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Eolico, crollo delle istallazioni del 25% nel 2010 in Italia

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 19.01.2011
Eolico in calo nel 2010, colpa dei pochi certificati verdi

Eolico in calo nel 2010, colpa dei pochi certificati verdi secondo l'Anev

Nel 2010 c’è stato per la prima volta in Italia un calo di istallazioni di impianti eolici, per la precisione del 25%. Si può parlare di una vera e propria recessione nel settore. Lo rivela l’Anev, Associazione nazionale energia del vento, che raccoglie gli operatori del settore.

Il crollo è dovuto alla caduta libera dei certificati verdi, che nel 2010 è sceso sotto il livello minimo necessario per consentire gli investimenti, fa sapere l’Anev.

L’Anev auspica un tempestivo intervento del governo per ripristinare una situazione che possa incentivare la ripresa delle installazioni, che consentirebbero al settore di riprendersi. Nel 2010 la potenza installata è stata di 948 Megawatt, in calo appunto del 25% rispetto agli anni passati.

Un certificato verde è una forma di incentivazione di energia elettrica da fonti rinnovabili, sottoforma di titolo che viene acquisito da un’azienda produttrice di energia a basso impatto ambientale (Idroelettrico, solare, eolico, ggeotermico ecc.) e che ha un valore che si va a sommare a quello dell’energia venduta. Questo meccanismo è stato creato per incentivare forme di produzione di energia che altrimenti sarebbero antieconomiche e fuori mercato.

“Il dato di riduzione delle installazioni del 25% nel 2010 – dice l’Anev – è molto preoccupante perché riflette un diffuso malessere tra gli operatori e, in prospettiva, mette a serio rischio il raggiungimento degli obiettivi comunitari al 2020 e allo stesso tempo l’occupazione a quella data, secondo uno studio congiunto ANEV-UIL, dei 67.000 addetti nel settore ipotizzati, ed è conseguente ad una normativa che nel corso del 2010 ha fortemente penalizzato l’eolico nazionale per il calo drastico degli incentivi”.

“Infatti, il crollo del 40% del valore dei Certificati Verdi, ha determinato apprensione e sfiducia sia degli investitori che del sistema finanziario, poco propensi a investire e finanziare ingenti risorse in un settore che fino all’anno scorso aveva potuto contare su un sistema incentivante funzionale con determinati punti di riferimento che garantivano agli operatori seri e preparati il ritorno degli investimenti effettuati, ma che ora si trova a confrontarsi con un quadro di grande incertezza e preoccupazione sui prossimi provvedimenti”, continua l’Anev.

“La potenza cumulativa raggiunta di 5.797 MW al 31 dicembre 2010 potrebbe ancora consentire il raggiungimento dei valori necessari per ottemperare all’obbligo comunitario, ma solo mediante un tempestivo adeguamento della normativa, che deve coniugare l’esigenza di pervenire alla crescita imposta ed accettata della percentuale di contributo delle rinnovabili sino al 17% di energia primaria, con la messa in opera degli strumenti idonei ed efficaci per il raggiungimento di tale obiettivo”, si legge sempre nel comunicato.

L’Anev infine segnala la gravità della situazione, certificata dai dati ufficiali relativi al 2010, e auspica che il Governo intervenga tempestivamente con la modifica e l’emanazione tempestiva del il D. Lgs. di recepimento della Dir. Com. 2009/28 al fine di far ripartire il comparto eolico che – dice sempre l’Enav – è esportatore di tecnologia e che può contribuire al rilancio e alla ripresa industriale del nostro Paese, oltre ai noti benefici ambientali e occupazionali connessi. Le recenti modifiche dei procedimenti autorizzativi che garantiscono la trasparenza del percorso amministrativo, il Protocollo di legalità sottoscritto dall’ANEV, il Piano di Azione Nazionale inviato a Bruxelles lo scorso agosto e le Linee Guida pubblicate sempre da questo esecutivo dopo sette anni di attesa hanno finalmente creato un quadro certo entro cui gli investitori seri possono operare senza intasare di domande gli enti preposti e bloccando le possibili speculazioni.

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