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Asteroidi possibili vettori della vita sulla Terra. Rispolverata la panspermia

La vita microbica potrebbe aver viaggiato attraverso lo spazio siderale per giungere qui sulla Terra a bordo di meteoriti a bassa velocità

Scritto da Paolo Ferrante il 25.09.2012

I ricercatori riferiscono che in determinate condizioni, vi è una elevata probabilità che la vita sia giunta sulla Terra – o che sia stata diffusa dalla Terra su altri pianeti – durante l’infanzia del sistema solare, quando la Terra e i planeti extrasolari presenti nelle stelle vicine al Sole erano abbastanza vicini l’una agli altri da riuscire a scambiarsi molto materiale solido, grazie agli asteroidi.

I risultati forniscono un forte sostegno alla litopanspermia (dal greco: lithos=roccia, pan=tutto, sperma=origine), l’ipotesi che le forme di vita più semplici si distribuiscano in tutto l’Universo per mezzo di frammenti planetari, come i meteoriti, lanciati nello spazio da  eruzioni vulcaniche o da potenti collisioni con oggetti come gli asteroidi. Alla fine, la gravità di un altro sistema planetario riesce a catturare queste rocce vaganti, che possono contenere un carico di vita batterica.

Asteroide

Precedenti ricerche su questo fenomeno hanno suggerito che la velocità alla quale gli oggetti potevano sfrecciare attraverso lo spazio rendeva la probabilità di essere catturati da un altro pianeta molto piccole. Tuttavia questa nuova ricerca, basata su simulazioni al computer del gruppo locale di stelle in cui si trova il nostro Sole, suggerisce la possibilità di un processo chiamato trasferimento debole, in cui gli oggetti solidi possono gradualmente serpeggiare fuori dall’orbita di un corpo celeste come un pianeta, per finire nell’orbita di un altro, aumentando notevolmente le probabilità che questo processo possa portare ad uno scambio di minerali e chissà, forse anche di vita.

La ricerca si basa sui principi di trasferimento deboli sviluppati dal matematico Edward Belbruno (Princeton University), ed è presentata all’EPSC dal suo collaboratore Amaya Moro-Martín (Centro de Astrobiología e Princeton University). Belbruno per primo ha dimostrato la possibilità di trasferimento debole nel 1991, quando ha guidato la sonda Hiten sulla Luna con minime quantità di combustibile.

“Il nostro lavoro dice il contrario della maggior parte dei lavori precedenti,” dice Belbruno. “La litopanspermia potrebbe essere un fenomeno molto probabile, e questo è il primo studio a dimostrarlo. Se questo meccanismo è vero, ha implicazioni per la vita nell’Universo nel suo insieme. Questo sarebbe potuto accadere ovunque.”

Il team ha osservato che le basse velocità offrono una probabilità molto elevata di scambio di materiale solido tramite il trasferimento debole, e hanno anche scoperto che i tempi di tale scambio potrebbero essere compatibili con l’effettivo sviluppo del sistema solare, così come con l’epoca della prima comparsa della vita sulla Terra.

I ricercatori riferiscono che il sistema solare e i suoi più vicini sistemi planetari potrebbero essersi essersi scambiati materiale roccioso almeno 100 miliardi di volte ben prima che il Sole si allontanasse dall’ammasso stellare da cui proveniva. Inoltre, l’evidenza esistente dimostra che le forme di vita di base potrebbero effettivamente risalire al giorno della nascita del Sole – e si sono sono dimostrate resistenti a sufficienza per sopravvivere ad un viaggio interstellare e all’impatto finale.

“La conclusione del nostro lavoro,” ha detto Moro-Martín, “è che il meccanismo di trasferimento debole rende la litopanspermia un’ipotesi praticabile, perché potrebbe aver permesso a grandi quantità di materiale solido di essere passare da un sistema planetario all’altro, e la teoria che abbiamo sviluppato si concilia con i tempi che potrebbero consentire la sopravvivenza di microrganismi presenti in grandi ammassi rocciosi.”

Lo studio mostra che lo scambio di materiale tra differenti sistemi planetari è probabile, ma per poter essere anche possibile occorre che il sistema planetario che riceve il materiale possieda un pianeta simile alla Terra, cone le condizioni iniziali che possano far sviluppare la vita.

Moro-Martín conclude: “Il nostro studio non prova che la litopanspermia ha effettivamente avuto luogo, ma indica che si tratta di una possibilità aperta.”

Oltre a presentare al EPSC, la ricerca del team è stata pubblicata in un articolo nel numero del 12 settembre della rivista Astrobiology: http://online. liebertpub.com/doi/abs/10.1089/ast.2012.0825

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