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Siria, quasi un milione le persone fuggite dalla guerra civile

L’organizzazione Oxfam Siria segnala che ogni giorno circa 5.000 persone abbandonano il paese

Scritto da Chiara Pane il 03.03.2013

Siria, la crisi prosegue, le vittime aumentano e sempre più persone decidono di scappare cercando rifugio nei paesi vicini. Intanto i rappresentanti della Colazione Nazionale Siriana chiedono alle potenze occidentali un supporto maggiore,soprattutto per quanto riguarda la fornitura di armi.

L’ultimo massacro, denunciato dagli attivisti della Coalizione Nazionale Siriana, sarebbe stato compiuto nel villaggio di Malkiye, abitato in prevalenza da musulmani sunniti. Le forze di opposizione hanno accusato le truppe lealiste di aver giustiziato in maniera sommaria circa 70 persone, fra cui molti bambini. Non è la prima volta che delle anime innocenti di soli 3 o 4 anni vengano brutalmente uccise. La loro colpa? Essere nati in Siria in quelli che passeranno ai posteri come gli anni più bui della storia nazionale.

Secondo la ricostruzione degli attivisti, i militari siriani, dopo aver fucilato le vittime, avrebbero ammassato e bruciato i corpi, rendendo difficile persino la loro indentazione. Il centro di documentazione delle violazioni in Siria è riuscito ad identificare solo 42 persone, quindi una trentina rimane ancora senza nome.

Prosegue inoltre la fuga dalla Siria: l’organizzazione Oxfam Siria segnala che ogni giorno circa 5.000 persone abbandonano il paese. Riccardo Sansone, responsabile del coordinamento umanitario di Oxfam Italia dichiara: “L’emergenza si fa ogni giorno più preoccupante, non lasciando alle agenzie la possibilità di fornire l’aiuto di cui si ha disperatamente bisogno”. Dall’inizio del conflitto, 2 anni fa, hanno lasciato il paese 925.000 persone e le previsioni dell’ONU non sono incoraggianti: è stato calcolato che mantenendo i ritmi odierni entro giugno i profughi potrebbero arrivare a superare il milione. Un prospetto drammatico. Le agenzie umanitarie temono di non riuscire a fronteggiare questa emergenza.

Oxfam riferisce che il campo profughi di Zaatari, allestito in territorio giordano, conta ufficialmente 120.000 persone e rischia di collassare a causa dei continui arrivi. Il governo della Giordania sta lavorando all’apertura di 2 nuovi campi, ma ha urgente bisogno di aiuti per garantire sicurezza ai rifugiati. Anche in Egitto il numero dei rifugiati è aumentato e si calcola che dall’inizio dell’anno sia più che raddoppiato.

La crisi della Siria, che non desta più grande attenzione da parte dei media, continua invece ad essere al centro dei dibattiti internazionali. A Roma, i ministri degli esteri dei Paesi Amici della Siria si sono incontrati a Villa Madama, per discutere dell’emergenza ed esprimere la ferma volontà di voler cambiare gli equilibri esistenti. Fra i presenti, il nostro ministro Giulio Terzi, che ha dichiarato: “Il regime siriano sta compiendo veri e propri crimini contro l’umanità che non possono rimanere impuniti”. Parole decise sono state espresse anche dal segretario di Stato americano John Kerry: “Il tempo per Assad è scaduto, ora deve lasciare il Paese”, ha commentato, invitando i colleghi ad incrementare gli sforzi per sostenere i ribelli, “affinché possano esercitare la legittima autodifesa”. Kerry ha inoltre annunciato lo stanziamento di 60 milioni di dollari a favore della Coalizione Nazionale Siriana. Kerry ha fatto riferimento ad “un’ assistenza diretta non letale”, specificando che si tratterà di cibo e forniture mediche, non menzionando invece forniture militari.

Durante la riunione, durata diverse ore, il capo della Coalizione Nazionale Siriana, Moaz Al-Khatib, ha negato che l’opposizione siriana sia ispirata da principi fondamentalisti, parlando invece di rivoluzione che nasce su un basamento di libertà ed invitando la comunità nazionale a non soffermarsi sull’aspetto dei ribelli, quanto sulle atrocità commesse dal regime di Assad. Khatib avrebbe inoltre emesso l’audace richiesta di “offrire al popolo siriano ogni mezzo per difendersi”, parlando espressamente di armi.

Il persistente rifiuto da parte della Casa Bianca rispetto alla fornitura di armi ha spinto una grande parte della Colazione Nazionale Siriana a boicottare il summit di Roma. L’Occidente è accusato di non aver fornito un supporto valido ai ribelli. Il Wall Street Journal riporta anche le parole di Mohammad Sarmini, un portavoce della Coalizione, che ha affermato: “Non è cambiato nulla, la posizione statunitense di non armamento è chiara”, aggiungendo: “tutto ciò è diventato imbarazzante e degradante. L’escalation di violenze del regime ha reso le nostre suppliche sciocche”. Sarmini ha puntualizzato: “Siamo stati abituati a mendicare missili terra-aria”, utilizzati per distruggere altri missili o aerei da combattimento, “Cosa dovremmo chiedere per i missili Scud?”.

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