Le forze di sicurezza siriane si sono pesantemente schierate in un quartiere ribelle a Damasco, per evitare il ripetersi di una delle più grandi manifestazioni anti-governative nella capitale in 11 mesi di proteste, mentre le violenze sono continuate nel resto del paese.
Gli attivisti hanno detto che la polizia domenica ha costretto la famiglia di un giovane manifestante ucciso il giorno prima durante una manifestazione di seppellirlo prima del previsto per scongiurare ulteriori dimostrazioni.
Gli attivisti hanno detto che le forze di sicurezza e i miliziani pro-governativi noti come ‘shabbiha’ hanno circondato il funerale per assicurarsi una sepoltura rapida e senza tensioni, dopo che i funerali di ieri avevano raccolto migliaia di manifestanti.
I gruppi per i diritti hanno detto che le forze di sicurezza hanno continuato a bombardare le zone ribelli nella città assediata di Homs, che è ormai sotto attacco dal 4 febbraio. I comitati di coordinamento locali hanno detto che i recenti attacchi hanno ucciso sei persone a Homs e nove nella provincia di Idlib, che confina con la Turchia.
Inoltre domenica sempre a Idlib i media di stato siriani hanno detto che uomini armati hanno sparato contro un’auto con a bordo il procuratore di stato e un giudice. L’agenzia statale ha accusato “gruppi terroristici” per gli assassinii.
Nel frattempo, l’Egitto ha richiamato il suo ambasciatore, l’ultimo di una serie di mosse diplomatiche dei paesi arabi volte a esercitare maggiore pressione sul presidente siriano Bashar al-Assad, perché ponga fine alla sanguinosa repressione. La Lega Araba ha anche chiesto ad Assad di cedere i poteri al suo vice e di indire nuove elezioni presidenziali, invito ovviamente declinato dal diretto interessato.