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Scoperto in Svezia doppio cratere da impatto meteoritico

Scritto da Leonardo Debbia il 17.09.2015

I ricercatori dell’Università di Goteborg, in Svezia, hanno scoperto le tracce degli impatti di due enormi meteoriti nella contea svedese di Jamtland, nella parte nord-occidentale del Paese.

Di per sé, non sarebbe certamente una notizia sensazionale se non si trattasse delle conseguenze di uno scontro ‘gemello’, che si è verificato attorno ai 460 milioni di anni fa tra una coppia di meteoriti e la Terra.

In pratica, uno di seguito all’altro – e qui sta la sensazionalità dell’evento – due meteoriti sono

precipitati nella stessa zona, uno a pochi chilometri di distanza dall’altro.

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Rappresentazione dell’impatto ‘gemello’ con conseguente doppio cratere. Crediti: Don Dixon / Erik Sturkell / Università di Goteborg

“I due impatti meteoritici con il nostro pianeta si sono verificati più o meno nello stesso momento, intorno ai 458 milioni di anni fa, generando i due crateri”, afferma Erik Sturkell, docente di Geofisica all’Università di Goteborg.

Uno dei due crateri è grande, mentre il secondo è di dimensioni pari a un decimo del primo.

Il più grande è stato individuato 20 chilometri a sud di Ostersund, nelle vicinanze della città di Brunflo e mostra un diametro di 7,5 chilometri. Il secondo, più piccolo, è situato a 16 chilometri dal primo ed ha un diametro di ‘soli’ 700 metri.

Questi corpi celesti che caddero sulla Terra circa 458 milioni di anni fa non furono comunque gli unici a colpire il nostro pianeta in quel periodo di tempo.

In qualche parte del cosmo era accaduto un evento di grossa portata.

“Circa 470 milioni di anni fa” – spiega Sturkell – “due grandi asteroidi entrarono in collisione nella cosiddetta ‘fascia degli asteroidi’, la regione dello spazio brulicante di asteroidi, meteoriti, e meteoroidi di varie dimensioni, orbitanti tra Marte e Giove e, nello scontro, molti frammenti vennero scagliati su nuove orbite. Molti finirono sulla Terra, come questi due che si schiantarono sull’attuale regione di Jamtland”.

Tutta l’area di Jamtland, in quel tempo, era sommersa dal mare e i due meteorito caddero, in pratica contemporaneamente, colpendo la superficie solida ad una profondità di 500 metri.

E’ da sottolineare che impatti doppi come questo sono eventi alquanto insoliti; anzi, questo è il primo doppio impatto che abbia mai interessato la Terra, di cui si abbiano prove certe.

“Le informazioni fornite dalle operazioni di perforazione del suolo mostrano che nei due crateri sono presenti identiche sequenze geologiche e che anche il sedimento sovrastante le sequenze ha la stessa età della roccia sottostante. In altre parole, questi sono stati impatti simultanei”, ribadisce, categorico, Sturkell.

Nel catastrofico urto l’acqua venne espulsa violentemente e per un centinaio di secondi queste enormi cavità restarono completamente asciutte.

“L’acqua si riversò poi nuovamente all’interno, trascinando con sé frammenti dei meteoriti mescolati al materiale espulso dall’esplosione, insieme a porzioni del fondale marino strappate via dalla gigantesca ondata”, racconta lo scienziato.

In realtà, sull’altipiano di Kinnekulle, la zona montuosa a sud di Jamtland, sono state rinvenute centinaia di meteoriti. Solo negli ultimi quindici anni, si contano circa 90 ritrovamenti.

“Le meteoriti più piccole ‘sopravvivono’ alla caduta mentre quelle più grandi esplodono, disintegrandosi nell’atmosfera”, precisa Sturkell. “A Jamtland abbiamo trovato solo piccoli grani di cromite, tra i minerali di provenienza meteoritica”.

L’alto numero di meteoriti nella zona di Kinnekulle si spiega con il considerevole numero di cave presenti in quell’area e, dal momento che la prima scoperta risale addirittura agli anni Quaranta del secolo scorso, per raccoglierne qualche esemplare, gli operai della cava sanno bene dove cercarle.

Viene da chiedersi se nei pavimenti in pietra calcarea sia possibile distinguere le parti che contengono minerali provenienti dalle meteoriti.

“Tecnicamente, è possibile” risponde Sturkell. “Anche se, molto probabilmente, dato che i componenti di origine meteoritica del calcare sono solitamente piuttosto brutti, esiste la seria possibilità che siano stati scartati durante la lavorazione. In caso contrario, credo che potrebbero essere individuati”.

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