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Previsioni del tempo più precise con un nuovo parametro

Scritto da Leonardo Debbia il 19.11.2014

Forse le previsioni di eventi alluvionali potrebbero essere migliorate se si tenesse conto di una variabile che attualmente non viene inclusa nei modelli meteo tradizionali, e precisamente del parametro che viene chiamato ‘Trasporto orizzontale di vapore’.

Questo è quanto viene affermato da uno studio di David Lavers, climatologo presso l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) di Reading, nel Regno Unito, che dimostra come, introducendo nei modelli questa variabile, si potrebbero anticipare anche di tre giorni le previsioni di rischio alluvioni sulle aree geografiche interessate.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications.

Generalmente, si formulano previsioni meteorologiche di validità compresa tra 3 giorni ed un massimo di due settimane solo a livello probabilistico, dato che le stime iniziali possono risentire delle tante variazioni dell’atmosfera che influiscono sul sistema meteorologico, difficilissimo e imprevedibile, entro il quale sono numerose le variabili chiamate in gioco.

E’ sufficiente che i valori iniziali subiscano qualche lieve variazione perché, da condizioni iniziali con differenze minime si possa evolvere, a distanza di tempo e di luogo, verso eventi meteo con manifestazioni particolari, di imprevista entità.

Nei modelli di previsione delle precipitazioni finora sono state prese in considerazione le variabili temperatura, umidità, pressione, durata della insolazione, direzione dei venti.

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A sinistra: Trasporto di vapore orizzontale (riferito al 23 dicembre 2013)  A destra: Previsioni a sette giorni di intense precipitazioni  (crediti: D.Lavers)

Lavers ritiene che si possa e si debba cercare di inserire altri parametri.

Tra i meteorologi, attualmente, si sta facendo strada l’ipotesi della validità di un’altra variabile di cui poter tenere conto: il cosiddetto ‘trasporto orizzontale di vapore’, i movimenti, cioè, di masse d’aria umida che attraversano l’atmosfera sotto forma di correnti simili a veri e propri ‘fiumi d’aria’.

Queste correnti orizzontali, dell’ordine di 400-500 chilometri di larghezza per 2000 di lunghezza, sono sempre associate ad aree depressionarie o cicloniche.

E’ stato osservato che dall’Oceano Atlantico si muovono verso Est, affluendo sull’Europa, dove si traducono in piogge.

David Lavers ed il suo team, tenendo conto di questa nuova variabile, hanno riveduto le previsioni relative all’intensità delle precipitazioni dell’inverno scorso di cui l’ECMWF aveva  previsto l’andamento.

Dal confronto tra i due modelli relativamente a quel periodo il team di ricerca è riuscito a dimostrare che, per alcune regioni, con l’inserimento della nuova variante, le previsioni sull’intensità delle precipitazioni possono essere estese fino ad un massimo di tre giorni.

L’estensione temporale della previsione è ovviamente più precisa per quelle aree direttamente interessate dalla corrente di trasporto del vapore acqueo.

Tuttavia, per dimostrare la validità della conclusione cui si è giunti, saranno necessarie ulteriori verifiche.

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