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Siria, in fiamme l’antico suq di Aleppo, patrimonio dell’Unesco

Siria, in fiamme l’antico suq di Aleppo, dichiarato nel 1986 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Circa 500 botteghe sono state distrutte dal fuoco e numerosissime persone sono morte nell’attacco

Scritto da Chiara Pane il 02.10.2012

Siria, fra le fiamme l’antico suq di Aleppo, dichiarato nel 1986 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Circa 500 botteghe sono state distrutte dal fuoco e numerosissime persone sono morte nell’attacco. Nel frattempo da New York il ministro degli Esteri siriano, Walid Muallem, accusa le potenze occidentali di “appoggiare il terrorismo” in Siria e di perseguire “nuove politiche coloniali”.

Il suq di Aleppo, si estende per circa 13 km ed è il più grande del mondo. Era uno degli snodi più importanti della via della seta, che collegava il Mediterraneo alla Cina ed il centro di controllo delle vie carovaniere tra Mesopotamia, Mezzaluna Fertile ed Egitto. All’interno, fra le svariate vie, si trovava di tutto, dalle spezie al pane, dall’abbigliamento all’artigianato, dalla carne al tipico sapone di Aleppo.

Da sabato scorso, gli scontri fra ribelli, riparatisi all’interno del suq e le forze dell’esercito, hanno provocato diversi incendi che velocemente si sono dipanati in tutto il suq. Video amatoriali postati su You Tube hanno testimoniato l’accaduto, le fiamme avvolgevano tutto e una enorme nuvola di fumo si levava sulla città. A lanciare l’allarme proprio l’UNESCO, che 26 anni fa lo aveva dichiarato patrimonio dell’umanità. La direttrice generale dell’organizzazione internazionale, Irina Bokova, ha chiesto alle forze in campo “di fare tutto il possibile per preservare alla storia umana questi monumenti, che hanno contribuito così tanto alla crescita e alla prosperità siriana e che saranno senza dubbio vitali per la ricostruzione del Paese”.

Dalla sede dell’ONU, intanto si levano le efferate accuse di Walid Muallem, ministro degli Esteri siriano, che a gran voce ha criticato Stati Uniti, Francia, Libia, Arabia Saudita, Qatar e Turchia che “chiudono gli occhi di fronte ai gruppi terroristici che attraversano le frontiere” per recarsi in Siria e fomentare la guerra civile. Per di più il ministro siriano ha biasimato questi stati, che forniscono armi ed un supporto logistico ai gruppi terroristici. Muallem si è inoltre scagliato contro le forze occidentali, che a suo dire, vogliono intromettersi negli affari siriani per “rafforzare l’egemonia occidentale sui paesi del Mediterraneo, e servire gli interessi espansionistici di Israele”. Il ministro ha infine parlato di “caos creativo” ed ha accusato le forze straniere di aver creato una “crisi di profughi”, spingendo la popolazione siriana che vive nei confini a lasciare il Paese, per essere accolti in “campi di addestramento militare, simili a centri di detenzione”. Immediata la replica di Vincent Cochetel, il rappresentate USA per l’ UNHCR – l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – che ha chiarito che tutti i fondi erogati dall’UNHCR vengono spesi per far fronte all’emergenza umanitaria, precisando che il numero dei profughi nella regione si aggira attorno a 300.000. (Fonte Wall Stree Journal).

Pungenti, ma poco effettive, le parole del segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, che ancora una volta, ha condannato il regime siriano per le uccisioni e gli abusi nei confronti della popolazione civile, denunciando soprattutto gli attacchi aerei e l’utilizzo dell’artiglieria pesante.

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