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Un predatore marino, piccolo e feroce, di 508 milioni di anni fa

Scritto da Leonardo Debbia il 08.01.2018

Un team, formato da paleontologi dell’Università di Toronto (U of T) e del locale Royal Ontario Museum (ROM), ha riesaminato attentamente una piccola antichissima creatura marina eccezionalmente feroce, chiamata Habelia optata, sulla cui definizione e collocazione tassonomica gli scienziati non avevano mai trovato un accordo fin da quando era stata scoperta per la prima volta, più di un secolo fa.

Predatore-marino

Fossile di Habelia. Caratteristiche lo sviluppo delle grandi fauci sottostanti lo scudo della testa e le creste dorsali sul torace (credit: Jean-Bernard Caron – Royal Ontario Museum)

Lo studio è stato condotto da Cedric Aria, ricercatore del Dipartimento di Ecologia e Biologia evolutiva presso la Facoltà di Arti e Scienze dell’ Università canadese e Jean-Bernard Caron, curatore di Paleontologia dei vertebrati presso il ROM e pubblicato su BMC Evolutionary Biology.
Con i suoi circa 2 centimetri di lunghezza e la coda lunga quanto il resto del corpo, l’Habelia optata, estinta da tempo, fa parte del gruppo di invertebrati Artropodi, e può quindi considerarsi come un progenitore degli attuali ragni, insetti, aragoste e granchi.
Ha vissuto durante il Cambriano medio, circa 508 milioni di anni fa ed è stato rinvenuto nel famoso deposito fossilifero di Burgess Shale, nella Columbia britannica.

Habelia optata faceva parte delle faune nate durante l’esplosione cambriana, il periodo di rapidi cambiamenti evolutivi, quando emerse, stando alla documentazione fossile, la maggior parte dei principali gruppi animali.

Come tuttti gli Artropodi, Habelia optata presenta un corpo segmentato, con scheletro esterno e arti mobili.
L’enigma che ha contraddistinto questo fossile per decenni riguardava il sottogruppo cui poteva essere ascritto.
I primi studi lo avevano attribuito ai Mandibolati, una linea evolutiva molto varia, i cui membri possiedono antenne e un paio di appendici specializzate, note come mandibole, solitamente usate per afferrare, stringere e schiacciare le loro prede.

Dato che tra gli studiosi non c’era stato un unanime consenso, Habelia era rimasto tuttavia un Artropode ‘irrisolto’, da definire meglio.
La nuova analisi dei ricercatori canadesi suggerisce ora che Habelia optata fosse piuttosto un antenato di tutti i Chelicerati, l’altro sottogruppo di Artropodi, molti tuttora viventi, così chiamato perchè gli apparati boccali dei suoi membri sono forniti di cheliceri, segmenti basali aguzzi e robusti, adatti per afferrare e tagliare il cibo.

I ricercatori hanno esaminato 41 esemplari fossili, osservando che tutti erano provvisti di due piccole appendici simili a cheliceri, il corpo ben corazzato, coperto da una moltitudine di spine differenti, suddiviso in tre segmenti, testa, torace e post-torace, ognuno provvisto di tipi diversi di appendici: il torace con cinque paia di zampe per la locomozione, mentre il post-torace mostra appendici arrotolate, che si ritengono deputate alla respirazione.

“Gli scorpioni terrestri attuali e quelli marini estinti sono tutti Chelicerati, con corpi divisi in tre regioni distinte”, spiega Aria. “Riteniamo che Habelia abbia importanti corrispondenze con questi; ma la differenza principale è che Habelia ha appendici per la locomozione sul torace, mentre gli scorpioni ‘camminano sulle proprie teste’.

Questa differenza nell’anatomia ha permesso ad Habelia di sviluppare una testa più complessa che la rende particolare rispetto agli altri Chelicerati: una serie di cinque appendici connesse ad un grande piatto provvisto di denti per la masticazione; una sezione con funzioni prensili per afferrare, e una sezione allungata, probabile appendice tattile.

“Questo complesso apparato di appendici, tubercoli e fauci fa pensare che Habelia sia stato un predatore; e anche eccezionalmente feroce, per le sue dimensioni”, osserva Aria. “Doveva sicuramente essere veloce ed efficiente nel tagliare a pezzi le sue prede”.

I ricercatori ritengono che Habelia sia stato molto attivo sui fondali marini del Cambriano e che l’eccezionale struttura della testa e lo sviluppo delle gambe sia stato decisivo, in quel periodo, per l’affermazione evolutiva dei Chelicerati.

“L’aspetto e la diffusione di animali con conchiglie – prime conseguenze di questa diffusione – sono caratteristiche distintive dell’esplosione Cambriana e Habelia dimostra quanta importanza abbia avuto questo fattore ecologico per la diversificazione dei Chelicerati e degli Artropodi in generale”, conclude Caron.

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