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Senza barriere coralline a rischio le zone costiere del mondo

Una ricerca italiana mette in luce la funzione protettiva delle barriere coralline nel mondo contro disastrosi eventi climatici avversi

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 05.06.2014

Una ricerca condotta dall’Università di Bologna in collaborazione con ricercatori americani della The Nature Conservancy, lo US Geological Survey e l’Università di Stanford ha dimostrato come le barriere coralline siano importanti non solo come scrigno di preziosa biodiversità, ma come barriere contro inondazioni e erosione sulle zone costiere.

Barriere coralline

Si parla spesso delle barriere coralline perchè sono seriamente minacciate in tutto il mondo e perderle significherebbe perdere una grande molteplicità di specie ad esse legate. Ma la attuale ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications e guidata da Sabina Airoldi del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Alma Mater, rivela che le barriere coralline vanno protette per ragioni di sicurezza delle popolazioni costiere, perchè la loro presenza limita i danni da inondazione ed erosione e perchè sostituirle con frangiflutti potrebbe costare miliardi con un risultato meno efficiente.

Le zone costiere del mondo sono in serio pericolo perchè minacciate dai cambiamenti climatici e sovrasfruttate a causa di un’urbanizzazione selvaggia, lo sosteneva qualche mese fa un ricerca pubblicata sulla rivista PNAS.

Gli eventi climatici avversi sono sempre più aggressivi e sono necessari sempre più ingenti investimenti per rimediare ai danni di tempeste e inondazioni. Ma secondo la ricerca le coste potrebbero essere più semplicemente protette, in maniera efficace ed economica, salvaguardando gli habitat naturali che le difendono come le barriere coralline.

La ricerca ha approfondito un dato acquisito da tempo, cioè il fatto che le barriere coralline proteggano le coste dal moto ondoso, quantificando l’effetto su scala globale e l’hanno confrontato con l’efficacia dei frangiflutti artificiali.

“I risultati mostrano che le barriere coralline sono in grado di garantire una effettiva difesa della costa, assorbendo fino al 97% dell’energia distruttiva delle onde. La cresta della barriera è in grado da sola di dissipare già l’86% dell’energia del moto ondoso. Un’analisi costi-benefici evidenzia, inoltre, come conservare e ripristinare le barriere coralline sia più conveniente e vantaggioso rispetto alla creazione di barriere frangiflutti artificiali: il costo medio è dieci volte inferiore e le barriere coralline offrono molti altri benefici legati ad esempio al turismo ed alla pesca”, si legge nel comunicato.

“Il nostro lavoro – afferma Laura Airoldi – evidenzia come il ripristino e la conservazione delle barriere coralline sia un importante, efficace e conveniente soluzione per ridurre i rischi sulle coste causate dal cambiamento climatico. Finora gli sforzi per la conservazione di queste meraviglie della natura erano più indirizzati alla tutela della loro straordinaria funzione di culle della biodiversità marina e per la loro incontaminata bellezza, ma ora, come dimostrano i nostri risultati, c’è un motivo e una convenienza in più per difenderle: la protezione delle popolazioni costiere”.

“Se non proteggeremo e ripristineremo le barriere coralline – aggiunge Filippo Ferrario – 200 milioni di persone si troveranno in serio pericolo, visto che questi ecosistemi hanno il ruolo fondamentale di proteggere i litorali dalle onde in arrivo, dalle tempeste e dall’innalzamento del livello delle acque”.

Un esempio? L’uragano Wilma che, come riportato nel comunicato, nel 2005 sollevò onde alte oltre 13 metri al largo delle coste del Messico, la cui forza distruttiva fu mitigata per il 99% dalla barriera corallina mesoamericana, davanti ai Caraibi.

“Le barriere coralline non sono gli unici ecosistemi che proteggono le coste. Studi fatti nell’ambito del progetto Theseus – un progetto finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Università di Bologna – dimostrano come la vegetazione costiera e dunale e i letti di ostriche siano solo alcuni degli habitat che forniscono una simile protezione anche in ambienti temperati come il Mediterraneo”, conclude Laura Airoldi. “I governi dovrebbero considerare anche i benefici del ripristino di questi habitat quando vengono analizzati i diversi interventi di difesa. Gli habitat non possono difendere interamente le coste, ma possono essere parte del mix di strumenti a disposizione abbassando molto i costi, come viene sempre più frequentemente fatto negli Stati Uniti.”

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