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Scoperte in Africa tracce di una glaciazione di 300 milioni di anni fa

Scritto da Leonardo Debbia il 09.03.2019

Un’escursione in Namibia per studiare delle rocce vulcaniche ha portato i geologi Graham Andrews e Sarah Brown, della West Virginia University (WVU), ad una scoperta inaspettata.

Mentre esploravano una zona desertica della Namibia, nel sud dell’Africa, i due studiosi si sono imbattuti in una singolare morfologia del terreno: una distesa piatta e ondulata, disseminata da centinaia di collinette basse e molto allungate, che conferivano al paesaggio un aspetto inconsueto.

Drumlins, formazioni attestanti una zona un tempo ricoperta da ghiacciai in movimento, rinvenute in Namibia, Africa del Sud (crediti: WVU)

Drumlins, formazioni attestanti una zona un tempo ricoperta da ghiacciai in movimento, rinvenute in Namibia, Africa del Sud (crediti: WVU)

 

I due si resero conto che il terreno si presentava così modellato grazie ad una serie di drumlins, piccoli rilievi dell’altezza di circa mezzo metro, estesi fino ad un chilometro di lunghezza, dalla caratteristica forma ‘a schiena d’asino’; una tipica formazione che si trova spesso in aree che un tempo erano state coperte da ghiacciai.

Si trattava di una caratteristica alquanto anomala per un territorio desertico dell’Africa meridionale, dove ci si trovava di solito ad affrontare aridità e temperature elevate.

“Ci siamo subito resi conto di quel che avevamo di fronte, dato che entrambi siamo cresciuti in zone della Terra che un tempo erano state ricoperte da ghiacciai, io in Irlanda del Nord e Sarah nel Nord dell’Illinois”, afferma Andrews, che è docente di Geologia alla WVU. “Peraltro, non somigliava affatto neppure al paesaggio del West Virginia, dove il territorio è prevalentemente montuoso e percorso da valli dai versanti ripidi”.

Appena rientrati negli Stati Uniti, Andrews ha iniziato a indagare sulla genesi dei drumlins della Namibia, ma solo per venire a sapere che non erano mai stati studiati.

“Le rocce più recenti che abbiamo potuto osservare durante la nostra esplorazione sono rapportabili ad un periodo in cui l’Africa meridionale doveva essere coperta di ghiaccio”, racconta Andrews. “Gli scienziati sapevano che, in passato, una parte del globo era rimasta sotto grandi calotte ghiacciate, ma nessuno aveva mai accennato a come si fossero formati i drumlins o dove ne fosse rimasta una traccia tuttora visibile”.

Andrews, in collaborazione con Andy McGrady, un esperto geologo della stessa Università, ha utilizzato la morfometria (o misura delle forme), per determinare se i drumlins mostrassero uno schema di formazione, mentre venivano plasmati dal ghiaccio.

“Mentre infatti i normali ghiacciai hanno schemi sequenziali di crescita e fusione, che non prevedono grandi movimenti” – spiega Andrews – “i drumlins sono invece caratterizzati da grandi scanalature, a dimostrazione che il ghiaccio non era statico, ma doveva muoversi ad un ritmo piuttosto veloce per lasciare quelle tracce.

Queste scanalature sono quindi la prima prova che nel tardo Paleozoico, circa 300 milioni di anni fa, una corrente di ghiaccio aveva attraversato l’Africa meridionale.

“Il ghiaccio ha inciso grandi e lunghi solchi nella roccia mentre si muoveva”, dice Andrews. “Dobbiamo prendere atto che non si trattava soltanto di una semplice distesa di ghiaccio, ma di un ghiacciaio provvisto di una certa velocità di scorrimento”, ribadisce.

“E’ uno studio molto importante, questo”, sostiene McGrady. “Su questo argomento, infatti, non è mai stato pubblicato niente, almeno per quanto riguarda la Namibia. E questo ci fa ritenere che questo studio possa essere ritenuto, a ragione, pionieristico”.

La scoperta conferma anche che 300 milioni di anni fa l’Africa australe era situata sopra il Polo Sud e fornisce un’ ulteriore prova dell’esistenza di un legame tra l’Africa meridionale ed il Sud America. Anzi, che i due continenti erano uniti.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista PLOS ONE della Public Library of Science.

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