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Greenpeace blocca piattaforma petrolifera nell’Artico

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 27.08.2012


Save the Artic è l’ultima imponente campagna di Greenpeace per salvare l’Artico dalle speculazioni. Venerdì scorso un primo gruppo composto da 6 attivisti era salito su una piattaforma petrolifera della Gazprom rimanendovi fino a quando non sono stati scacciati con getti di acqua gelida. Oggi il gommone di Greenpeace ha intercettato una nave passeggeri che porta i dipendenti sulla piattaforma e sette attivisti di Greenpeace International, tra cui il direttore esecutivo Kumi Naidoo, si sono diretti di nuovo verso la piattaforma.

“La nostra piccola imbarcazione si trova ad affrontare una nave enorme con enormi cannoni ad acqua. Uno dei gommoni è stato rovesciato, ma gli attivisti ora sono al sicuro in un’altra barca e stanno bene. L’azione è in corso”

Ora il gommone di Greenpeace è attaccato all’ancora della grande nave e non può muoversi impedendo di fatto alla nave di procedere portando i lavoratori sulla piattaforma.

Una nave russa della guardia costiera si trova nelle vicinanze e presumibilmente sta valutando la situazione.
Nel frattempo altri attivisti hanno raggiunto i primi portando il numero totale a 14.

Save the Artic intende salvare l’Artico dalle speculazioni. Una delle minacce più gravi è costituita dall’estrazione di petrolio. Secondo l’associazione l’estrazione che dovrebbe inziare quest’anno e durare per tre anni comportarebbe dei rischi ambientali altissimi, per l’impatto dei lavori stessi e per l’altissimo rischio di incidenti a causa delle difficili condizioni ambientali che, tra l’altro, renderebbero estremamente difficoltose le eventuali operazioni di emergenza in caso di fuoriuscita di petrolio.

Secondo Greenpeace tra l’altro, il petrolio estratto dalla piattaforma si esaurirebbe in pochissimi anni.

Ma non è solo il petrolio a minacciare l’Artico e la sua biodiversità: nuove forme di pesca intensiva stanno prendendo piede nei mari del nord e stanno soppiantando la pesca sostenibile praticata dai locali per decenni.

E ancora più proccupanti sono le manovre politiche che secondo Grenpeace tutti i paesi del nord stanno mettendo in atto per accaparrarsi un pezzo della calotta artica, laddove, a causa dei cambiamenti climatici, alcune zone diventano passibili di sfruttamento.

Ma il freddo aveva conservato in quella regione un angolo di ricca biodiversità che ora corre il rischio di essere danneggiata.
Per questo Greenpeace sta raccogliendo le firme dei cittadini del mondo. Quando le firme saranno un milione, saranno inserite in una capsula che sarà posizionata sul fondale dell’Artico e sarà piantata un bandiera disegnata dai bambini a simboleggiare che quella Terra finora vergine, deve restare un angolo della Terra di proprietà di tutti.

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