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Satelliti in caduta quasi controllata sulla Terra: la spazzatura arriva dallo spazio

Scritto da Leonardo Debbia il 13.11.2013

Questa volta è precipitato nell’Atlantico. E la prossima volta?

L’Agenzia Spaziale Europea annuncia che il satellite GOCE, di 1100 Kg, lanciato nel 2009 per mappare il campo gravitazionale terrestre e che, fuori controllo, stava precipitando non si sapeva bene dove, si è disintegrato a contatto con l’atmosfera. Il 25 per cento di materiale, tuttavia, 275 chili di ‘spazzatura spaziale’, si è inabissato nell’Atlantico, a poche miglia dalle Isole Falkland, senza fortunatamente provocare danni.

Satellite

Ma quanta spazzatura orbita sulle nostre teste?

Finora, sono stati lanciati 6600 satelliti. 3600 rimangono nello spazio, ma solo un migliaio, tra satelliti meteorologici, scientifici, per le telecomunicazioni, per scopi militari sono ancora funzionanti, secondo l’ESA, l’Ente Spaziale Europeo.

La rete di sicurezza statunitense – sempre stando ai dati dell’ESA – tiene sotto sorveglianza 23mila oggetti che orbitano sopra le nostre teste. 

“Molta ‘spazzatura spaziale’ viene giù senza far notizia”, dice Holger Krag, Space Debris Office deputy, vale a dire il vice-direttore per i detriti spaziali dell’ESA. “Statisticamente, circa ogni settimana si ha un rientro come quello del GOCE”.

Secondo Heiner Klinkrad, il funzionario a capo della Space Debris Office dell’ESA, da 100 a 165 tonnellate di spazzatura spaziale rientra ogni anno nell’atmosfera terrestre. 

In 56 anni, sono rientrati qualcosa come 15mila tonnellate di oggetti spaziali costruiti dall’uomo.

La velocità media di rientro, per satelliti o per stadi di missili, si aggira attorno ai 28mila Km all’ora, all’altezza di circa 120 chilometri, per ridursi, 10 minuti prima di giungere al suolo, grazie all’attrito con l’atmosfera, ad una velocità paragonabile a quella di un’auto di Formula1  (200-300 Km/h).

A differenza dei meteoriti, che hanno una velocità tripla, la spazzatura spaziale solitamente ricade in frammenti, distribuendosi su un’area lunga fino a 1000 chilometri.

Finchè i sistemi di bordo sono in qualche maniera operativi, i veicoli possono essere manovrati da terra ed essere pilotati verso qualche oceano. Ma quando sono del tutto privi di controllo, allora diventa difficile prevedere la zona di arrivo.

Uno dei casi più noti è la stazione spaziale Skylab della NASA, che rientrò nel 1979.  74 tonnellate di materiale giunsero sulla Terra: alcuni frammenti in Australia e il resto nell’Oceano Indiano.

I resti della stazione spaziale russa Mir, del peso di 135 tonnellate, caddero, nel 2001, in un tuffo controllato nel Pacifico.

 Più di recente, nel 2011, il satellite UARS della NASA cadde nel Pacifico e il satellite tedesco ROSAT nel Golfo del Bengala. Nessuno di questi causò danni.

 

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