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Studi genetici sulla Gran Bretagna di 3000 anni fa: migrazioni, lingua, alimentazione

Scritto da Leonardo Debbia il 16.04.2022

Una nuova ricerca genetica sulla Gran Bretagna getta luce su una importante migrazione umana del passato dal continente verso le isole e offre informazioni preziose sulle prove di questa ondata migratoria, consistenti sia nell’apporto dei cambiamenti delle lingue, sia nell’adattamento al consumo di latticini, sia nei rapporti parentali degli abitanti dell’Inghilterra e del Galles della tarda età del bronzo.

Sono oltre 200 i ricercatori che, sotto la guida dei genetisti David Reich e Nick Patterson, dell’Università di Harvard, hanno contribuito allo studio.

Questa consistente migrazione avvenne 3000 anni fa e i risultati scaturiti dalla ricerca sono stati resi noti sulla rivista Nature, mostrando così quanto possa essere di valido aiuto, accanto ai metodi tradizionali, la ricerca genetica applicata su fronti diversi con metodi complementari.

I ricercatori hanno analizzato il DNA di 793 individui identificati come parte di una grossa ondata migratoria di gruppi umani che, durante la tarda età del bronzo (1200-800 c.C. Circa ) dal Nord della Francia si erano riversati nella parte meridionale della Gran Bretagna (Galles e Inghilterra odierni), andando a sostituire circa il 90 per cento degli antichi abitanti di quella regione.

Lo studio supporta quindi una recente teoria secondo cui le prime lingue celtiche giunsero in Gran Bretagna dalla Francia proprio durante quel periodo, contestando quegli studiosi che avevano datato questo evento o come posteriore di centinaia d’anni (quindi, attribuibile all’età del ferro) o addirittura più antico di 1500 anni, all’inizio dell’età del bronzo (2500 a.C. circa).

Le ricerche precedenti avevano dimostrato che un nutrito apporto di individui, anche suddiviso in gruppi numerosi, in una regione coincideva spesso con cambiamenti linguistici nelle popolazioni dell’area ‘invasa‘.

Il team di Reich sostiene che questo evento migratorio – di cui peraltro non esistono prove concrete – esaminato attraverso la Genetica, è il modo più adatto per spiegare la diffusione delle prime lingue celtiche in Gran Bretagna.

Utilizzando i dati genetici per documentare in concreto i momenti in cui si sono verificati degli spostamenti di massa di esseri umani in una regione, si possono rapportare questi movimenti con tempi coerenti con un cambiamento dei linguaggi in quella regione”, sostiene Reich.

Al contrario, per sostenere l’idea di un’antica origine comune dei linguaggi si deve invece ammettere che le lingue celtiche conosciute sono troppo simili per ritenerle come discendenti tutte da un antenato comune, ma lontano nel tempo di 4500 anni”.

Questa considerazione fa quindi venir meno l’attribuzione delle origini di linguaggi comuni ad un’epoca tanto antica!

Ma anche riguardo la seconda ipotesi circa un periodo posteriore (l’età del ferro), va sottolineato che la migrazione relativa a quell’epoca non fu di una consistenza tale da poter sostituire con la propria lingua i linguaggi già in uso.

Lo studio estende poi la ricerca genetica ai cambiamenti nelle caratteristiche fisiologiche degli antichi umani, quali la capacità di digerire il latte di mucca che in Gran Bretagna aumentò progressivamente dal 1200 al 200 a.C., circa un millennio prima rispetto all’Europa centrale.

Una maggiore tolleranza al latte rappresentava un grande vantaggio per la sopravvivenza dei nuovi nati tra gli individui portatori di questo adattamento genetico, che dalle analisi si è scoperto risalente a 3000 anni fa.

Già nel 2016 uno studio aveva evidenziato che gli inglesi contemporanei, rispetto ai gruppi umani vissuti in Inghilterra circa 4000 anni fa, avevano più DNA congruente con i primi agricoltori europei, fatto coerente con un movimento migratorio intervenuto tra i 4000 e i 3000 anni fa.

Un’altra parte della ricerca ha esaminato le parentele di 35 individui vissuti 5700 anni fa e sepolti in una tomba del sito di Hazleton North, nel Gloucestershire, in Inghilterra.

Ebbene, in questa tomba, i ricercatori hanno scoperto una famiglia di 27 persone – tre volte più ampia della seconda famiglia più antica documentata – le cui relazioni di parentela sono state determinate con precisione analizzando attentamente il loro DNA.

Il team ha ricostruito l’albero genealogico di ben cinque generazioni con rapporti parentali, che mostrano l’importanza che già veniva data, all’epoca, mediante la tumulazione condivisa, ai membri di una famiglia ed ai loro discendenti.

Si può concludere che questa ricerca è la chiara dimostrazione di quanta importanza rivesta la interdisciplinarietà nelle indagini, allorchè queste siano svolte nei campi più vari (genetica, chimica, statistica, archeologia) da specialisti diversi ma animati dagli stessi intenti di ricostruzione il più fedele possibile di antichi scenari.

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