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Passo avanti per chiarire l’evoluzione del mammut

Scritto da Giulia Chiarenza il 31.05.2011

Mammut lanosoIl termine ‘mammut’ in genere raggruppa specie differenti di grossi mammiferi del genere Mammuthus, strettamente imparentati ai moderni elefanti, che vissero in Eurasia e in America settentrionale durante il Pleistocene per circa 5 milioni di anni, per poi scomparire dalla faccia della terra tra i 10 mila e i 3 mila anni fa, forse a causa della caccia da parte dell’uomo. Oggi una ricerca getta luce sulla possibilità per alcune di queste specie di ibridarsi in un modo simile agli elefanti africani.

Nell’America settentrionale continentale sono state riconosciute almeno due specie notevolmente differenti – il mammut lanoso (Mammuthus primigenius) e il mammut columbiano (M. columbi). Eppure, un nuovo studio genetico pubblicato sulla rivista Genome Biology di BioMed Central, suggerisce che queste specie potrebbero essere state strettamente correlate, al punto tale da potersi accoppiare occasionalmente e generare prole.

I resti di mammut lanosi sono stati rinvenuti lungo la steppa e la tundra gelida dell’Eurasia e dell’America settentrionale, mentre i più grandi mammut columbiani vivevano nella savana della zona temperata meridionale e centrale dell’America settentrionale. Le differenze tra le due specie sono state sempre considerate uno specifico risultato degli adattamenti agli ambienti in cui i mammut si erano evoluti. Tuttavia, ricostruendo le tracce di frammenti di DNA che risalgono a 11 mila anni fa di un mammut columbiano a Fairview, nello Utah, un gruppo di ricercatori canadesi, americani e francesi ha scoperto che, sorprendentemente, il genoma mitocondriale di questo esemplare era quasi indistinguibile da quello del suo omologo lanoso settentrionale.

Il gruppo di ricerca non ritiene comunque sia necessario riscrivere l’evoluzione dei mammut nordamericani, ma avanza una ipotesi più semplice. “Riteniamo che questo individuo possa essere stato un ibrido tra le due sottospecie, lanosa – columbiana” afferma Jacob Enk del McMaster Ancient DNA Centre, il gruppo che ha condotto la ricerca.

“Anche oggi sappiamo che specie viventi di elefanti africani si incrociano tra loro, ad esempio maschi di specie più grandi si incrociano con femmine più piccole imponendosi sui rivali dell’altra specie.”

Il risultato – spiega Enk – è un genoma mitocondriale (che i cuccioli ereditano solo dalla madre) che è quello della specie più piccola, mentre le caratteristiche del fenotipo sono quelle dela specie più grande.

“Poiché i mammut della specie lanosa e di quella colombiana si sovrapposero periodicamente sia nel tempo che nello spazio, abitando gli stessi territori, è presumibile che abbiano assunto un comportamento simile agli elefanti e che abbiano lasciato una traccia di questo nel DNA mitocondriale.” Il gruppo di ricerca sostiene anche che l’incrocio potrebbe giustificare alcuni fossili di mammut, qualche volta etichettati come M. jeffersonii, che presentano caratteristiche fisiche intermedie tra quelle del mammut lanoso e quello columbiano.

I ricercatori non escludono comunque altre spiegazioni e ricordano che l’unico modo per sapere con certezza se il loro mammut fosse un ibrido consiste nel sequenziare il DNA nucleare del mammut in questione e di altri esemplari. Per i fossili in cattivo stato di conservazione, come quelli delle specie meridionali columbiane, sarà una vera e propria sfida. Ma i ricercatori contano sul fatto che, grazie al futuro sviluppo di tecnologie all’avanguardia per la mappatura genetica, i genomi nucleari di questi straordinari animali possano un giorno essere svelati.

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  • Giacomo scrive:

    E’ sicuramente un ottimo articolo che, nonostante le esigenze di spazio, si mostra consono ai canoni scientifici e mette a disposizione dei lettori un nuovo tassello riguardante il contesto storico-ambientale in cui è vissuta e si è evoluta questa importantissima specie che ci ha preceduto milioni di anni fa.
    Ti auguro un buon lavoro e di poterci informare con altri articoli come questo