Gaianews

Il diritto al riposo

Scritto da Maria Rosa Pantè il 10.11.2015

Mi chiedo spesso perché si debba lavorare, la risposta è: lavoro per me, per vivere; lavoro anche per far procedere la comunità tutta.

Non mi dico mai lavoro per arricchirmi e soprattutto non mi dico mai lavoro per arricchire qualcun altro. Nemmeno mi verrebbe in mente di dire lavoro perché il denaro che produco produca altro denaro e buoni e bot e prodotti (immateriali) che maturino soldi su soldi (tutti prodotti immateriali).

Invece è un dato di fatto che, mio malgrado, io lavori per accumulare, per arricchire gli altri, per alimentare il raccolto immateriale di prodotti finanziari.

In questo c’è qualcosa di sbagliato, di innaturale, di disumano, lasciatemelo dire.

Ultimamente credo che la posizione più vicina alla mia sia quella del Papa, modestamente. Lui parla in modo scandaloso di diritto al riposo. Incredibile usa la parola riposo. Ma il riposo è un costo per l’industria immateriale dei buoni, bot, borse e finanza tutta ecc. che se ci sarà una carestia nemmeno ci potremo mangiare…

Ebbene scandalo sia.

Non mi soffermo sull’attico di Bertone ecc. che pure è vergognoso, perchè non voglio distrarre nessuno dalla cosa più importante secondo me: il Papa (già lo fecero altri papi prima di lui) si occupa di lavoro e fa una critica serrata a questo sistema produttivo ed economico. Questo è il messaggio più importante, ma certo è meglio puntare gli occhi sugli scandali così di lavoro e dello sfruttamento cui siamo tutti sottoposti non si parla.

Allora io vi faccio due inviti uno generale e uno molto interessato.

Primo invito: chi può stia in guardia, non si faccia fagocitare dalla retorica del lavoro come unico modo per acquisire dignità nel mondo. Spesso il lavoro la toglie la dignità. Il lavoro è uno strumento, commisuriamolo alle nostre necessità. Il nemico oggi non è l’immigrato, ma chi ci usa, usa il nostro tempo, le nostre forze per accumulare denaro. Chi fa fallire le fabbriche, chi propone turni insostenibili, in fabbrica, nei negozi, nei call center ovunque. Chi non ci paga il giusto. Chi non ci manda in pensione per non toccare altri privilegi, questo tra l’altro è un atto politico grave.

Stiamo attenti dunque a non farci schiavizzare, a segnalare ogni abuso. So che i sindacati sono poco efficaci, andrebbero ripensati, ma tacere, mandar giù, sottomettersi a qualsiasi richiesta non ci aiuterà. Chi ci sfrutta ci chiederà sempre di più, ci annullerà. Bisogna rivendicare i propri diritti, parlarne con altri lavoratori, unirsi. Dire cosa accade, dirlo…

L’invito personale è invece questo. Proprio sul tema del lavoro, sul tema dello sfruttamento in tempo di crisi, io con un gruppo di giovani e con l’attrice Lucilla Giagnoni abbiamo pensato di fare un corto, usando le riflessioni e le parole di una donna del 1930 che ha lavorato in fabbrica, Simone Weil. Parole che nel film daranno aiuto e forza a donne lavoratrici di oggi. Il film si intitolerà “SImone Weil e il lavoro: una storia attuale”, per realizzarlo abbiamo bisogno di un minimo budget, nessuno ci vuole guadagnare, dato che dall’alto non arriva nessun aiuto economico (interesse molto) chiediamo, pur con un po’ di pudore perchè tante sono le richieste, di aiutarci sostenendo la nostra campagna di crowdfunding (= colletta online).

Se per esempio tutti gli amici di facebook donassero 5 euro saremmo già a buon punto. Magari anche gli amici di Gaianews ci aiuteranno. Ecco il link, grazie:
https://www.kickstarter.com/projects/313104316/simone-weil-e-il-lavoro-una-storia-attuale

© RIPRODUZIONE RISERVATA