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Sostituto ultraleggero e biodegradabile della plastica da proteine del latte e argilla

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 21.10.2010

Plastica spumosaUn nuovo materiale ricavato da una proteina del latte e dall’innocua argilla potrebbe sostituire la schiuma di plastica, un materiale usato per gli imballaggi, come isolante e in varie altre applicazioni.

Le preoccupazioni legate alla produzione di plastica dal petrolio vanno dalla non biodegradabilità dei materiali rilasciati nell’ambiente – e gli oceani ne sanno qualcosa – al problema della dipendenza energetica dai paesi esportatori, con tutti i problemi politico-economici che ne derivano.

Nel frattempo, una risposta a tutto ciò potrebbe venire dalla scienza. Molti di noi hanno certamente fatto già uso delle buste derivate dal mais nei supermercati italiani, un po’ più fragili delle belle vecchie buste di plastica, ma completamente innocue per l’ambiente.

Ora un nuovo materiale, leggerissimo e biodegradabile, promette nuove applicazioni. E’ una sorta di plastica spugnosa fatta da due improbabili ingredienti: una proteina del latte e ordinaria argilla. La nuova sostanza potrebbe essere utilizzata per realizzare cuscini, per isolare termicamente, per il packaging e per altri usi, come riportato nella rivista di ACS, Biomacromolecules, una rivista scientifica mensile.

David Schiraldi e colleghi ci spiegano che l’80% delle proteine nel latte di mucca sono costituite di caseina, che già trova applicazione nella produzione di adesivi e come rivestimento della carta. Ma la caseina non è molto resistente, e l’acqua può rimuoverla facilmente. Per migliorare questo aspetto e aumentare la resistenza della caseina all’acqua, gli scienziati hanno aggiunto una piccola quantità di argilla e e una molecola reattiva chiamata gliceraldeide, che collega le molecole di caseina tra loro.

Successivamente, hanno rimosso l’acqua dalla mescola e hanno prodotto una spuma, poi lasciata solidificare. Il materiale ottenuto è così leggero che gli scienziati l’hanno già soprannominato “fumo solido”. Per rendere l’incredibile materiale spumoso ancora più resistente, lo hanno messo in un forno e poi hanno fatto dei test di resistenza. La conclusione è stata incoraggiante: è sufficientemente forte per essere usato per scopi commerciali, è biodegradabile, con almeno un terzo del materiale che si degrada già dopo 30 giorni, contro le centinaia di anni della schiuma plastica ricavata dal petrolio.

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