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Disastro del Golfo del Messico: molte le specie a rischio estinzione

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 12.05.2011
Pellicani ricoperti di petrolio nel Golfo del Messico vengono ripuliti - Foto: fonte Wikipedia

Pellicani ricoperti di petrolio nel Golfo del Messico vengono ripuliti - Foto: fonte Wikipedia

Durham, New Hampshire – Le specie marine che stanno affrontando le minacce derivanti dalla fuoriuscita di petrolio causata nel 2010 dalla petroliera Deepwater Horizon della BP nel Golfo del Messico, sono molto superiori a quelle che sono già sotto protezione legale negli Stati Uniti, dice un articolo nella rivista BioScience.

Il professore Fred Short e i suoi colleghi dell’ Università del New Hampshire, hanno trovato 39 nuove specie marine oltre alle 14 già protette dalla legge federale che sono ad un elevato rischio di estinzione. Queste specie, che vanno dagli squali balena alle fanerogame marine, dovrebbero ricevere con urgenza interventi finalizzati alla protezione, dicono gli autori .
“Molte specie nel Golfo del Messico stanno per essere danneggiate da questa fuoriuscita di petrolio, ma non sono fra le priorità degli Stati Uniti, anche se sono minacciate a livello globale”, spiega Short che è un ricercatore in Risorse naturali e Ambiente alla UNH.

I ricercatori hanno consultato il vasto database di specie dell ‘Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) chiamato “Lista Rossa” (Red List), che valuta lo stato globale di sopravvivenza delle specie attraverso un rigoroso processo scientifico. Hanno trovato 53 specie con una distribuzione che si sovrappone all’area della fuoriuscita di petrolio che sono classificate come in pericolo critico, in pericolo o vulnerabili. Di queste, solo 14 ricevono protezione legale negli Stati Uniti sotto l’Endangered Species Act, il Migratory Bird Treaty Act o il Marine Mammal Protection Act.

“Ci sono specie che sono sicuramente minacciate che potrebbero estinguersi a causa di questa fuoriuscita di petrolio”, spiega Short.

Tra le specie elencate nella Lista Rossa che non sono protette dalla legge degli Stati Uniti il Tonno Rosso dell’Atlantico, 16 specie di squali e otto specie di coralli. Molte specie sono particolarmente vulnerabili perché tornano nel Golfo del Messico per deporre le uova e la marea nera ha coinciso con i periodi di picco di deposizione delle uova. I ricercatori hanno anche scritto che lo squalo balena, il pesce più grande del mondo, è il più a rischio a causa dei disperdenti e del petrolio per il suo modo di nutrirsi filtrando l’acqua; la sua lunga vita e il lento tasso di riproduzione amplificano la difficoltà di salvarlo dall’estinzione. E’ indicato come vulnerabile nella Lista Rossa della IUCN, ma non tutelato dall’ Endangered Species Act.
“Le specie minacciate che ancora non figurano nella legislazione nazionale dovrebbero tuttavia essere oggetto di valutazioni del danno, di una ricerca mirata e di monitoraggio, così come di sforzi di protezione quando necessario”, scrivono gli autori.  La Natural Resource Damage Assessment, che è la principale autorità giuridica per valutare i danni e che prevede il recupero delle specie costiere e marine, non può essere responsabile per i danni a queste specie globalmente minacciate.

Inoltre, gli autori sostengono che le valutazioni d’impatto ambientale condotte in futuro sull’estrazione del petrolio  e del gas in mare aperto dovrebbero far confluire i dati disponibili sulle specie minacciate a livello mondiale, tra cui le specie che si trovano nella Lista Rossa IUCN.

“La prossima volta che questo accadrà – e sappiamo che ci sarà una prossima volta – avremo bisogno di tenere questa lista nella più ampia in considerazione”, ha detto Short.

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