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Legambiente presenta il Rapporto Ecomafie: affari per più di 16 miliardi

34.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un fatturato pari a 16,7 miliardi di euro nelle mani di 302 clan

Scritto da Micaela Conterio il 17.06.2013

«Quella delle Ecomafie è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Che continua a costruire case abusive quasi allo stesso ritmo di sempre mentre il mercato immobiliare legale tracolla. Con imprese illegali che vedono crescere fatturati ed export, quando quelle che rispettano le leggi sono costrette a chiudere i battenti. Le pene per i reati ambientali, infatti, continuano ad essere quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale e l’abbattimento degli edifici continua ad essere una eventualità remota. Anzi, agli ultimi 18 tentativi di riaprire i termini del condono edilizio si è anche aggiunta la sciagurata idea di sottrarre alle procure il potere di demolire le costruzioni abusive».
Con queste parole Vittorio Cogliati Dezza, Presidente di Legambiente, ha introdotto oggi il rapporto annuale Ecomafia 2013, sulle storie e i numeri dell’illegalità ambientale in Italia.

abusivismo-edilizio

I numeri dei reati ambientali del 2012 sono spaventosi: 34.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un fatturato pari a 16,7 miliardi di euro nelle mani di 302 clan (6 in più rispetto all’anno scorso). Ma non solo. Quadruplicano i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (da 6 a 25), aumentano gli incendi boschivi, cresce l’incidenza dell’abusivismo edilizio e raddoppiano denunce e arresti per corruzione. Poco meno della metà di questi reati (il 45,7%) è concentrato nelle quattro regioni tradizionalmente colpite dalla presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia), seguite dal Lazio (+13,2% reati rispetto al 2011) e dalla Toscana (2.524 illeciti, +15,4%). Prima regione del Nord Italia, la Liguria (1.597 reati, +9,1% sul 2011). Anche quest’anno la Campania ha il primato dell’illegalità ambientale, con 4.777 infrazioni accertate 3.394 persone denunciate e 34 arresti.

«Per combattere l’ecomafia – secondo Ermete Realacci, presidente Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camere – è necessario ricostituire la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e approvare la legge che introduce i reati contro l’ambiente nel nostro codice penale, due iniziative sulle quali mi sono attivato sin dall’avvio della Legislatura. Dai numeri del rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente emerge un allarmante crescita dei reati, che arrivano a fatturare circa 16,7 miliardi l’anno. Di fronte a un fenomeno di tale gravità e tali proporzioni è necessario ripristinare la legalità, dire no a nuove sanatorie edilizie e a qualsiasi ammiccamento verso le illegalità».

Il caso più clamoroso che emerge dal rapporto è proprio quello dell’edilizia illegale, la cui incidenza nel mercato delle costruzioni è passata dal 9% del 2006 al 16,9% stimato per il 2013, mentre le nuove costruzioni legali sono crollate da 305.000 a 122.000; dal 2003 al 2012 sono state 283.000 le nuove case illegali, con un fatturato complessivo di circa 19,4 miliardi di euro.

Un altro capitolo critico sono i rifiuti, una new entry: i quantitativi di materiali sequestrati, infatti, nel 2012, secondo l’Ufficio centrale antifrode dell’Agenzia delle dogane, sono raddoppiati rispetto all’anno precedente, passando da 7.000 a circa 14.000 tonnellate. Questo perché i cosiddetti cascami, materiali cioè destinati ad alimentare l’economia legale del riciclo, finiscono invece in Corea, Cina o Hong Kong.

Il mercato illegale viene alimentato continuamente dalla corruzione: sono più che raddoppiate, infatti, secondo la Relazione al Parlamento della Dia relativa al primo semestre 2012, le denunce e gli arresti per reati di corruzione rispetto al semestre precedente, passando da 323 a 704. Il primato, anche in questo caso spetta alla Campania, seguita da Lombardia e Toscana.
Il rapporto evidenzia, anche, la crescita nel 2012 degli illeciti contro gli animali e la fauna selvatica (+6,4% rispetto al 2011), circa 8.000, pari a quasi 22 reati al giorno e quella degli incendi boschivi (+4,6% rispetto al 2011).

Anche il made in Italy finisce nell’occhio del ciclone, in particolare le filiere agroalimentari con 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a oltre 78 milioni e 467.000 euro (e sanzioni penali e amministrative pari a più di 42,5 milioni di euro). Sommando anche il valore delle strutture sequestrate, dei conti correnti e dei contributi illeciti percepiti il valore supera i 672 milioni di euro.

«Va sviluppata la più attenta vigilanza da parte delle istituzioni affinché, attraverso il ricorso a tutti i più efficaci mezzi di indagine e coordinamento investigativo, sia assicurato il massimo contrasto delle attività illecite contro l’ambiente». Lo ha affermato Giorgio Napolitano in un messaggio in cui auspica l’adozione di comportamenti volti a far maturare nelle future generazioni una migliore consapevolezza ambientale: «occorre far crescere, specie tra le giovani generazioni, la cultura del rispetto e della difesa dell’ambiente e a diffondere nella società civile una matura consapevolezza ambientale».

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