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Trovati in un museo del Kenia resti fossili di un gigantesco carnivoro

Scritto da Leonardo Debbia il 12.05.2019

Una nuova specie di mammifero carnivoro, ora estinto, è stata identificata in Kenia. Più grande di un orso polare, con un cranio grosso come quello di un rinoceronte e grandi denti canini, questo enorme animale – secondo i paleontologi – avrebbe svolto un importante ruolo di predatore negli ecosistemi dell’Africa orientale intorno ai 22 milioni di anni fa.

Simbakubwa kutokaafrika, il gigantesco carnivoro del continente africano

Simbakubwa kutokaafrika, il gigantesco carnivoro del continente africano

In un recente studio, pubblicato sul Journal of Vertebrate Paleontology, il gigantesco carnivoro, cui è stato dato il nome di Simbakubwa kutokaafrika, viene descritto, dopo un attento esame dei suoi resti, consistenti in gran parte nella mascella, in frammenti del cranio e dello scheletro.

Il riconoscimento della specie è stato del tutto fortunoso ed anche abbastanza curioso, anche se non insolito.

Infatti i resti fossili, stimati di un’età intorno ai 22 milioni di anni, erano stati riportati alla luce nella regione di Meswa Bridge, Kenia occidentale, decenni prima, tra il 1978 e il 1980, durante una ricerca di prove dell’esistenza di antiche scimmie in quella regione.

Lungi dal venire esaminate con attenzione, le ossa erano state liquidate come appartenenti ad una specie più piccola (Hyainailosauros napakensis) del genere Hyaenodon o Ienodonti, carnivori estinti del Tardo Eocene-Primo Miocene, e quindi riposte in un cassetto del National Museum del Kenia, dove sono rimaste ignorate fino alla loro riscoperta, avvenuta per puro caso, da parte del dr Matthew Borths, ora curatore della Divisione primati fossili presso il Duke Lemur Center della Duke University, che stava effettuando ricerche per la sua tesi sugli Ienodonti per conto del Nairobi National Museum.

Il ricercatore si mise subito in contatto con la dottoressa Nancy Stevens, del Dipartimendo di Scienze biomediche della Ohio University, che stava lavorando come borsista del National Geographic su un sito in Tanzania, e che a Nairobi aveva aperto anche lei quel cassetto senza sapere cosa contenesse.

La Stevens, stimolata dalla curiosità, accettò entusiasta di esaminare i reperti.

“Aprendo quel cassetto, abbiamo notato una fila di giganteschi denti, chiaramenti appartenenti ad un carnivoro, ma di una specie sconosciuta alla scienza”, racconta Borths.

“Abbiamo battezzato l’animale Simbakubwa, che in swahili significa ‘grande leone’, perchè abbiamo considerato che l’animale doveva essersi trovato probabilmente al vertice della catena alimentare degli ecosistemi africani.

“Solo in seguito abbiamo scoperto che Simbakubwa non era in realtà strettamente legato ai grandi felini o ad altri mammiferi carnivori del tempo. Era da considerarsi di sicuro appartenente al gruppo estinto degli Ienodonti, i primi mammiferi carnivori dell’Africa, ma di una specie diversa”.

Per circa 45 milioni di anni dopo l’estinzione dei dinosauri non aviari, gli Ienodonti  erano stati i maggiori predatori del continente africano.

Quando, dopo milioni di anni di quasi isolamento, i movimenti delle placche tettoniche collegarono l’Africa ai continenti settentrionali, iniziarono gli scambi di flore e faune tra le masse continentali.

Andò così che, all’epoca di Simbakubwa, i parenti di gatti, iene e cani provenienti dall’Eurasia iniziassero a raggiungere l’Africa.

E fu così che, mentre queste nuove faune si diffondevano verso il meridione, avvenne l’incontro con i parenti di Simbakubwa che stavano migrando verso il settentrione.

“Fu un momento affascinante della storia biologica”, commenta Borths. “Lignaggi che non si erano mai incontrati prima, vennero in contatto; lo testimonia la documentazione fossile”.

Ed ecco quindi giustificato il nome dato alla specie, kutokaafrika, che in Swahili significa ‘venuto dall’Africa’, riferito al più antico dei giganteschi Ienodonti, suggerendo che questo lignaggio di carnivori giganti abbia avuto origine nel continente africano e si sia spostato verso nord, dove poi prosperò per milioni di anni.

Tra i 18 e i 15 milioni di anni, quando gli ecosistemi globali da foreste divennero ampie praterie e i nuovi mammiferi si erano ormai diversificati, gli Ienodonti si estinsero in tutto il mondo.

“Cosa abbia condotto all’estinzione degli Ienodonti non lo sappiamo con certezza”, confessa Borths. “Sappiamo invece per certo che gli ecosistemi cambiarono rapidamente e il clima sulla Terra divenne estremamente asciutto. In quel momento i giganteschi parenti di Simbakubwa erano gli ultimi  Ienodonti rimasti sulla Terra”.

“Questo è un fossile fondamentale che dimostra l’impotanza delle collezioni museali per la comprensione della storia evolutiva”, osserva la Stevens, che è anche docente presso l’Heritage College of Osteopathic Medicine dell’Ohio University. “Simbakubwa apre una finestra su un’éra passata: con la migrazione degli ecosistemi, il predatore chiave scomparve, annunciando così le transizioni faunistiche del Cenozoico che alla fine hanno portato all’evoluzione della moderna fauna africana”.

“Questa scoperta sottolinea l’importanza di sostenere sia l’uso di collezioni fossili, sia lo svilupo di figure di giovani scienziati come il dr Borths”, ha dichiarato Daniel Marenda, direttore del programma presso la National Science Foundation che ha finanziato la ricerca. “Questo lavoro ha le carte in regola per aiutarci a capire in che modo le specie si adattino o non ci riescano, come in questo caso, ad un clima globale in rapida evoluzione”.

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