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I cambiamenti climatici sono un problema militare?

Scritto da Ambrogio Ercoli il 26.10.2011
Soldati italiani. Crediti foto: Ministero della Difesa

Soldati italiani. Crediti foto: Ministero della Difesa

Il 17 ottobre scorso a Londra, in una conferenza internazionale ci si è chiesti si i cambiamenti climatici possono essere considerati una questione militare.

E la risposta è che in definitiva possono anche essere considerati sotto questo punto di vista, se non altro dai paesi a maggior impatto ambientale: Europa occidentale e nord America da un lato e paesi emergenti, Cina, India e Brasile, dall’altro. In mezzo i paesi sottosviluppati che con le loro masse di popolazioni affamate creano il nostro problema.

Alla conferenza sulle implicazioni militari e sanitarie dei cambiamenti climatici sono intervenuti specialisti del settore, medici ed esponenti militari del governo. Il documento che riassume la discussione è interessante, oltre che per i contenuti, per il fatto che è stato stilato non da gruppi ambientalisti, ma da esponenti del governo e dei servizi militari inglesi e statunitensi. È quindi un punto di vista più pragmatico, meno incline ai catastrofismi. Sicuramente il 21° secolo, o almeno la sua prima metà, sarà caratterizzato da forti mutamenti climatici e quindi di instabilità politica: i paesi più colpiti da disastri naturali saranno quelli più poveri, sud-est asiatico e Africa sub-sahariana. Si stima che il PIL africano diminuirà dell’ 1,5-3% nei prossimi decenni con conseguente migrazione di popolazioni verso aree più ricche: periferia delle grandi città o nord del mondo. Ciò comporterà instabilità sociale e rischi per la sicurezza nazionale dei paesi sottoposti ai flussi migratori.

I problemi del cambiamento climatico nascono e finiscono in occidente: i paesi occidentali sono la principale causa, escludendo volutamente i paesi emergenti che non partecipano ancora alle causa del riscaldamento, ma si stanno avviando “sulla buona strada”, e sono i destinatari di tutte le mancate soluzioni. I paesi sottosviluppati sono vittime passive delle politiche di altri stati, a volte di altri continenti.

Anche i più scettici hanno finalmente dichiarato che esiste il riscaldamento terrestre e che questo riscaldamento è dato dai gas-serra, principali prodotti di scarto delle lavorazioni industriali, in primis la produzione di energia che serve per far funzionare le industrie che producono beni per il mondo occidentale. Riscaldamento che porta con sé variazioni del clima, delle stagioni, delle precipitazioni, del livello dei mari, ma anche delle produzioni agricole e persino delle dimensioni degli animali e della loro distribuzione spaziale in latitudine e altitudine.

Ne consegue la variazione dei cicli agricoli e di caccia-pesca che colpiscono le popolazioni che si sostentano con tali sistemi al di fuori di metodi di allevamento e agricoltura industriali, ovvero le economie più arretrate, i paesi più poveri, i paesi del sud del mondo.

Non essendo più remunerativo il sistema primario (agricoltura e allevamento) al fine del fabbisogno basilare,  interi gruppi si sposteranno verso aree più redditizie con conseguente aumento della densità della popolazione, diminuzione delle risorse pro-capite e quindi aumento dei conflitti sociali e delle spese, da parte dei governi, di mantenimento dell’ordine pubblico, di infrastrutture per servire le periferie delle città che si andranno ad espandere (si stima che nel 2030 il 60% della popolazione sarà urbanizzato); aumento delle spese sanitarie da importazione di nuove malattie o di vecchie debellate, una su tutte la tubercolosi, o più semplicemente per la gestione di baraccopoli sovraffollate con scarsi o nulli servizi igenici.

Questo è il quadro emerso a Londra e che verrà presentato a fine novembre a Durban, in Sudafrica.

In definitiva i cambiamenti climatici sono un problema militare, ma solo nella misura in cui decidiamo di dedicarci ad essi prendendo in considerazione solo l’ultimo passo che tali cambiamenti comportano, senza curarci delle cause primarie la cui risoluzione comporta tempi più lunghi, maggiore lucidità e lungimiranza, ma che darebbero risultati più soddisfacenti e duraturi.

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