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Proteste contro la morte di Osama Bin Laden in tutto il mondo islamico

Scritto da Chiara Pane il 11.05.2011

Proteste a favore di Osama Bin Laden dopo la mrteNegli ultimi giorni alle proteste in favore della democrazia in Siria, Tunisia, Algeria, si sono sovrapposte le manifestazioni islamiste contro gli USA in Pakistan, Indonesia, Egitto, Turchia e persino a Londra dopo l’azione che ha portato alla morte di Osama Bin Laden.

Il 6 maggio 2011 al Qaeda ha diffuso un comunicato su siti jihadisti, confermando la morte del suo leader-fondatore. Dopo la preghiera del venerdì, gli attivisti islamici sono allora scesi in piazza diretti alle ambasciate statunitensi, giurando vendetta contro gli Stati Uniti e accusando il presidente Obama di terrorismo.

In Indonesia, lo stato islamico più popoloso al mondo, alcune centinaia di uomini sono scesi in piazza nella cittadina di Solo sull’isola di Giava, giurando di vendicare l’uccisione di Bin Laden e promettendo attacchi contro gli Stati uniti in nome di un sedicente gruppo che si richiama ad al Qaida, al Kaida Solo. “Cento giovani di Solo sono pronti a morire per vendicare la morte di Osama”, ha seccamente dichiarato uno dei manifestanti.

Al Cairo, circa 300 estremisti islamici sono stati bloccati dai militari egiziani nei pressi dell’ambasciata degli Stati Uniti. I manifestanti portavano striscioni e cartelli con l’immagine del fondatore di al Qaeda gridando slogan rivolti al presidente statunitense, come: “Obama, il terrorista non è Osama”, “Obama, il sangue di Osama non è stato versato invano”.

A Istanbul, circa 200 persone si sono riunite in un luogo-simbolo della città (davanti alla Moschea Fatih, quella costruita per ordine di Maometto II il Conquistatore di Costantinopoli), mostrando foto del leader terrorista e cartelli con scritte: “Stati Uniti terroristi, Osama mujahid” –combattente- e urlando “Allah è grande”.

A Londra un corteo di 200 attivisti musulmani ha celebrato i “funerali” del leader terrorista dirigendosi verso l’ambasciata degli Stati Uniti. Sui cartelli si leggevano scritte come “L’Islam dominerà il mondo”, “Esiste solo la legge della Sharia”, “Osama martire per la libertà”.

Anche in Pakistan, lo stato in cui è stato ucciso il leader del terrore, le proteste non sono mancate. Qui la rabbia contro l’America era associata alle accuse contro il loro governo traditore. A Rawalpindi, un centinaio di persone ha preso parte alla manifestazione indetta dal partito radicale islamico pachistano Jamaat-e-Islami. Alla testa del corteo uno striscione che recitava: “Condanniamo l’ingerenza americana, questo attacco e l’atteggiamento servile della nostra leadership”. I manifestanti, che sventolano la bandiera azzurra, bianca e verde del partito sotto una pioggia battente, urlavano inoltre “Fuori l’America” e “Usa terroristi”.

Il governo Pakistano resta dunque sotto accusa. Da una parte le denunce degli islamisti che condannano il sostegno agli Stati Uniti e dall’altra le critiche di quanti dubitano che il governo non fosse a conoscenza del nascondiglio di Bin Laden.

Il 9 maggio, da Islamabad arriva il discorso del ministro degli Interni pakistano, Rehman Malik, che cerca di chiarire la situazione, considerando che, il fatto che il leader di al-Qaeda sia rimasto nascosto ad Abbottabad per cinque anni è stato un fallimento dell’intelligence pakistana. “È stato un fallimento dell’intelligence. Qualche volta succede, ma voglio rassicurare i nostri alleati che lui non era protetto da alcuna agenzia governativa”; “Anche gli attentati dell’11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle sono potuti accadere in seguito a un fallimento dell’intelligence”, ha dichiarato il ministro, ed ha poi aggiunto “Non solo l’11/9, posso citare altri incidenti nel mondo che sono il risultato del fallimento dei servizi. Ciò non significa che queste agenzie hanno protetto i terroristi’”.

Lo stesso lunedì da Washington, l’intervista del programma 60 Minutes della Cbs al presidente degli USA Barack Obama. Un invito al governo pakistano di scoprire chi abbia aiutato il leder del terrore a nascondersi sulla sua terra. “Sappiamo che c’era un qualche tipo di rete di sostegno a Bin Laden all’interno del Pakistan, ma non sappiamo da chi o che cosa questa rete di sostegno fosse composta”, ha detto Obama. “Non sappiamo se ci sia stato qualcuno dentro o fuori il governo e questo dovrà essere oggetto di inchiesta e, cosa più importante, sarà il governo pachistano a dover indagare”, ha aggiunto.

Dal web il fantasma di Osama Bin Laden torna intanto a minacciare l’America con un messaggio audio registrato prima della sua morte: “Non ci sarà sicurezza negli Stati Uniti senza che sarà garantita sicurezza in Palestina”, è la minaccia del leader terrorista, che nel video prosegue dicendo: “i nostri attacchi contro di voi proseguiranno finché proseguirà il vostro sostegno a Israele”. “È ingiusto che voi viviate in pace mentre i nostri fratelli a Gaza vivono nell’angoscia”.

Nel frattempo  gli analisti USA continuano a setacciare il materiale sequestrato nella residenza pakistana di Bin Laden. Il numero di documenti è così elevato da essere paragonato ad una piccola biblioteca. Si tratta della maggiore quantità di materiale sequestrato ad un singolo terrorista. Una miniera d’oro per la Cia, che ci auguriamo sia utile per impedire futuri stragi terroristiche.

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