Medici senza Frontiere condanna duramente gli attacchi israeliani contro le strutture sanitarie. Tommaso Fabbri, capomissione ha dichiarato: “Attaccare gli ospedali è del tutto inaccettabile e rappresenta una grave violazione del diritto internazionale umanitario. In qualunque circostanza, e soprattutto in tempo di guerra, le strutture sanitarie e il personale medico devono essere protetti e rispettati. Ma oggi a Gaza gli ospedali non sono il rifugio sicuro che dovrebbero essere.”

Medici senza Frontiere a Gaza Crediti: Samantha Maurin/MSF
Il 28 luglio l’ospedale di Al Shifa è stato bombardato, all’interno anche un membro di MSF. Nessuno è stato ferito, ma si tratta del quarto ospedale bombardato a Gaza. L’episodio dimostra che neanche gli ospedali sono posti sicuri per i Palestinesi e la maggior parte sono bambini: “Due terzi dei feriti che ho visto arrivare ad Al Shifa erano bambini” spiega Michele Beck, referente medico di MSF a Gaza dopo l’attacco sferrato con un razzo un’ora dopo il bombardamento di Al Shifa, ad un campo rifugiati di Shati.
“Gli abitanti di Gaza sono circondati dal mare e da frontiere chiuse. Dove possono andare?” si chiede Marie-Noëlle Rodrigue, direttore delle operazioni di MSF. “Quando l’esercito israeliano ordina ai civili di evacuare le loro case e i loro quartieri, dove dovrebbero andare? Gli abitanti di Gaza, non hanno alcuna libertà di movimento e non possono trovare rifugio al di là della frontiera. Sono davvero in trappola”.
MSF ha subìto diverse perdite perchè l’esercito israeliano ha attaccato anche gli operatori: 4 paramedici sono stati uccisi mentre recuperavano i feriti. Il 20 luglio, un attacco aereo è stato sferrato a poche centinaia di metri da un’auto di MSF chiaramente identificabile. Lo stesso giorno, un missile è caduto – ma senza esplodere – a una decina di metri da una tenda MSF installata nell’ospedale di Nasser, nella parte meridionale di Gaza.
Gli spostamenti sono difficilissimi sia per i civili palestinesi che non riescono a raggiungere neanche gli ospedali, ma anche per i medici stessi. Una unità chirurgica di MSF non può diventare operativa perchè non ci sono sufficienti garanzie di sicurezza.
Anche per le altre organizzazioni umanitarie è difficilissimo fare entrare personale e forniture mediche: “La popolazione è tenuta in ostaggio, quasi niente e nessuno transita da e verso Gaza”, ha detto Marie-Noëlle Rodrigue e anche le cure di base non sono più disponibili: “Al di là dell’emergenza, non vengono più forniti servizi medici di base come le cure materno-infantili e la gestione delle malattie croniche, così come l’accesso all’acqua potabile o al cibo” dichiara Nicolas Palarus.