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Città europee impreparate contro i cambiamenti climatici

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 28.01.2014

Secondo uno studio pubblicato su Climate Change Letters le città europee medie e grandi stanno affrontando con eccessiva lentezza l’emergenza dei cambiamenti climatici. Sui tre fronti, emissioni di CO2, adattamento e mitigazione, pur evidenziandosi degli esempi virtuosi, in Europa le città viaggiano con grande ritardo rispetto agli obiettivi previsti.

Toscana

La ricerca, condotta anche da ricercatori del CNR italiano, è la prima nel suo genere e non si basa su autovalutazioni.

La Gran Bretagna è il paese con i piani al più avanzato stadio di avanzamento. La città più virtuosa è invece l’olanese Groningen. In Italia invece, solo una città su 32 ha un piano di adattamento.

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Monica Salvia e Filomena Pietrapertosa dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Consiglio nazionale delle ricerche (Imaa-Cnr) in collaborazione con ricercatori di nove stati, coordinati da Diana Reckien della Columbia University hanno condotto la ricerca con un finanziamento del programma multidisciplinare europeo COST TU0902.

Secondo i risultati le città del nord sono quelle più virtuose, soprattutto le britanniche, francesi e tedesche. Ma la gran parte delle città non ha un piano di mitigazione o di adattamento ed è ben lontana dal raggiungere gli obiettivi di riduzione di CO2.

“Abbiamo analizzato gli strumenti elaborati e attuati da 200 città medio-grandi in 11 stati europei, Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna”, spiegano le ricercatrici Cnr. “Le aree urbane hanno un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi dell’Unione Europea in tema di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare dai target fissati dalla “Energy Roadmap 2050” che tra l’altro prevedono la riduzione dell’80% delle emissioni europee di gas serra entro il 2050 per evitare l’aumento della temperatura media globale di 2° C rispetto ai livelli pre-industriali”.

“Il 35% non ha provveduto a redigere alcun piano di adattamento né di mitigazione e appena un quarto si è dotato di entrambi, il 72% ha solo il piano di mitigazione e nessuna ha prodotto solo quello di adattamento. Il percorso comune comincia insomma con l’adozione di misure di riduzione delle emissioni, come il miglioramento dell’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili, per poi passare all’adattamento del territorio ai rischi futuri, ad esempio tramite la costruzione di argini per proteggere le città da un aumento del livello del mare”, spiega Monica Salvia. La situazione risulta però estremamente variabile. “Il primato spetta al Regno Unito: il 93% delle 30 città analizzate ha un piano di mitigazione, contro l’80% di quelle olandesi e tedesche, il 56% di quelle italiane e il 43% delle città francesi. Anche per quanto riguarda l’adattamento, si distingue la Gran Bretagna con 24 città, contro 13 su 40 città tedesche e 5 su 26 spagnole. In Italia, su 32 analizzate, solo Padova vanta un piano di adattamento”.

“Se le azioni previste a livello urbano fossero adottate dall’intero sistema nazionale si otterrebbe entro il 2050 una riduzione del 37% delle emissioni di gas serra degli 11 paesi e del 27% dell’Ue nel suo complesso. Tuttavia, saremmo sempre lontani dal raggiungimento dell’80% previsto”, osserva Filomena Pietrapertosa.

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