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Mercurio si è contratto di più di quanto creduto finora

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 17.03.2014

Una nuova scoperta realizzata grazie alla navicella Messenger, ha rivelato che Mercurio, il pianeta più interno del nostro sistema solare, si è ridotto di più di quanto creduto finora.

Messenger ha registrato le caratteristiche del pianeta come mai era avvenuto finora: oltre 5900 formazioni geologiche sono state osservate e grazie alla loro analisi gli scienziati, con un articolo pubblicato su Nature Geoscience, hanno potuto dimostrare che il pianeta si sta contraendo così come già si credeva, ma in misura maggiore. La scoperta è importante anche perchè aiuterà a determinare meglio la storia termica, tettonica e vulcanica  del pianeta e la struttura del suo nucleo metallico, insolitamente grande.

Il lato oscuro di Mercurio fotografato dalla Sonda Messenger nel 2008

Prima di questa ricerca c’erano due ipotesi relativamente alla riduzione del pianeta: una ipotizzava una riduzione da 0,8 a 3 chilometri, l’altra da 4 a 10 chilometri. Queste ipotesi si basavano però su una conoscenza parziale, di meno della metà della superficie del pianeta.

E’ proprio in questo senso che Messenger è stato determinante in quanto ha inviato alla Terra dati relativi all’intera superficie del pianeta. Grazie a questi dati gli scienziati hanno potuto appurare che il pianeta si è ridotto nel suo raggio di circa 7 chilometri: ora il raggio di Mercurio è di 2440 chilometri.

Paul Byrne, un geologo della missione Messenger, ha spiegato che questi nuovi dati risolvono un antico paradosso fra stime relative alla storia termica e stime relative alla contrazione del pianeta derivanti dalle osservazioni. Un aspetto interessante, ha spiegato il geologo, è che i dati ricordano i modelli sviluppati nel XIX secolo per spiegare la deformazione della Terra, quando si pensava che la terra fosse formata da una sola zolla.

I ricercatori hanno utilizzato due tecniche complementari per stimare la contrazione a partire dall’osservazione delle formazioni geologiche. Anche se le due stime del cambiamento di raggio differiscono da 1 a 1,6 km, entrambe sono sostanzialmente più grandi delle vecchie stime.

Sean Solomon, ricercatore principale della missione , ex direttore del Dipartimento di Magnetismo Terrestre della Carnegie University e attuale direttore del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, si interessa al problema da quando la sonda Mariner 10 inviò le immagini della superficie di Mercurio negli anni ’70. Da quelle immagini si deduceva una contrazione differente da quella che si stimava relativamente alla storia termica del pianeta. “Questa discrepanza tra teoria e osservazione, un puzzle importante di questi quattro decenni, è stata finalmente risolto. E’ meraviglioso poter affermare di vedere che la nostra comprensione teorica è infine accompagnata da prove geologiche.”

 

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