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Studio sulle origini del cavallo domestico rivela due rami estinti

Scritto da Leonardo Debbia il 27.05.2019

E’ stato pubblicato sulla rivista Cell dei primi di maggio uno studio in cui un team di ricercatori ha indagato sulla storia genetica del cavallo domestico, utilizzando la più grande raccolta di genomi degli ultimi 5000 anni, provenienti da cavalli di diverse parti del vecchio continente; una raccolta mai realizzata prima per un organismo che non fosse umano.

La ricerca è sorta prendendo spunto dal Kentucky Derby, la ‘storica’ corsa riservata ai purosangue inglesi, che dal 1875 si corre il primo maggio di ogni anno a Louisville, nel Kentucky, Stati Uniti; corsa, durante la quale i cavalli raggiungono spesso velocità di 40 miglia all’ora.

Lo spunto lo ha dato la constatazione che il cavallo domestico, di fatto, non è stato allevato per la sua velocità, bensì per altre sue caratteristiche e altri usi.

Il team internazionale, piuttosto nutrito, composto com’era da 121 collaboratori, tra cui genetisti, archeologi e biologi evolutivi di ben 85 Istituti di tutto il mondo, sotto la guida di Ludovic Orlando, archeologo molecolare dell’Agenzia francese di ricerca CNRS di Tolosa e docente di Archeologia molecolare all’Università di Copenhagen, ha analizzato campioni di DNA equino prelevato da siti sparsi un po’ ovunque in tutta Europa e in Asia; alcuni risalenti addirittura a 42000 anni fa.

Pur non riuscendo ad individuare la regione specifica e l’epoca precisa in cui collocare le origini del cavallo moderno, gli studiosi hanno ora le prove che l’antico cavallo era geneticamente molto diverso dai cavalli domestici attuali, che sono differenti perfino dai cavalli viventi anche solo 200 anni fa.

Per scoprire dove e quando poteva essere iniziata una prima domesticazione del cavallo, il team di Orlando ha dapprima cercato in Kazakistan, dove si trovano gli scavi dei primi insediamenti Botai, un’antica popolazione di pastori, ritenuti i primi capaci di domare i cavalli selvaggi.

Ma il DNA di questi resti suggerisce che questi animali non sono da considerarsi gli antenati diretti del cavallo moderno.

Il cavallo ha avuto un impatto sulla storia umana come nessun altro animale”, dice Orlando.

Consultando i documenti storici dall’Età del bronzo in poi, il cavallo ha sempre fatto parte della vita degli esseri umani, collegando ogni civiltà, utilizzato com’ era nei trasporti, nelle guerre e nell’agricoltura. L’obiettivo della nostra ricerca era capire come gli esseri umani abbiano adattato il cavallo ai propri scopi e come questi cambiamenti biologici abbiano influenzato la storia umana”.

Oggi, si conoscono soltanto due discendenze di cavalli, il cavallo domestico (Equus caballus) e il cavallo di Przewalski (Equus ferus przewalskii) – unici equidi a potersi incrociare, generando ibridi fertili, nonostante la differenza di cromosomi – ma nell’ampia raccolta del DNA antico gli studiosi hanno identificato due lignaggi di cavalli, ora estinti, che fanno ragionevolmente supporre che tratti, ora familiari, della loro storia evolutiva – ad esempio, la velocità – siano stati selezionati soltanto in tempi recenti.

Dei due lignaggi estinti, uno vagabondava nella Penisola Iberica e l’altro in Siberia, circa 4000 anni fa.

Erano una sorta di cavallo equivalente, paragonabile alla specie dei Neanderthal rapportata agli esseri umani moderni”, sostiene Orlando.

Altro fattore accertato è stato l’importante cambiamento nella composizione genetica dei cavalli in Europa e in Asia Centrale, avvenuto tra il VII e il IX secolo, dopo che gli Arabi si erano espansi in Europa.

A quel tempo gli stalloni arabi produssero maschi di altre razze, portando il cromosoma Y ad esser presente in tutti i moderni cavalli, fino agli attuali.

Ma ulteriori cambiamenti significativi nel genoma del cavallo domestico sono ancora più recenti.

I dati ricavati nello studio di Orlando hanno rivelato infatti che l’allevamento selettivo si intensificò notevolmente circa 200 anni fa, comportando una serie di conseguenze, sia negative che positive.

Così, la diversità genetica è fortemente diminuita, consentendo l’accumulo di più mutazioni e il conseguente rischio di sviluppare malattie genetiche.

Tuttavia, questa intensa attività di allevamento ha portato senza dubbio ad ottenere cavalli più veloci e più forti, con una maggiore capacità di resistenza.

Questo studio ‘illustra davvero che i cavalli di 1000 anni fa e i cavalli attuali sono animali diversi”, conclude Orlando.

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