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Quando la Groenlandia fu libera dai ghiacci e si coprì di vegetazione

Scritto da Leonardo Debbia il 26.04.2021

Nel 1966 scienziati dell’esercito degli Stati Uniti perforarono lo spessore di ghiaccio per circa un miglio di profondità, nel nord-ovest della Groenlandia, ed estrassero dal terreno una carota lunga oltre 4 metri, che fu poi accantonata in laboratorio e dimenticata per decenni.

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Ora, questa carota è stata riscoperta, del tutto casualmente.

Nel 2019 Andrew Christ, uno scienziato dell’Università del Vermont (UVM) è riuscito ad osservarne il contenuto al microscopio ed è rimasto allibito, non riuscendo a credere a quello che si rivelava ai suoi occhi: ramoscelli e foglie al posto di sabbia e roccia.

Lo studioso era certo che la coltre di ghiaccio fosse sparita da tempo e che sotto quella calotta glaciale profonda un miglio e grande come l’Alaska, un tempo avesse potuto estendersi un territorio boschivo, forse una sorta di foresta boreale.

Nell’ultimo anno, Christ e un team internazionale di scienziati guidati da Paul Bierman, dell’Università del Vermont (UVM), Joerg Schaefer, della Columbia University e Dorthe Dahl-Jensen. dell’Università di Copenhagen, hanno studiato queste piante fossili e i sedimenti davvero unici ripescati dalle profondità al di sotto della Groenlandia.

I risultati ottenuti testimoniano che quasi la maggior parte della Groenlandia è rimasta priva di ghiaccio negli ultimi milioni di anni; e sicuramente negli ultimi centomila anni.

Le calotte glaciali polverizzano e distruggono tutto ciò che si trova sotto di loro”, dice Christ. “Ciò che abbiamo scoperto sono invece delicate strutture vegetali perfettamente conservate. Si tratta di fossili, è vero, ma sembrano organismi morti soltanto ieri. E’ una vera e propria capsula del tempo che racchiude quel che in un remoto passato era vivo in Groenlandia e che non saremmo stati in grado di ritrovare in alcuna altra parte al mondo”.

Questa scoperta conferma ancora una volta che il ghiaccio groenlandese si è completamente disciolto durante gli ultimi periodi caldi della storia della Terra, periodi simili a quello che viviamo oggi con il cambiamento climatico da noi stessi innescato.

Comprendere la storia della calotta glaciale del passato della Groenlandia è fondamentale per poter prevedere come risponderà in futuro all’attuale riscaldamento del clima e quanto velocemente il ghiaccio potrà sciogliersi.

Dato infatti che la fusione del ghiaccio groenlandese farà aumentare di circa 6 metri il livello marino globale, si può prevedere che ogni città costiera del pianeta a breve sarebbe a rischio scomparsa.

Il nuovo studio fornisce la prova più certa che la Groenlandia è più fragile e più sensibile ai cambiamenti climatici di quanto si sia temuto fino ad oggi e che esista quindi il grave rischio di una fusione irreversibile del ghiaccio.

Questo è un evento che non avverrà fra un centinaio di anni ma si presume possa divenire urgente entro i prossimi 50 anni”, dice Paul Bierman, geoscienziato dell’UVM .

Queste conclusioni sono state rese note negli Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze.

Il materiale per lo studio qui trattato proveniva da Camp Century, una base militare degli Stati Uniti costruita negli anni ’60, in piena ‘guerra fredda’, sotto la calotta glaciale artica a nord del Circolo Polare Artico come stazione di ricerca, allo scopo di nascondere sotto i ghiacci 600 missili nucleari puntati contro l’Unione Sovietica.

La missione militare fallì ma il team scientifico della struttura riuscì a perforare il ghiaccio fino alla profondità di circa 1400 metri, asportando campioni che, trascurati per decenni, furono prelevati casualmente da un congelatore danese, dove erano finiti dopo una serie di eventi fortuiti ed esaminati soltanto negli anni ’90.

Per gra parte del Pleistocene – gli ultimi 2 milioni e mezzo di anni – in Groenlandia porzioni di ghiaccio si conservarono anche durante i periodi più miti, i cosiddetti interglaciali, ma la storia di questa regione apparve alquanto controversa, con la calotta che si estendeva e si ritraeva senza una precisa tempistica.

Nell’area di Camp Century, nel nord dell’isola, il ghiaccio profondo si sciolse completamente almeno una volta negli ultimi milioni di anni, lasciando che il terreno si coprisse di vegetazione, muschi e forse anche alberi. L’evento poteva apparire come episodico, ma nel ’90 nel centro della Groenlandia furono raccolti altri due nuclei che indicavano la scomparsa della calotta di ghiaccio per periodi temporali differenti.

La combinazione di questi dati consentì una nuova visione del destino mutevole dell’intera calotta, fornendo materiale di studio per costruire probabili scenari che, stante il riscaldamento in atto, sono da prendere in seria considerazione.

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