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Prova di un’antica glaciazione al polo nord di Marte

Scritto da Leonardo Debbia il 01.06.2016

Utilizzando i dati raccolti dalla sonda Mars Reconnaisance Orbiter della NASA, un team di studiosi del Southwest Research Institute (SwRI ), di S.Antonio, Texas, ha scoperto la prova di un’antica glaciazione nei depositi polari di Marte.

Le ére glaciali su Marte furono guidate da processi simili a quelli che causarono le ére glaciali sulla Terra, cioè da cambiamenti ciclici su un lungo periodo sia dell’orbita del pianeta che dell’inclinazione del suo asse di rotazione; due fattori che, agendo in concomitanza, furono i responsabili nell’influenzare la quantità di radiazione solare che il pianeta riceveva alle varie latitudini.

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Immagine realizzata con la High Resolution Stereo Camera, del veicolo spaziale Mars Express  dell’ESA, che presenta caratteristiche a spirale, utilizzate per interpretare i segni del clima  sull’avanzamento e il ritiro dei ghiacciai durante una passata Era glaciale (credit: Freie Universitat di Berlino)

“Abbiamo trovato un tasso di accumulo accelerato di ghiaccio oscillante tra i 100 e i 300 metri della calotta polare marziana”, annuncia Isaac Smith, ricercatore dell’ SwRI, che ha pubblicato un articolo in proposito sulla rivista Science. “Il volume e lo spessore del ghiaccio concordano con i valori stimati nei primi anni del nuovo millennio. Le osservazioni radar della calotta glaciale forniscono una storia dettagliata dell’accumulo di ghiaccio e dell’erosione associata al cambiamento climatico”.

Come la Terra, Marte attualmente sperimenta una rotazione annua e dei cicli stagionali, nonché cicli più lunghi che influenzano la distribuzione del ghiaccio sul pianeta.

Tuttavia, questi cicli su Marte, oltre che essere più lunghi, potrebbero anche essere più incisivi, dal momento che l’inclinazione del suo asse di rotazione cambia, sostanzialmente, fino a ben 60 gradi su archi temporali che vanno da centinaia a migliaia di milioni di anni.

In un confronto con il nostro pianeta, si può facilmente intuire che l’inclinazione dell’asse terrestre, variando di soli 2 gradi in tempi più o meno simili, abbia effetti più blandi.

Su Marte, questa variabilità più accentuata fa in modo che la quantità di radiazione solare possa raggiungere nel tempo ogni punto sulla superficie e quindi il ghiaccio possa essere presente, di volta in volta, a qualsiasi latitudine.

“Dato che il clima di Marte presentava oscillazioni più grandi a seconda dell’inclinazione dell’asse di rotazione e la distribuzione del ghiaccio avveniva in maniera diversa ad ogni oscillazione, Marte avrebbe dovuto apparire molto diverso in passato da come lo vediamo oggi”, afferma Smith. “Inoltre, dato che Marte attualmente non ha oceani, rappresenta un ‘laboratorio’ semplificato per comprendere la scienza del clima sulla Terra”.

Dettagliate misurazioni dello spessore di ghiaccio mostrano che ai poli si sono accumulati circa 87mila chilometri cubi di ghiaccio a partire dalla fine dell’ultima èra glaciale, circa 370mila anni fa e la maggior parte di questo accumulo ha interessato il polo nord marziano.

Questo volume, qualora ricoprisse tutta la superficie in maniera uniforme, corrisponderebbe ad uno strato di 60 centimetri.

Questi risultati forniscono un mezzo per capire la storia della formazione dei depositi polari legati ai movimenti di Marte, quali l’eccentricità dell’orbita, l’inclinazione dell’asse di rotazione e la rotazione del pianeta intorno al Sole.

I risultati avallano anche i nostri modelli, elaborati per la comprensione del clima di Marte, dando la giusta valutazione del movimento del ghiaccio dai poli alle medie latitudini durante i cicli climatici.

“Studiare il ghiaccio su Marte è importante anche per le future esplorazioni del Pianeta Rosso”, sostiene Smith. “L’acqua costituirà, infatti, una risorsa decisiva per la sopravvivenza di un avamposto marziano”.

 

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