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I geologi simulano il suolo di Marte per verificare la possibilità della crescita di vegetazione

Scritto da Leonardo Debbia il 11.11.2020

Un passo avanti gigante per l’umanità potrebbe essere fatto su Marte.

Ma prima dell’inizio di missioni specifiche, gli scienziati devono fare decine di progressi rivoluzionari su questo percorso.

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Uno dei prossimi passi potrebbe consistere nel riuscire a far crescere piante sul ‘pianeta rosso’.

Sul piano pratico, il trasporto nello spazio di suolo terrestre rappresenterebbe un grosso problema per gli astronauti, per cui, al momento, non si possono che eseguire sperimentazioni di laboratorio sulla Terra, pensando ad un probabile sfruttamento di risorse che siano già sul posto.

Partendo da queste considerazioni, i geologi dell’Università della Georgia (UGA) si sono prefissi l’obiettivo di cercare il modo più adatto per poter utilizzare al meglio i materiali già presenti sul suolo marziano.

Per far questo, i ricercatori hanno predisposto suoli artificiali utilizzando in laboratorio campioni di materiali prelevati su Marte e riportati sulla Terra dalle missioni spaziali.

In un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Icarus, gli studiosi hanno esposto le valutazioni di questi suoli artificiali, determinando quanto e come potrebbe essere fertile il suolo di Marte.

“Vogliamo simulare le caratteristiche dei materiali che possono trovarsi sulla superficie di Marte”, dice Laura Facknell, geologa della UGA e autrice leader della ricerca. “Simulare i minerali o il contenuto di sali dei suoli marziani è necessario per capire fino a che punto questi suoli possano essere fertili, analizzandone i nutrienti, la salinità, il pH; tutti quei valori che costituiscono la chiave per capire la capacità dei suoli di essere vitali e, in caso contrario, se ci possano essere soluzioni da porre in atto per renderli vitali”.

Nell’ultimo decennio, l’esplorazione e l’analisi dei suoli marziani ha ampliato molto le conoscenze sulla chimica del pianeta. Utilizzando i dati dei campioni di superficie prelevati dalle sonde della NASA, il team ha studiato la regolite, l’insieme del materiale frammentato che si trova sulla superficie, le miscelazione dei terreni, la distribuzione e la quantità dei minerali argillosi.

Nonostante la sua atmosfera estremamente rarefatta, il freddo estremo e la scarsissima presenza di ossigeno, la superficie di Marte è nota per contenere la maggior parte dei nutrienti essenziali per la vita delle piante, tra cui azoto, fosforo e potassio.

“La presenza di nutrienti è già un fatto positivo, anche se la sola presenza non significa che il suolo possa ospitare la vita delle piante”, dice la Facknell. “Se una pianta si trova in un terreno ricco di ferro o di magnesio, non vuol dire necessariamente che la pianta sia anche in grado di assorbire questi elementi”.

Inoltre – aggiungiamo noi – non si sa se i nutrienti siano presenti in quantità sufficiente o si trovino invece in eccesso tale da risultare magari tossici.

Ricorrendo all’aiuto delle scienze agrarie, il team, che comprende anche i ricercatori Paul Schroeder, Mussie Habteselassie e Aaron Thompson, tutti appartenenti alla stessa UGA, ha adottato le soluzioni utilizzate sulla Terra, dall’irrigazione a fasi alterne all’aggiunta di batteri o altri funghi ai suoli per aiutare le piante nella crescita.

“Tipi specifici di batteri e funghi sono noti per essere benefici per le piante e potrebbero essere in grado di aiutarne la crescita in condizioni di stress, come ptrebbe accadere su Marte”, dice la Fackrell.

Gli scienziati intravvedono implicazioni della loro ricerca per potenziali innovazioni nella ricerca agricola sulla Terra e comunque sono concordi nell’affermare che, qualunque sia la soluzione finale, la prospettiva di una missione con equipaggio su Marte non può prescindere dalla capacità di coltivare cibo, per cui la sperimentazione in questo senso deve essere portata avanti con tenacia.

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