Gaianews

Il destino degli animali in Italia tra cemento e dighe

Dopo aver passato circa quarant’anni a prendere la terra e a ricoprirla di asfalto e cemento, forse ora c’è la possibilità di fare un piccolo passo indietro, a partire dalla Pianura padana.

Scritto da Valeria Gatti il 18.09.2012

Il governo Monti ha iniziato dopo tanti appelli a preoccuparsi di dare un freno allo sfruttamento del territorio. E’ stato infatti approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo, su proposta dei ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, per i beni culturali, Lorenzo Ornaghi, e dello sviluppo economico, Corrado Passera, di concerto con i ministri competenti. L’Italia va salvaguardata, nei suoi aspetti rurali, turistici e nel paesaggio, oltre che nella sua fauna.

Saltimpalo – Fabio Cilea

Dopo aver passato circa quarant’anni a prendere la terra e a ricoprirla di asfalto e cemento, forse ora c’è la possibilità di fare un piccolo passo indietro, a partire dalla Pianura padana. Come lo stesso Mario Monti ha dichiarato alla stampa “le zone rurali con maggior tasso di cementificazione risultano essere le più fortemente agricole, come l’area padana. La sottrazione di superfici alle coltivazioni ha anche effetti negativi sul paesaggio, sul turismo, e compromette gli equilibri idrogeologici”. Ma non solo. Ad essere colpiti sono sempre anche gli animali, veri abitanti del territorio rurale, che nel tempo hanno cercato disperatamente di sopravvivere e adattarsi alle costanti modifiche che l’uomo ha messo in atto.

La Lipu, soddisfatta per il provvedimento preso dal ministro, è insieme preoccupata. Secondo gli indici ornitologici, nella Pianura padana, devastata dalla cementificazione, gli uccelli selvatici sono calati del 25% in dieci anni. “Un provvedimento di grande rilevanza, indispensabile per frenare il consumo di suolo e la perdita di biodiversità. Un importante passo avanti sociale e culturale che porterà grandi benefici al Paese, alla sua agricoltura e alle tante specie di uccelli che da essa dipendono, tra cui la rondine e l’allodola. Ora il Parlamento proceda a una rapida approvazione del provvedimento entro la legislatura”. Queste le parole di Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU-BirdLife Italia. Il calo di presenza di specie indicatrici dell’equilibrio dell’ecosistema tra le quali rondine, l’allodola, il saltimpalo, l’averla  piccola e la passera mattugia, la dice lunga sulla situazione in essere. “La fine della legislatura incombe –conclude Mamone Capria – e facciamo appello al Parlamento per una rapida approvazione del disegno di legge. Sarebbe un segnale di grande civiltà e rispetto verso l’ambiente e la qualità di vita dei cittadini italiani”.

Intanto anche chi intorno non ha cemento, ma energie sostenibili solleva simili preoccupazioni. Siamo in Abruzzo, nel bacino del Sangro Aventino dove, circa un paio di anni fa, si è vista tornare la lontra nel territorio, dopo che questa specie simbolo dei fiumi era stata fino ad allora considerata estinta. Ora la lontra si trova nuovamente minacciata dal progetto, per il momento sospeso, di un’ulteriore centrale sull’Aventino. Di lontre in Italia ne restano solo circa 350 esemplari . “La presenza della lontra nel Sangro-Aventino è una notizia positiva anche perché questo potrebbe essere un corridoio verso la Piana Peligna. E’ necessario – afferma in un’intervista al quotidiano Il Centro di Chieti, Augusto De Sanctis, coordinatore Oasi abruzzesi del Wwf  – non solo mantenere gli animali presenti, ma anche permettere lo riproduzione di una piccola popolazione. Per far questo è necessaria una corretta gestione del territorio con la tutela e la rinaturalizzazione in quelle sponde dove ci sono discariche e scarichi”.

Se scendiamo ancora lungo la penisola, le pale eoliche danno fastidio agli uccelli. In Campania e Puglia, in aree ad alta concentrazioni di centrali del vento, passano moltissimi uccelli migratori, che seguono le correnti che li conducono al caldo dell’Africa durante i mesi invernali. Spesso accade che animali quali falchi, poiane, bianconi, nibbi o le cicogne nere non si imbattano solo nelle correnti che li fanno raggiungere, dalla Spagna, le coste del Marocco, ma anche in qualcosa che ne blocca il volo molto prima: sono le eliche delle turbine eoliche. Una volta che restano colpiti dalle pale, possono ferirsi e morire. Il Corriere TV riporta in un video le tristi sequenze di un avvoltoio abbattuto da una pala eolica, in California, dove l’allarme è ancora maggiore.

A tutto questo come si può porre rimedio? In Italia, per esempio, aziende come Kitenergy e Kitegen, hanno pensato già un paio di anni fa circa di lasciare agli aquiloni il compito di produrre energia sfruttando il vento, così da non dare fastidio né al paesaggio e nemmeno agli animali.

Nella Francia dell’ovest, nella regione Poitou-Charentes, a Rochefort, paese di poco più di 25 mila abitanti, grazie al lavoro del responsabile dell’energia locale André Bastier, colui che ha cercato di mettere in pratica l’idea secondo la quale “l’energia più economica è quella che non si produce”, si hanno avuti risultati sorprendenti e riduzioni di spese. Qui l’impianto di depurazione delle acque attraverso la tecnica del lagunaggio ha permesso di smaltire in modo sostenibile, ecologico ed economico. Prima di raggiungere il fiume Charente, infatti, le acque passano attraverso diversi bacini artificiali che occupano una superficie di circa 70 ettari, dove vengono pulite grazie alla luce e alla degradazione batterica.

Si chiama fitodepurazione. Le lagune attraverso cui passa l’acqua la ri-ossigenano grazie all’azione del vento e del sole. I bacini offrono inoltre rifugio agli uccelli migratori, rendendo il luogo un punto importante per accogliere volatili di ogni specie: anatre, beccaccine, passeri, tuffetti. Qui, al fine di valorizzare l’ambiente, la Lpo, Lega locale per la protezione degli uccelli, propone visite guidate alla scoperta della laguna e dei suoi animali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA