Gaianews

Perché in Nepal la terra trema?

Scritto da Leonardo Debbia il 11.05.2015

Attraverso televisioni e video amatoriali abbiamo potuto assistere alle terribili immagini delle devastazioni provocate dal catastrofico terremoto che ha colpito il Nepal alla fine dello scorso mese.

La domanda che da tante parti dell’opinione pubblica viene posta è se un evento simile poteva essere previsto.

La risposta è che sì, in quella parte di mondo un evento del genere era non solo atteso, ma sicuramente temuto, anche se ovviamente non si poteva prevedere il momento esatto di quando sarebbe accaduto.

Quella regione è infatti, per chilometri quadrati, una zona ad altissimo rischio sismico.

In quella regione è in atto da 80 milioni di anni un braccio di ferro – se così si può definire – tra la penisola indiana e il continente eurasiatico e le forze in gioco sono di una impressionante potenza.

Tutto è iniziato circa 120 milioni di anni fa, con la frantumazione del supercontinente di Gondwana. Il distacco dell’India dall’Africa e il suo spostamento verso nord-est in direzione del continente eurasiatico inizialmente avvenne alla velocità di 5 centimetri all’anno; una velocità da crociera, potremmo definirla, se tuttora il movimento delle placche è di circa 5-6 centimetri

all’anno.

Che le forze in gioco siano enormi si può intuire facilmente, ma proviamo a ricostruire i tempi critici della collisione che provocò l’innalzamento del Karakorum e dell’Himalaya.

spostamento-placche

Spostamento della placca indiana verso l’Asia (crediti: Jagoutz / Nature Geoscience)

Si sa che attorno agli 80 milioni di anni fa, la migrazione della penisola indiana attraverso l’Oceano Indiano accelerò abbastanza rapidamente, portandosi a circa 15 centimetri l’anno, fino

alla collisione con il continente eurasiatico attorno ai 40-50 milioni di anni fa.

Una velocità ragguardevole e per certi versi non spiegabile, se si pensa che il generale movimento delle placche avviene oggi, come già detto, a velocità attorno ai 6 centimetri l’anno. Perché solo in quella regione della Terra la velocità di scorrimento delle placche raggiunse allora simili valori?

I geologi se lo domandano da sempre.

Ora, una risposta ce la forniscono il Massachusetts Institute of Technology (Mit) assieme all’University of Southern California di Los Angeles.

Gli studiosi americani ritengono che questa accelerazione sia frutto di un’azione di forze che operano in sinergia: la penisola Indiana sarebbe stata trascinata verso nord da due zone di subduzione che hanno agito insieme.

Le zone di subduzione sono regioni del mantello terrestre in cui l’incontro di due placche tettoniche porta una delle due a scorrere sotto l’altra.

Un esempio attuale lo ritroviamo nella placca del Pacifico che si insinua sotto il continente americano.

Secondo gli studiosi, quando l’India si trovò nel mezzo dell’Oceano Indiano, questo stava subducendo sotto se stesso e a nord si ‘infilava’ sotto l’Asia.

Questo processo di accelerazione è stato studiato da Oliver Jagoutz e dal suo team nel 2013, mediante l’esame di campioni di roccia raccolti sull’Himalaya nel corso di una spedizione.

Attraverso misure paleomagnetiche, si cercò di capire quale fosse il luogo di origine di queste rocce.

mantello-subduzione

Schematizzazione del meccanismo di accelerazione delle placche (crediti: Jagoutz / Nature Geoscience)

Fu così ricostruito l’evento che 80 milioni di anni fa si era verificato al centro della distesa della Neo Tetide, il tratto di mare che separava l’India dall’Eurasia, con la formazione di un arco magmatico dovuto alla subduzione della placca continentale indiana al di sotto di una piccola placca oceanica, la placca di Kshiroda, il cui margine opposto stava subducendo, a sua volta, sotto la placca eurasiatica.

Mentre la placca oceanica stava introducendosi sotto una porzione di crosta terrestre, la penisola indiana giungeva – ‘terzo incomodo’ – ad unirsi al movimento, raddoppiando così la sua velocità di navigazione.

Con lo spostamento delle placche, l’ampiezza del fronte di subduzione della placca indiana sotto la placca Kshiroda si ridusse da 10mila a soli 3000 chilometri.

Il materiale del mantello risentì della variazione e sotto le sollecitazioni divenne più fluido, consentendo alla placca indiana di aumentare notevolmente la velocità.

Il risultato fu la conformazione geo-tettonica di tutta la regione: corrugamento e innalzamento delle regioni del Karakorum e dell’Himalaya, deformazione che sta continuando tuttora, prodotta dall’immane pressione prodotta dalla penisola indiana e dalla resistenza del continente eurasiatico.

I terremoti in questa ampia regione sono, come anzidetto, una normalissima quanto catastrofica conseguenza, il cui risultato è purtroppo lo sconvolgimento delle zone urbanizzate cui oggi tutto il mondo guarda con un senso di impotenza.

 

 

Leonardo Debbia

© RIPRODUZIONE RISERVATA