Il prossimo 12 novembre le maggiori istituzioni culturali italiane come musei, biblioteche, siti archeologici, luoghi di spettacolo sospendernno i servizi al pubblico per protestare contro gli effetti dirompenti che saranno causati dall prossima manovra finanziaria, già a partire dal prossimo anno, e per riaffermare il diritto alla cultura.
Gli effetti della prosssima manovra finanziaria saranno fortemente negativi sulla cultura italiana. Alcune norme della Legge 122/2010, in particolare, prospettano un preoccupante scenario nel quale si paralizza la politica di intervento pubblico nella cultura e la stessa sopravvivenza di enti e di organismi culturali.
L’iniziativa è promossa da Federculture (la Federazione delle aziende dei servizi pubblici locali per la cultura) e da ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), con il sostegno del FAI (Fondo Ambiente Italiano) e sta raccogliendo un’ampia adesione da parte di Amministrazioni locali di diverso orientamento politico, Aziende e Associazioni di settore, tutte ugualmente colpite dalla scure dell’ultima manovra varata dal governo (dl 78/2010 convertito in legge 122/2010).
“Le norme che dispongono un tetto di spesa per l’organizzazione delle mostre pari al 20% di quanto speso dall’amministrazione nel 2009, tagliando di fatto dell’80% le risorse (Art. 6, commi 7, 8, 9, 12 e 13), quelle che obbligano i comuni sotto i 30.000 abitanti allo scioglimento delle società dagli stessi costituite (Art. 14, comma 32) ed infine quelle che fissano limiti alla composizione dei consigli di amministrazione, ostacolando la partecipazione dei privati alla gestione delle aziende culturali (Art. 6 commi 5 e 6), avranno conseguenze disastrose sul sistema culturale italiano” questo l’allarme lanciato dai promotori della mobilitazione.

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La legge avrà effetti anche su quelle realtà che hanno vantato elementi di innovazione e modernizzazione negli ultimi anni nei servizi resi ai cittadini e al territorio e riconosciute anche a livello internazionale.
A questo si aggiunge che alcune Regioni hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale circa alcuni articoli della manovra, così come Federculture aveva già evidenziato nei mesi scorsi, in quanto alcune norme potrebbero ledere le prerogative di autonomia degli enti territoriali e delle società private che gestiscono i servizi pubblici culturali, così come garantite dalla Costituzione.
L’obiettivo della protesta è denunciare il pressoché totale disimpegno statale nel garantire la sopravvivenza del settore, già da anni falcidiato dal progressivo rarefarsi delle risorse e degli investimenti. Nel prossimo anno il budget del Mibac crollerà a 1,5 miliardi di euro, ormai circa lo 0,21% del bilancio statale, come dire che lo Stato spende 21 centesimi in cultura ogni 100 euro e, parametrato alla popolazione italiana equivale ad una spesa procapite di 25 euro. Cifre irrisorie per l’ampiezza e la complessità del nostro patrimonio e le esigenze di conservazione, valorizzazione e promozione cui bisognerebbe assolvere, che ci fanno sfigurare anche nel confronto internazionale: la Francia, ad esempio, ha una spesa statale procapite per la cultura di 46 euro, quasi il doppio della nostra.
Con investimenti di tale esiguità è impensabile non solo la sopravvivenza ma lo sviluppo del settore culturale che pure ha enormi potenzialità, tanto che potrebbe essere uno dei comparti sul quale puntare per uscire dalla crisi e restituire competitività al sistema economico nazionale.
Oltre ai tagli ciò che desta maggiore preocupazione è un combinato di articoli contenuti nella legge, la cui applicazione farà rinunciare alla possibilità di attuare politiche culturali, sia a livello nazionale che regionale e locale.
A Roma, Venezia, Milano, Torino, Bari passando per Grosseto, Matera e Foggia, solo per citarne alcune, amministrazioni pubbliche, associazioni e aziende si mobiliteranno, dunque, per sensibilizzare l’opinione pubblica, il mondo politico e il Governo innanzitutto rispetto alla necessità di modificare quegli articoli della manovra che altrimenti assesteranno un durissimo colpo alla cultura italiana, ma anche per riaffermare il valore del settore e l’esigenza di valorizzarlo adeguatamente.
La mobilitazione si articolerà in forme diverse e per gli Enti che non potranno procedere alla chiusura delle loro strutture sarà comunque possibile aderire all’iniziativa adottando modalità alternative di partecipazione e comunicazione della protesta.
Il potenziale anche economico della cultura è d’altronde ampiamente dimostrato dai dati che ci dicono, ad esempio, che in Italia ci sono oltre 900mila imprese operanti in attività legate al settore culturale e creativo e che, ancora nel 2009 in piena crisi, la spesa delle famiglie italiane per la cultura ha rappresentato il 7% della loro spesa complessiva. Si andrà, invece, come chiaramente segnalano gli organizzatori della mobilitazione, verso un’ulteriore perdita di offerta, servizi e occupazione. Se non si interviene per tempo nel Paese non ci sarà una politica culturale da parte dello Stato, né delle amministrazioni locali, né tantomeno dei privati.
Una politica superficiale e miope sta colpendo nel profondo il diritto dei cittadini alla cultura, l’accesso alla conoscenza e alla fruizione del nostro immenso patrimonio collettivo, che è alimento essenziale per il benessere e la crescita.
Per questo il 12 novembre si chiuderanno le porte, ma per accendere i riflettori sulla cultura italiana e sul suo futuro a rischio.
Anche il FAI parteciperà chiudendo i propri Beni in tutta Italia. “Il 12 novembre – spiega il Presidente FAI, Ilaria Borletti Buitoni – sarà una giornata significativa e importante per la cultura italiana: per la prima volta chiuderanno al pubblico musei e istituzioni culturali in tutto il Paese in segno di protesta contro i tagli alla Cultura previsti dalla manovra finanziaria. Il FAI aderisce chiudendo tutti i Beni per unirsi allo sconcerto e alla voce di tutti coloro che credono alla cultura come identità del nostro Paese, come consapevolezza e quindi coscienza civile e morale, come educazione per le generazioni future perché imparino a rispettare l’arte e la natura. Un Paese che non investe nella Cultura è destinato alla decadenza. Contro questo ci opponiamo con tutta la nostra forza e passione”
Di seguito lo spot della giornata: