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Le aree non urbanizzate possono combattere il riscaldamento delle città

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 31.10.2011

I ricercatori dell’Università di Catania hanno sviluppato un nuovo modello che riguarda le aree  non urbanizzate. Queste ultime infatti potrebbero aiutare le aree metropolitane ad adattarsi al cambiamento climatico aumentando i servizi ecosistemici forniti da spazi verdi e terreni agricoli attraverso il calcolo della percentuale di superficie sottoposta a evapotraspirazione (una combinazione di evaporazione dell’acqua e di rilascio di vapore acqueo dalle piante) per diversi tipi di uso del suolo e secondo il grado di frammentazione tra gli ecosistemi. Per dimostrare come funziona, i ricercatori hanno applicato questo modello di ‘strategia di idoneità di utilizzo del suolo’ a un comune italiano. Lo studio è stao pubblicato sulla rivista Environmental Pollution.

Le aree non urbanizzate (Non-urbanised areas, NUAs) sono luoghi all’aperto all’interno di centri abitati che hanno notevoli quantità di vegetazione. Conservano la biodiversità e forniscono servizi ecologici, come la riduzione dell’inquinamento atmosferico e dei gas a effetto serra (GHG) nelle città. Perciò  potrebbero avere un ruolo importante nell’adattamento dei centri urbani ai cambiamenti climatici, soprattutto se preservano ecosistemi che permettono all’acqua di evaporare facilmente nell’atmosfera per produrre un effetto di raffreddamento. Tuttavia, un crescente livello di espansione e densificazione urbana, spesso risultato di una cattiva programmazione, stanno minacciando  le NUAs.

Lo studio ha presentato un metodo che potrebbe guidare la pianificazione del territorio delle NUAs nelle regioni metropolitane  per ottimizzare l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Il metodo valuta due caratteristiche del terreno: il grado di frammentazione degli ecosistemi e il livello di acqua che si disperde attraverso l’evapotraspirazione. E ‘stato applicato ad un comune di Mascalucia nell’area metropolitana di Catania, in Sicilia, che è in fase di ampia espansione urbana.

A Mascalucia, i parchi, i giardini pubblici e i terreni agricoli hanno la più alta percentuale di superfice evapotraspirante (92% e 83% rispettivamente), mentre il terreno utilizzato per la fabbricazione e il commercio ha livelli più bassi (8% e 12% rispettivamente). Le zone con ecosistemi più dispersi tendono ad essere dove le aree residenziali hanno terreni agricoli frammentati, mentre gli ecosistemi più collegati si  trovano nelle zone dove ci sono grandi parchi e un’attività agricola più “pura”.

Lo studio ha preso in considerazione queste informazioni sull’evapotraspirazione e la frammentazione per modellare quale sia l’uso più adatto del suolo per migliorare l’adattamento al cambiamento climatico per Mascalucia. Per esempio, le aree con bassa evapotraspirazione, indipendentemente dai livelli di frammentazione, trarrebbero beneficio dal verde urbano per aumentare la copertura vegetale, mentre le aree con alti livelli di evapotraspirazione combinata con una frammentazione elevata, dovrebbero beneficiare di piccoli giardini e parchi da gioco. In generale, le aree con ecosistemi ben collegati sarebbero meglio utilizzate per i parchi naturali come parte di una struttura verde generalizzata. Per questo comune, il verde urbano e l’ agricoltura sostenibile (partenariati di produzione alimentare tra gli agricoltori e residenti locali), sarebbero particolarmente utili.

I ricercatori suggeriscono che il modello rappresenta un notevole miglioramento nella pianificazione territoriale, ed è particolarmente rilevante per la pianificazione delle NUAs , che spesso sono considerati terreni agricoli generici o indefiniti spazi verdi urbani.

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