizzate della madre hanno mantenuto la loro posizione anatomica. Al contrario, le ossa dell’embrione hanno una storia diversa. La maggior parte sono sparse al di fuori del corpo materno.

Questa singolare disposizione è peculiare negli scheletri degli ittiosauri. Secondo una dottrina accademica, che era stata largamente accettata, ciò sarebbe dovuto all’esplosione delle carcasse. A quanto pare, i gas della putrefazione prodotti durante i processi di decomposizione provocano la dilatazione e l’esplosione degli scheletri. Tali esplosioni potrebbero quindi persino causare l’espulsione delle ossa dell’embrione dal corpo materno.

Per verificare la pressione dei gas all’interno dei corpi in putrefazione degli ittiosauri, un team di ricercatori esperti in paleontologia è ricorso a degli studi comparativi, e ha trovato un modello affine nel corpo umano. Gli uomini e alcune specie di ittiosauri hanno delle misure simili, di conseguenza ci si aspetta che la formazione di gas di putrefazione durante la decomposizione si verifichi in quantità simile. Presso l’ Institute of Forensic Medicine di Francoforte, è stato inserito un manometro nella cavità addominale di cento corpi. La pressione dei gas si è fermata a soli a 0.035 bar. Per le carcasse degli ittiosauri che giacciono al di sotto dei 50-150 metri sottacqua, la pressione tale da permettere un’esplosione non può che essere compresa tra 5 e 15 bar. Secondo il paleontologo Christian Klug ‘i grandi vertebrati in decomposizione non possono diventare cariche esplosive’

Cosa è realmente accaduto 182 milioni di anni fa? 

I ricercatori formulano una nuova, plausibile spiegazione per gli scheletri di ittiosauri.

Normalmente i corpi, immediatamente dopo la morte, si abbandonano sul fondale marino. Nelle acque più profonde, le carcasse vengono completamente distrutte dalla putrefazione, dagli animali che se ne nutrono, dagli organismi che sbriciolano le ossa e da simili processi distruttivi. Invece, laddove le acque sono meno profonde (fino a 50 metri) e le temperature superano i quattro gradi Celsius, i corpi risalgono spesso in superficie a causa dei gas di putrefazione accumulati. In superficie, esposti alle onde e agli animali che si nutrono di carcasse, si decompongono in pochi giorni o settimane e le ossa si distribuiscono lungo una vasta area, sul fondale.

Gli scheletri degli ittiosauri sono rimasti sorprendentemente più o meno nella loro posizione anatomica per alcune straordinarie circostanze: mancanza di ossigeno, una profondità media, delle correnti poco incisive e penuria di animali decompositori. La carcassa dell’esemplare femminile di ittiosauro di Holzmaden si depositò su un fondale che non superava i 150 metri di profondità, dove si decompose. Così facendo, le ossa dell’embrione vennero trasportate al di fuori del corpo materno sul fondale da correnti minori.

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