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Batteri terrestri potrebbero contaminare Marte

Quali tipi di microrganismi abbiano le caratteristiche per sopravvivere su una navicella spaziale in un viaggio attraverso il cosmo fino su Marte?

Scritto da Leonardo Debbia il 07.05.2014

La fantascienza, sia nei libri che nei film, ha prospettato spesso invasioni della Terra da parte di esseri extraterrestri. I primi invasori ad essere temuti furono i famigerati ‘marziani’.
In questi ultimi tempi gli scienziati hanno scoperto una situazione ‘rovesciata’: potrebbero essere i terrestri ad invadere Marte, sotto forma di microrganismi che le nostre missioni spaziali potrebbero trasportare involontariamente sul pianeta rosso.

Effettivamente, il pericolo esiste. Organismi che contaminassero, attraverso un viaggio nel cosmo, un altro corpo celeste, potrebbero mettere in seria difficoltà gli scienziati, che si troverebbero a dubitare se quegli organismi fossero forme di vita locali piuttosto che di origine terrestre.

Secondo alcuni, non esisterebbero forme di vita microbica che potrebbero sopravvivere nello spazio, ma alcune recenti ricerche hanno dimostrato che esistono invece dei microbi molto più resistenti di quanto si potesse immaginare, per cui gli scienziati sono interessati a conoscere quali tipi di microrganismi abbiano le caratteristiche per sopravvivere su una navicella spaziale in un viaggio attraverso il cosmo.

euTEF microbi su Marte

L’apparato EuTEF (European Technology Exposure Facility)

Spore di Bacillus pumilus SAFR-032 hanno dimostrato una particolare elevata resistenza alle tecniche di pulizia dei veicoli spaziali, come raggi ultravioletti e trattamento con perossido. Simulando un ambiente marziano, che uccide le spore in 30 secondi, queste sono sopravvissute per 30 minuti.

“Dopo questo esperimento, abbiamo voluto vedere cosa sarebbe accaduto nello spazio reale”, dice Kashtury J.Venkateswaran, ricercatore del Biotechnology and Planetary Protection Group del JPL della NASA. “Abbiamo esposto le spore di Bacillus pumilus SAFR-032 sull’ EuTEF (European Technology Exposure Facility), in un impianto di prova montato all’esterno di una stazione spaziale. Con nostra sorpresa, alcune spore sono sopravvissute per ben 18 mesi, dimostrando una elevata resistenza alle radiazioni UV”.

In una seconda indagine, spore di Bacillus pumilus SAFR-032 e spore di Bacillus subtilis 168 sono state essiccate su parti di veicoli spaziali e lasciate per un anno e mezzo nelle condizioni di vuoto dello spazio, sotto la radiazione cosmica solare e soggette agli sbalzi di temperatura su EuTEF.

La maggior parte degli organismi sono stati uccisi dai raggi cosmici e dagli ultravioletti, ma quando questa radiazione è stata schermata, il 50 per cento della parte che è rimasta protetta al buio è sopravvissuta.

Questo esperimento mostra che con una adeguata protezione, viaggiando o schermati in un piccolo riparo della navicella o sotto uno strato di altre spore, questi microrganismi possono sopravvivere ad un viaggio spaziale.

Un terzo studio ha voluto indagare sulla possibilità di organismi particolarmente adattati a vivere in ambienti ostili di navigare per un anno e mezzo su frammenti rocciosi, come ritengono i sostenitori della panspermia, la teoria che vorrebbe che frammenti di pianeti potessero portare la vita da un pianeta all’altro, utilizzando come mezzi di trasporto comete o altri corpi celesti.

La ricerca ha mostrato che sulla Terra esistono organismi capaci di fronteggiare condizioni ancora più ostili di quelle rappresentate da un viaggio nel cosmo. Ovviamente, in questi casi il fattore tempo è un parametro non rapportabile alle esperienze di laboratorio e quindi da considerare con la dovuta cautela.

In ogni caso, queste indagini risultano utilissime per le future missioni spaziali perché inducono a cercare di ridurre al minimo il pericolo di contaminazione.

 

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