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Siria, vietati uso e importazione di iPhone

Scritto da Chiara Pane il 06.12.2011

Siria, bilancio morti ONU supera 4000Siria, la repressione del governo Bashar Al-Asad non si arresta. Da oggi proibito l’uso degli iPhone. Chiunque ne sarà trovato in possesso verrà considerato alla stregua di una spia.

La notizia arriva dal sito internet libanese El Nashara. Le autorità di Damasco avrebbero non solo vietato l’importazione di tutti i dispositivi iPhone, ma anche il suo utilizzo. L’uso dei telefonini di ultima generazione è proibito a chiunque si trovi sul territorio siriano.

La decisione del sanguinario regime siriano giunge 9 mesi dopo l’inizio della rivoluzione e mira ad impedire la divulgazione di filmati e notizie sul web. Difatti, come è ben noto, un telefono iPhone è un dispositivo in grado di effettuare riprese e scattare fotografie e che fra le altre applicazioni ne posside alcune per la condivisione delle informazioni sui social network. In termini pratici chi possiede un iPhone può connettersi ad internet e pubblicare i video realizzati su youtube, twitter o facebook.

Assieme al divieto dell’uso dei “super telefonini” giunge anche la notizia dell’arresto di, Razan Ghazzawi, nota blogger siriana, che dal 2009 cura il blog Razaniayat. Negli ultimi mesi su questa piattaforma telematica sarebbero stati postati numerosi articoli di denuncia proprio contro la dura repressione nei confronti di blogger e giornalisti. Come riferisce il Centro siriano d’informazione per la libertà di espressione, Ghazzawi sarebbe stata fermata alla forntiera con la Giordania. Probabilmente la donna voleva raggiungere Amman dove è in programma un convegno internazionale sul diritto all’infomrazione.

Queste due notizie contribuiscono a sgreditare il presunto si del governo Al-Asad all’ultimatum rivolto dalla Lega Araba, che prevede l’invio di osservatori stranieri in Siria. I dubbi circa il rispetto dei nuovi dettami imposti dalla Lega si uniscono, inoltre, alla serie di condizioni che il governo siriano avrebbe posto alla firma del protocollo: prime fra tutte, l’annullamento delle sanzioni economico-commerciali decise dalla Lega Araba dieci giorni fa. Per di più il ministro degli Esteri siriano Walid al Muallim, avrebbe chiesto che l’accordo per gli osservatori non venisse firmato presso la sede dell’organizzazione araba, ma a Damasco.

Il risultato è che la dura oppressione del regime siriano, che secondo i nuovi dati Onu avrebbe già provocato oltre 4.000 morti, prosegue e l’informazione su quanto realmente accade diventa sempre più difficile.

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