Ad un anno dalla cattura e brutale uccisione di Muammar Gheddafi, la guerra in Libia non è finita. Nel weekend gli scontri nell’ex roccaforte dei sostenitori di Gheddafi, Bani Walid, si sono intensificati e domenica sera a Tripoli una folla di manifestanti ha cercato di assaltare il Parlamento per protestare contro le violenze di questi giorni.
Da ormai cinque giorni proseguono senza sosta i combattimenti nella città di Bani Walid, dove a detta del governo libico si nasconderebbero gli ultimi fedelissimi del Colonnello Gheddafi. Soltanto nella giornata di domenica sarebbero state uccise 22 persone e altre 200 sarebbero ferite (Fonte Ansa). Secondo l’edizione britannica online del The Guardian, l’affollamento dell’ospedale di Misurata sarebbe paragonabile all’anno scorso, quando i ribelli combattevano contro le milizie fedeli al Rais per espugnare il potere.
Mentre gli scontri non danno tregua ad una Libia già fortemente provata, le notizie e le smentite sulle uccisioni di alcune figure chiavi del regime di Gheddafi si mescolano fra loro. Sabato la notizia della morte dell’erede diretto del Colonnello, Khamis Gheddafi, ha fatto il giro del mondo, ma l’informazione non è stata confermata dal governo. Fra l’altro l’uccisione del settimo figlio del Colonnello, comandante della 32° Brigata Corazzata, una delle più feroci nel corso della guerra civile libica, responsabile di numerose stragi contro i civili anti-regime, era già stata annunciata altre 4 volte nel 2011. Ad essere smentita anche la voce sulla cattura dell’ex portavoce di Gheddafi, Mussa Ibrahim. Come riferisce la BBC, sabato l’ufficio del primo ministro aveva dichiarato che le forze governative avevano arrestato Ibrahim a sud di Tripoli, ma la notizia è stata poi smentita da Nasser al-Manaa, portavoce del primo ministro, che ha precisato l’assenza di prove certe riguardo la cattura. Ed infatti, lo stesso Ibrahim, avrebbe smentito le voci del suo arresto tramite una registrazione pubblicata sul web, in cui avrebbe, fra l’altro, affermato di non trovarsi nel Paese (Fonte France 24).
Neanche la capitale è aliena ai nuovi scontri che stanno interessando il Paese. Domenica sera circa 300 persone hanno manifestato davanti alla sede del Congresso nazionale libico, cercando di superare le forze di polizia che la proteggevano. Dalla folla sarebbero partiti alcuni spari diretti verso le forze di polizia e due uomini sarebbero stati colpiti. Il The Guardian riporta le parole di un membro della polizia presidenziale: “Hanno marciato fino alle porte e poi hanno messo le donne in prima linea, e queste hanno spinto attraverso la sicurezza. Due dei nostri ragazzi sono stati colpiti, uno al collo e alla gamba”. Fra gli slogan del corteo si leggeva: “ Moriremo prima che Bani Walid si arrenda” (Fonte The Guardian).
é trascorso un anno da quando il Consiglio Nazionale di Transizione libico ha proclamato la liberazione del paese, ma la questione Gheddafi sembra tutt’altro che risolta. I sostenitori dell’ex presidente libico sono ancora tanti, ma ciò che è peggio è la mancanza di un governo forte, che sia in grado di far uscire la Libia dalla situazione di stallo in cui è impantana.