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Science 2.0: insulto ergo sum

Scritto da Annalisa Arci il 13.10.2013

Leggevo che la settimana scorsa Popular Science (PopSci) ha deciso di blindare la sezione online dedicata ai commenti. Il direttore della rivista Suzanne LaBarre ritiene che “i commenti possono essere un male per la scienza. Molto spesso la colpa è di trolls e spambots”. Gli insulti fanno davvero male alla scienza?

Troll, fonte Wikipedia

Troll, fonte Wikipedia

Secondo il New York Times la decisione di PopSci non sarebbe una reazione alla “vivacità” dei lettori ma una scelta obbligata dalla mancanza di risorse umane ed economiche; a tutti è permesso esprimere la propria opinione; anche a chi, ad esempio, crede che l’evoluzionismo sia spazzatura. Saranno gli altri a zittirlo – senza contare il divertimento di molti lettori nel seguire gli scontri accesi. Scientific American ha assunto una posizione simile, mentre Noah Gray, senior editor di Nature, invece ha rimarcato che “la rimozione totale di questo canale per il feedback, piuttosto che l’esplorazione di nuovi modi per migliorarlo, semplicemente ignora il problema”. 

I lettori di PopSci sono stati letteralmente zittiti per l’incapacità della redazione? Non scherziamo. La questione è molto più sottile. Certo, alcuni di voi potranno anche credere che si possa ricorrere alla censura per spegnere il Far West dei post, soprattutto di fronte a commenti razzisti, sessisti e omofobi. Tuttavia, fino a che punto la buona educazione attiene alla scienza e non, invece, alla qualità della comunicazione tout court? Ma PopSci ha giustificato la sua presa di posizione appellandosi proprio alla scienza.

In un recente studio è stato ipotizzato che la percezione della pericolosità del progresso in uno dei rami della scienza possa diventare più “radicata” dopo aver letto commenti incivili. Ecco l’esperimento: 1.183 persone hanno letto un finto articolo scientifico sulle nanotecnologie, un argomento non troppo noto al pubblico e privo di bias ideologici. Il risultato? Lo spiega Dietram Scheufele, uno degli autori del lavoro. Chi aveva dei pregiudizi sulla tecnologia li ha rafforzati dopo aver letto commenti come “Idiota, è un rischio”. Viceversa, chi era aperto alle novità lo è diventato ancora di più dopo aver letto cose del tipo “Siete stupidi, è un vantaggio”. Secondo Suzanne LaBarre questi risultati confermerebbero che :“i commentatori formano l’opinione pubblica; l’opinione pubblica forma la politica pubblica; la politica pubblica decide come e se la scienza deve essere finanziata”. 

‘Censuro’ ergo sum? Credo che non siamo di fronte a un problema di comunicazione della scienza ma, in senso lato, di educazione e civiltà applicabile a qualunque ambito. Di conseguenza, la censura di PopSci non intralcia la scienza ma la comunicazione. Il divieto di commentare è certamente una mossa estrema: non solo la libertà di confrontarsi, ritrattare e litigare ha sempre guidato le scoperte scientifiche, ma il commento – proprio perché ricade nella categoria delle opinioni personali – qualora non sia accompagnato da argomentazioni efficaci è neutro sul piano scientifico. 

Un’offesa può urtare la mia sensibilità ma difficilmente può minare una verità scientifica. Tanto più che un test sulla percezione di una notizia, sull’indice emotivo di condivisione e di persuasione non può diventare un parametro per valutare il progresso della scienza. Resto convinta che nella valutazione dei risultati di una ricerca, come nel progresso scientifico, vadano nettamente distinti gli attori in gioco: da un lato abbiamo i lettori, dall’altro gli scienziati e i comunicatori. E a ciascun attore bisogna assegnare un peso differente nei commenti. È dunque opportuno che le riviste scientifiche affrontino il problema e si dotino delle risorse necessarie per offrire alla comunità dei non specialisti un “servizio” di moderazione dei commenti. Anche questo fa parte della divulgazione.

Ciò posto, la Science 2.0 ha dei doveri. Oggi, grazie alla rete e ai social network abbiamo un accesso veloce e diretto alla scienza; i centri di ricerca possono condividere facilmente i loro risultati e interagire con tutti i livelli della società. Di converso, anche su temi scientifici che richiederebbero un training adeguato e un livello di preparazione quanto meno universitario, tutti quanti possiamo esprimere un’opinione. Bisognerebbe anche censurare cum grano salis o non censurare affatto: argomenti come l’evoluzione, il caso Stamina, il clima, i vaccini e i farmaci necessitano di un dibattito pubblico sereno ed intelligente, soprattutto ora che, come testimonia lo speciale sulla Public Science 2.0 della scorsa settimana su Science, la piattaforma con cui comunichiamo è diventata completamente dipendente dai media.

‘Pubblico’ ergo sum? Le riviste scientifiche possono far valere con i mezzi che credono il loro diritto a non essere bersagliate dai post di perditempo e maleducati, ma hanno il dovere di fare i conti con le fake news e con tutto ciò che è cattiva informazione. E questo non è un problema della comunicazione soltanto, ma anche della scienza. Sempre Science ha dedicato un’interessante ricerca alla peer review. Abbiamo così avuto la conferma che fin troppe riviste scientifiche open access – che non chiedono un pagamento per la loro consultazione – promettono una peer review che si rivela inesistente. 

Occupate ad aggiudicarsi il contributo economico versato dagli autori per la pubblicazione, sono state smascherate da John Bohannon, un biologo che ha inviato un articolo civetta ad un campione di 304 testate open access. Il testo, che presentava carenze metodologiche e contenutistiche, è stato accettato da ben 157 riviste (e molte non hanno risposto rivelandosi piattaforme fantasma!). Le open access non sembrano così affidabili, ma non tutto è perduto. PLoS ONE, ammiraglia della Public Library of Science, ha sottoposto a peer review l’articolo civetta. L’esito? Una drastica bocciatura. Ma se negli altri 157 casi la ricerca fosse stata pubblicata, poi divulgata sui media come notizia, e a svelare la bufala fosse stato un lettore con un commento non proprio educato? 

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