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Sonda Juno della NASA entra nell’orbita di Giove

Scritto da Silvia Buda il 07.07.2016

La notizia di qualche giorno fa è davvero sensazionale. La sonda spaziale della Nasa Juno è finalmente arrivata nell’orbita del gigante gassoso Giove, precisamente alle ore 5:53 (ora italiana). La sonda, alimentata da pannelli solari, ha così raggiunto, dopo ben cinque anni di viaggio interstellare, il suo traguardo, infatti, lanciata il 5 agosto 2011 a bordo di un razzo Atlas V dalla stazione di Cape Canaveral in Florida, ha come scopo principale quello di studiare il campo magnetico di Giove. La sua attività di analisi scientifica e di raccolta dati durerà 20 mesi.

Juno, sviluppata nell’ambito del Programma New Frontiers, che prevede la realizzazione di missioni spaziali altamente specializzate e a medio costo, è arrivata a destinazione proprio martedì scorso, il 5 luglio 2016 e con ciò si tiene a precisare che la sua missione non si è ancora conclusa, infatti, essa terminerà nel mese di febbraio 2018. Il compito di Juno non sarà soltanto quello di studiare la struttura interna, i campi gravitazionali e magnetici del pianeta Giove, ma anche di analizzare le sue nubi vorticose e l’atmosfera del gigante gassoso, grande ben 318 volte rispetto al nostro pianeta Terra.

Un aspetto positivo di questa missione sta anche nel fatto che  Juno ha al suo interno ben 11 apparti scientifici realizzati non solo dagli Stati Uniti ma anche da altre nazioni, come l’Italia, difatti ben due degli apparati sono stati realizzati da aziende italiane.

Si tratta dello spettometro Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper), finanziato dall’Asi, l’Agenzia Spaziale Italiana e realizzato da Leonardo-Finmeccanica, che analizzando gli strati superiori dell’atmosfera di Giove, sarà in grado di rilevare la presenza di gas come il metano, di vapore acqueo e di ammoniaca. L’altro componente italiano di Juno è KaT (Ka-Band Translator) uno strumento di radioscienza realizzato dall’Università La Sapienza di Roma, e anche da Thales Alenia Space Italia con il supporto dell’Asi. Per finire c’è pure il sensore d’assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica.

Roberto Battiston, Presidente dell’Asi, ci tiene ad affermare che “Juno è una missione storica che vede ancora una volta Nasa e Asi insieme alla ricerca di informazioni fondamentali per spiegare le origini del sistema solare. Lo studio di Giove è anche una grande sfida scientifica e tecnologica a cui l’Italia partecipa con due strumenti all’avanguardia grazie a Inaf e a industrie come Leonardo Finmeccanica e Thales Alenia Space. Questa missione dimostra come la comunità scientifica italiana giochi un ruolo di primissima importanza, inoltre la partnership storica con la Nasa si è dimostrata una cruciale opportunità di crescita sia delle aziende che dei ricercatori italiani. Lavorare fianco a fianco con l’agenzia spaziale numero uno al mondo ha permesso un salto di qualità immenso per il sistema paese”.

Inutile dire che dopo una bella notizia come quella di martedì scorso ad essere preda dell’entusiasmo non è solo il Centro Nasa Jet Propulsion Laboratory di Pasadena ma anche i centri di ricerca e la comunità scientifica italiana. “Tutto perfetto, ci siamo! Inizia una nuova era dell’esplorazione di Giove” ha detto Ed Hirst, Mission Manager della missione.

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