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Libia, ancora bombardamenti da parte della NATO

Scritto da Chiara Pane il 24.05.2011

Proteste in LibiaTripoli, la situazione non si placa, i bombardamenti proseguono ma il Colonnello e i “fedelissimi” non si arrendono.

Un’altra sveglia a suon di bombe per gli abitanti di Tripoli, che da circa 3 mesi vivono in un Paese in guerra. Una guerra fratricida e che ha coinvolto da 2 mesi anche le forze alleate Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti unite nelle operazioni sotto la “bandiera” della NATO.

Sono stati proprio gli aerei da guerra della NATO che ieri hanno colpito nuovamente Tripoli ed in particolare compound delle Guardie Popolari, un distaccamento militare, con alcuni dei raid aerei fra i più pesanti dall’inizio delle operazioni.
Il portavoce delle operazioni ha assicurato che il compound era stato evacuato prima dell’attacco, sia dalle persone che del “materiale utile”. Ma i feriti non sono stati pochi e si reclamano anche alcuni morti. “Forse si tratta delle persone che abitavano nelle vicinanze”, come prosegue il portavoce. Certo è che una guerra senza morti e feriti sarebbe tanto auspicabile quanto irreale.

Mentre gli alleati impegnati nella guerra, procedono alla messa appunto di altre operazioni mirate, la diplomazia internazionale continua a muoversi sullo stesso terreno frastagliato.
Negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno inviato un loro rappresentante a Bengasi per chiedere al leader libico di lasciare immediatamente il potere; e per l’Unione Europea è presente, ormai da alcuni giorni, il rappresentante della politica estera dell’UE, Catherine Ashton, che ha inaugurato una rappresentanza dell’Unione nella cittadina in mano ai ribelli. La rappresentante dell’Unione ha definito la decisione di aprire un ufficio UE a Bengasi, un segnale del sostegno europeo al popolo libico: “Compito dell’ufficio europeo é di offrire un appoggio all’opposizione al colonnello Muammar Gheddafi e alla società civile. In particolare si tratta anche di sostenere la riforma della sicurezza e di offrire sostegno nei settori della sanità, istruzione, sicurezza delle frontiere”.

L’Unione Europea ha inoltre annunciato il varo di nuove sanzioni e il riconoscimento del Consiglio nazionale formato dagli insorti libici (già riconosciuto dal nostro governo italiano). Riuniti a Bruxelles, i ministri degli Esteri europei hanno esteso le sanzioni contro il regime del colonnello Gheddafi, inserendo nella lista “nera” anche una compagnia aerea libica e hanno riconosciuto ufficialmente il Consiglio nazionale di transizione come interlocutore politico.
Nel frattempo Francia e Gran Bretagna hanno annunciato l’invio in Libia di elicotteri da combattimento per condurre attacchi al suolo più precisi.

Importanti le dichiarazioni del presidente USA Barack Obama e del primo ministro inglese David Cameron che ai giornalisti del quotidiano Times hanno dichiarato: “Abbiamo compromesso la sua macchina da guerra e impedito una catastrofe umanitaria. E continueremo a far valere le risoluzioni dell’ONU con i nostri alleati finché non saranno completamente rispettate”.

Dagli islamisti arrivano però pensati attacchi verbali. Al Zawahri, successore di Bin Laden a capo del gruppo terroristico Al Qaeda, tramite un video registrato e postato sui siti jihadisti, accusa la NATO di voler “rubare le risorse della Libia”. “La NATO non è un’organizzazione di buona volontà, ma uno strumento delle potenze egemoni”, prosegue la registrazione.

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