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Scoperto un ciclo dell’acqua su un pianeta distante 110 anni luce

Scritto da Leonardo Debbia il 08.10.2019

Dalla scoperta del primo esopianeta, negli anni Novanta del secolo scorso, gli astronomi hanno fatto molti passi avanti, nella ricerca di pianeti situati nell’orbita abitabile della propria stella, là dove potrebbero esistere condizioni che consentano la formazione di acqua allo stato liquido e la conseguente possibilità della presenza di vita, almeno per come la conosciamo noi.

I risultati della missione satellitare Kepler, che finora ha permesso di scoprire quasi i 2/3 di tutti gli esopianeti finora conosciuti, indicano che una percentuale stimata tra il 5 e il 20 % di questi pianeti si troverebbero nelle zone abitabili delle rispettive stelle.

esopianeta-acqua

Tuttavia, nonostante questa non trascurabile percentuale, sondare le condizioni e le proprietà fisico-chimiche delle atmosfere (dove presenti) su uno di questi esopianeti non è un compito tra i più agevoli e, al momento, non è stato possibile portare a conclusione alcuna verifica.

Questo, fino ad oggi.

Ora, un nuovo studio del prof. Bjorn Benneke, dell’Institute for Research of Exoplanets presso l’Università di Montréal, affiancato dal suo team e in stretta collaborazione con la ricercatrice Caroline Piaulet, ci informa di aver rilevato vapore acqueo sotto forma di nuvole di acqua allo stato liquido nell’atmosfera del pianeta K2-18b.

Questo esopianeta è circa 9 volte più massiccio della Terra e si trova a 110 anni di distanza da noi, nella zona abitabile della stella attorno cui orbita, la stella nana K2-18, più piccola e più fredda del nostro Sole.

E’ stato comunque calcolato che, a causa della vicinanza tra i due corpi celesti, K2-18b riceve quasi la stessa quantità di energia che la nostra Terra riceve dal Sole.

Le somiglianze tra la Terra e questo esopianeta possono ragionevolmente far ipotizzare che

K2-18b possa potenzialmente ospitare un ciclo dell’acqua, ovvero un passaggio di stato delle sue nuvole che si condenserebbero in acqua liquida e, in sostanza, darebbero luogo a piogge.

I rilevamenti sono stati fatti a mezzo del telescopio spaziale Hubble in occasione di almeno 8 passaggi del pianeta davanti alla sua stella.

L’esistenza del pianeta K2-18b è stata confermata dal prof. Benneke e dal suo team in una sua pubblicazione del 2016, utilizzando i dati dello Spitzer Space Telescope, l’osservatorio del Jet Propulsion Laboratory della NASA, Pasadena. Successivamente, sempre a cura dello stesso team, sono stati calcolati anche il suo raggio e la sua massa.

La presenza di uno spesso involucro gassoso che avvolge il pianeta probabilmente impedisce l’esistenza della vita sulla sua superficie; almeno della vita per come la conosciamo noi. Tuttavia, le sue caratteristiche e i dati rilevati rappresentano un segnale positivo sull’avanzamento della conoscenza di questi corpi celesti e forniscono una spinta per la ricerca nello spazio interstellare di eventuali altre forme viventi, oltre la nostra.

“Il nuovo passo avanti, essenziale su questa strada e fatto per la prima volta, è proprio il modello climatico scoperto su questo pianeta, con la verifica che il vapore acqueo possa condensarsi in acqua liquida. Si tratta della prima volta in assoluto”, dichiara Bjorn Benneke.

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